"Perché si parla di violenza maschile?" Se lo chiede la senatrice M5s Alessandra Maiorino, membro della Commissione di inchiesta sul femminicidio, durante una conferenza stampa a Palazzo Madama, dal titolo ‘La prevenzione della violenza sulle donne attraverso l'intervento sugli uomini autori di atti di violenza domestica', organizzata insieme alla senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti. Le parlamentari hanno presentato un disegno di legge per istituire dei "centri di recupero" per uomini violenti e maltrattanti (Ddl Conzatti n. 1868 e ddl Maiorino n. 1770).

"La violenza contro le donne ha una chiara origine di matrice culturale. Anche gli uomini hanno le loro debolezze, e devono poter parlare dei loro disagi – dice la senatrice Maiorino – I centri di ascolto per uomini maltrattanti (Cam) servono proprio a questo. Questi centri hanno un ruolo assolutamente essenziale, non capisco come mai non siano compresi nella rete anti violenza. Sono comparsi in Italia nel 2009, prima della Convenzione di Istanbul. Dobbiamo comprendere il maltrattante, solo così si chiude il centro della violenza".

Fino a 30 anni fa uccidere la propria moglie, perché creduta infedele, dava accesso a una sorta di sconto di pena. Oggi grazie al Codice rosso la situazione è stata ribaltata: uccidere o fare violenza alla persona con cui si ha una relazione determina un'aggravante della pena. "Nel sentire comune però questo capovolgimento non è ancora così radicato", dice la senatrice Maiorino. Cosa si può fare dunque?

Fondo per il microcredito per donne vittime di violenza

"Parte dell'emancipazione delle donne dipende anche dalla libertà economica. Per questo la ministra per le Pari Opportunità Bonetti sta lavorando anche su un fondo per il microcredito per le donne e sulla campagna ‘Libera Puoi': "La violenza economica – ha detto al ministra – è del tutto equiparabile alla violenza fisica e psicologica. Le donne non hanno autonomia finanziaria, è un problema che le priva poi di una libertà di scelta. Quando questo fa il paio con la violenza domestica è un elemento ostativo alla denuncia. Una donna fa fatica a denunciare se non può disporre di risorse proprie. Deve poter ricominciare un percorso di vita. È un tema insidioso perché una donna che ha vissuto una violenza fisica, psicologica, sessuale ed economica pensa di non valere abbastanza".

"Per questo nasce il progetto di microcredito di libertà. È un fondo di garanzia di 3 milioni di euro. Una garanzia al 100%, un atto di fiducia senza alcun debito verso lo Stato – ha spiegato – E accanto a questo c'è un reddito libertà, grazie ad un emendamento della deputata Annibali, per un fondo ulteriore per sostenere la donna nella prima fase di uscita dalla violenza. Stiamo costruendo anche – ha concluso la ministra – i primi 3 milioni anche in ‘Next generation' dove ho voluto inserire un progetto per le donne in uscita dalla violenza. Tutte le risorse che sono state stanziate sono risorse in più".

Con il lockdown aumentati reati legati a violenza di genere

L'allarme è stato lanciato dal procuratore presso il Tribunale di Genova Franco Cozzi: "Quest'anno mentre c'è stata la riduzione di libertà di movimento, c'è stato un costante mantenimento del numero di denunce per i reati legati alla violenza di genere. A Genova per esempio, a fronte di una riduzione di tutte le altre notizie di reato del 10-12%, non c'è stato alcun calo dei delitti di maltrattamenti. Tenuto anche conto delle difficoltà che le vittime hanno avuto per denunciare in questo periodo di chiusure: mentre aumentava il quadro delle violenze favorito dalla coabitazione forzata, diminuiva la possibilità di ricorrere agli organi istituzionale. Ma se nel 2019 nella nostra procura ci sono stati 420 procedimenti per maltrattamenti, quest'anno solo fino a settembre erano già 315, nonostante il calo di reati per tutte le altre tipologie di materie".

