È stato un voto plebiscitario quello che due giorni fa alla Camera ha approvato definitivamente la riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari. I voti favorevoli sono stati 553, gli astenuti 2 e solo 14 i contrari. La legge approvata sembra aver messo d'accordo anche gli italiani. L'80% secondo un sondaggio Demopolis sarebbe favorevole al taglio delle "poltrone" di Camera e Senato. Il provvedimento era uno storico cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle che lo ha celebrato come un fatto storico.

Il parere dei giuristi

Secondo quale criterio abbiamo deciso di tagliare i parlamentari? Si domanda Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale. "Perché 1/3 e non la metà o 1/5?" si chiede ancora il giurista, che sembra trovare le ragioni della riforma nell'operazione demagogica che l'ha accompagnata: "Le motivazioni erano solo quelle di dare un segno al Parlamento: tu conti di meno, il numero non era rilevante". Ma secondo il professore le conseguenze del taglio saranno opposte a quelle che molti si immaginano. "Il risultato di un Parlamento con un minor numero di parlamentari sarà rafforzare i partiti: essendoci meno parlamentari, giocherà un minor ruolo il notabilato locale e quindi le segreterie dei partiti faranno il bello e il cattivo tempo. Il sistema diventa più oligarchico: più decisioni dall’alto e meno decisioni prese dal popolo". Un potere esercitato da pochi dunque, un rafforzamento delle élite? Sembra alludere a questo anche Luciano Violante, ex magistrato, che non si dimostra contrario al taglio a prescindere, ma parla del rischio di lasciare campo libero alle lobby per il modo in cui è stata gestita la riforma. "Se la riduzione cade dal cielo, senza adeguare il resto del sistema, si vengono a creare problemi delicati" – denuncia Violante – "Per effetto della riduzione dei seggi, ogni senatore rappresenterà 300mila elettori, tolte le grandi città, avremo collegi enormi, col risultato che gli eletti diventeranno irraggiungibili. È questo contesto che potrebbe favorire influenze lobbistiche esterne alle istituzioni.

La posizione dei politici

Anche +Europa, che in parlamento ha rappresentato uno dei pochi poli contrari alla riforma, si oppone attraverso un appello firmato da "60 giuristi" presentato dal segretario Benedetto Della Vedova: "Noi non abbiamo votato la fiducia al governo anche perché alla base dell’accordo Pd-M5S c’era questo scempio della Costituzione". Della Vedova ha parlato della volontà di umiliare il Parlamento dei 5 Stelle, avallata dal Pd e da Italia Viva di Renzi. Emma Bonino, leader del partito, ha sostenuto che pur non essendo contraria al taglio dei parlamentari è invece contraria a questa riforma perché "La riduzione di deputati e senatori dovrebbe tenere conto dei criteri di rappresentatività politica dei principi funzionali dell’attività delle camere" – invece, continua la Bonino – "Qui si parte del taglio degli eletti, senza badare alle conseguenze…ad esempio, il Senato, in base all’attuale legge elettorale, potrebbe facilmente diventare una camera “monocolore” e avere troppi pochi eletti per far funzionare l’attività delle commissioni".

L'ex deputato 5 Stelle Gregorio De Falco alza ancora di più il tiro e parla di rischio fascismo con un post su Facebook. C'è stata "La fretta di mettere una bandierina su questo bel risultato, molto simile a quello che ottenne il fascismo quando abolì la Camera dei Deputati e creò la Camera dei fasci e delle corporazioni, i cui membri erano nominati da Mussolini" dice e aggiunge che la la riforma comporterà un riduzione della rappresentanza e quindi della democrazia.