video suggerito
video suggerito

“Bimbi con 40 di febbre e svenimenti per il caldo”: la denuncia di un’educatrice di un asilo di Milano

“Strutture non idonee e persone che stanno male”: un’educatrice di un asilo di Milano ha raccontato a Fanpage.it i disagi del caldo estremo e annuncia lo sciopero previsto per il 31 luglio.
Immagine di repertorio
Immagine di repertorio

"Ho visto colleghe stare male e bambini con 40 di febbre e dissenteria". A parlare a Fanpage.it è Sara (nome di fantasia) un'educatrice di un asilo di Milano che il prossimo 31 luglio parteciperà allo sciopero proclamato dall'Organizzazione Sindacale UIL FP per protestare contro il caldo, "un problema che si ripresenta puntualmente da anni" e che, nonostante sia ormai del tutto prevedibile, "continua a essere affrontato come se fosse ogni volta un'emergenza". Il risultato? "Le strutture non sono adeguate e le persone stanno male".

La nostra redazione raccoglie segnalazioni e testimonianze di educatrici, operatori e famiglie che ogni estate si trovano a fare i conti con il caldo estremo negli asili e nelle strutture dedicate ai bambini. Ambienti troppo caldi, impianti di raffreddamento insufficienti, malori tra il personale e difficoltà per i più piccoli a trascorrere le giornate in condizioni adeguate. Se anche tu hai vissuto o stai vivendo una situazione simile, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.

La testimonianza di Sara

"È da anni che esiste il problema del caldo. Si parla di emergenza, ma non è più un'emergenza, non è una cosa nuova", ha esordito a Fanpage.it l'educatrice che ha deciso di aderire alla mobilitazione. Il punto, ha spiegato, è che "le strutture non sono idonee": solo una parte degli asili è dotata di impianti di climatizzazione, mentre negli altri vengono distribuiti climatizzatori portatili che spesso si rivelano una soluzione insufficiente, quando non del tutto inutile.

In molti edifici, infatti, gli impianti elettrici non consentirebbero di tenere accesi contemporaneamente più apparecchi. Il risultato è che, in plessi con numerose sezioni, soltanto una o due stanze possono beneficiare di un minimo di refrigerio, mentre tutte le altre restano soffocate dal caldo. A questo si aggiungono problemi di sicurezza. I cosiddetti "pinguini", ha spiegato l'educatrice, vengono spesso utilizzati con il tubo di scarico fatto passare da finestre lasciate socchiuse, perché gli infissi non sono predisposti per l'installazione. "Una soluzione di fortuna che lascia cavi e tubi a portata di bambini molto piccoli, oltre a ridurre drasticamente l'efficacia degli apparecchi", ha rincarato.

Il risultato è un ambiente sempre più difficile da vivere. "Il caldo è diventato insostenibile sia per noi che per i bimbi", ha continuato a raccontare Sara. "Lavoriamo male noi e loro stanno male". E le conseguenze non riguardano soltanto il disagio. L'educatrice ha riferito di aver avuto giramenti di testa e un senso di spossatezza tale da rendere difficile persino rimanere in piedi. "Altre colleghe hanno accusato malori simili, rischiando di svenire", ha aggiunto. "Alcuni bambini hanno manifestato febbre molto alta, fino a 40 gradi, oltre a episodi di dissenteria", sintomi che possono essere aggravati dalle temperature elevate e dagli ambienti poco ventilati. Tuttavia, secondo l'educatrice, il problema verrebbe spesso sottovalutato anche perché chi lavora negli asili tenderebbe a stringere i denti: "Tante persone sono state male, ma per paura non sono andate nemmeno al Pronto Soccorso per evitare ore di attesa". La protesta, ha sottolineato Sara, non nasce da una rivendicazione corporativa: "Capiamo la necessità delle famiglie di avere un posto dove lasciare i figli perché devono lavorare", ha spiegato l'educatrice. "Però lasciarli in una condizione in cui non si sta bene non è ottimale neanche per loro".

Se oggi, infatti, nessuno accetterebbe un grande ufficio senza aria condizionata o una scuola lasciata senza riscaldamento durante l'inverno, allo stesso modo non può essere considerato normale che bambini di pochi anni e personale educativo trascorrano settimane in ambienti dove le temperature diventano insopportabili. "Come i genitori hanno il diritto di lavorare in un posto con l'aria condizionata, tanto più dovrebbero averlo i figli", ha affermato l'educatrice. "Non chiediamo privilegi: chiediamo strutture adeguate, messe a norma, che garantiscano condizioni di benessere".

Nel mirino anche la risposta del Comune: "Ci dicono che stanno facendo il monitoraggio, che stanno guardando la situazione. Ma non puoi arrivare a luglio a dirlo: queste cose vanno fatte prima", ha sottolineato Sara. Ed è proprio qui che si concentra la critica più forte dell'educatrice. Le ondate di calore non sono eventi eccezionali. Da anni si registrano estati sempre più lunghe e temperature sempre più elevate. "Continuare ad affrontare il problema come se fosse ogni volta una sorpresa significa rincorrere un'emergenza che, in realtà, ha smesso da tempo di essere tale", ha concluso Sara a Fanpage.it. "Intanto, però, se stai male devi continuare a gestire i bimbi e il tuo malessere, sperando che qualcuno si accorga che non ce la fai più".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views