Omicidio Gianluca Ibarra, il trapper indagato per la rissa: “Ero su quei binari ma non ho partecipato all’uccisione”

Su TikTok è seguito da oltre 10mila follower il trapper che risulta tra gli indagati per la rissa scoppiata poco prima dell'omicidio del 22enne Gianluca Ibarra Silvera avvenuto, con 30 coltellate, nella stazione di Milano Certosa la notte tra il 26 e il 27 maggio. Si chiama Oma Jair Rey Cordova, 20 anni. Sui social è noto come Reyomar o come Yo-Rey, su Instagram, o ancora come Reystreetbandana.
Cordova, pur non essendo l'esecutore materiale dell'accoltellamento – il cui responsabile sarebbe invece il 19enne Jefferson Smit Echevarria Verano, già arrestato dalla polizia – risulta tuttavia coinvolto nell'aggressione insieme a una decina di altri ragazzi che, per motivi ancora da accertare, si sono scagliati contro Ibarra. Come lui, risulterebbero esserci altri cinque indagati e nove invece sono ancora in fase d’identificazione.
Quella notte, in stazione Certosa, sarebbero stati oltre una decina i ragazzi coinvolti nell'aggressione al 22enne, tutti fuggiti poi a bordo di un treno diretto a Treviglio (Bergamo) per poi scendere a Villapizzone (Milano) e sparire nel nulla. Ma la polizia, grazie alla ricostruzione avviata a partire dalle immagini di videosorveglianza, è riuscita a individuarli quasi tutti.
"Non è possibile come io venga coinvolto in questa storia, perché collegano un trapper di 20 anni dai video a un crimine a cui non ho partecipato. Le telecamere mi hanno ripreso su uno di quei binari ma io non ho partecipato a nessuna c**zo di uccisione. Mi hanno tenuto ieri 13 ore in una stanzina, dalle 7 alle 23, senza bere e senza mangiare perché sono sotto indagine per una cosa che non ho fatto. Diffamate, ma mi hanno rilasciato ieri", ha scritto sui propri canali social Cordova una volta tornato a casa dopo essere stato fermato dalla polizia. E poi il trapper si sfoga ancora: "I miei video e la mia musica non devono essere coinvolti in un omicidio di cui non faccio parte".
Intanto proseguono le indagini della Squadra Mobile di Milano, coordinata dal dirigente Alfonso Iadevaia, dal pubblico ministero Elio Ramondini e dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini.
Ancora da chiarire il movente dell'aggressione. Gli inquirenti ipotizzano al momento due piste: quella del "rito di iniziazione", cioè di commettere un atto violento per poter aderire alla banda. E quella della vendetta, scaturita a seguito di un diverbio avuto, mezz'ora prima dell'omicidio, tra la banda e Ibarra che si trovava in compagnia del fratello.