"La Convezione di Istanbul – continua Cozzi – non è stata applicata nell'articolo 16, quando invita gli Stati aderenti a produrre linee guida per i  Centri per uomini maltrattanti. L'attuazione è avvenuta solo per iniziative spontanee sul territorio. Il testo indica chiaramente il motivo per cui era necessario procedere in questo senso, perché questi centri servono a prevenire il rischio di recidiva. Si deve intervenire sul soggetto, è l'unico modo per disinnescare questa bomba a orologeria. Lo verifichiamo puntualmente in molti casi. Occorre quindi adottare delle linee uniformi su tutto il territorio nazionale. Devono essere accreditati i centri, per muoversi a un livello alto, che rispondano a linee guida codificate".

Cosa sono i Cam

In Italia di Cam ce ne sono alcune decine, e offrono un supporto psicologico a quegli uomini che autonomamente, i spinti dalle loro compagne, si rendono conto di non riuscire a gestire le proprie emozioni o reazioni, e temono di diventare violenti o hanno già avuto comportamenti violenze. "Noi abbiamo un'esperienza di 10 anni – spiega Arturo De Sica, psicoterapeuta, direttore del Centro White e vicepresidente di Relive – il primo Cam è stato quello di Firenze, è una rete consolidata, che permetterà a una legge di rimanere una semplice legge. La violenza non è un destino maschile, la violenza è una scelta. Il cuore dei nostri programmi è accogliere senza giudizio, ma anche senza complicità. Differenza di genere, identità maschile che non sa trovare altro modo che non sia quello patriarcale antico e fragilità individuale" sono le radici, ha spiegato lo psicoterapeuta, che portano alla violenza, e per intervenire su questi uomini "serve una formazione specifica".

Il ddl Maiorino è stato presentato a marzo 2020, e prevede appunto "l'istituzione dei centri d'ascolto per uomini maltrattanti e disposizioni concernenti la procedura di ammonimento da parte del questore".

Si legge nel testo: "Una novità rilevante, prevista agli articoli 2 e 3 del presente disegno di legge, è costituita dall'inserimento dei Cam all'interno del percorso indicato dal questore all'atto della procedura di ammonimento: ciò permette da una parte di indirizzare il soggetto autore della violenza domestica o di genere verso una completa rivalutazione comportamentale e, dall'altra, di abbattere i rischi di recidiva. Inoltre il presente intervento legislativo, in via generale, dispone l'applicabilità di un'aggravante nei casi in cui i delitti di percosse e lesioni di lieve entità siano posti in essere da soggetti già ammoniti; al contempo si modifica il regime di procedibilità -rendendola d'ufficio – nei casi in cui tali delitti siano commessi da soggetti già ammoniti".

"La battaglia che stiamo portando avanti è prima di tutto culturale – ha detto il ministro della Giustizia Bonafede – dobbiamo fare di tutto nei nostri settori di competenza per cercare di combattere contro la violenza sulle donne, ma il vero passo avanti lo faremo quando nella complessità le istituzioni riusciranno a trasmettere un messaggio culturale nuovo e in questo Parlamento e governo stanno dando un bel segnale. È fondamentale dare l'idea di aver voluto fare un passaggio nella protezione delle vittime in termini non più solo sanzionatori o repressivi, ma preventivi: è l'elemento di novità importante che stiamo portando avanti".

"I fondi destinati per il finanziamento di percorsi di trattamento psicologico previsti dal Codice rosso sono un aspetto fondamentale: lo Stato non deve investire soltanto modificando le norme, ma deve arrivare il necessario sostegno economico per implementare concretamente le misure. Particolare attenzione – ha proseguito il Guardasigilli – merita anche l'altra proposta di legge Maiorino che permette di anticipare il percorso trattamentale all'ammonimento del questore, anche in assenza di denuncia penale: questo punto potrebbe segnare una svolta".