La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva la riforma che prevede il taglio del numero dei parlamentari. Il via libera dell’Aula di Montecitorio è arrivato con 553 voti favorevoli, 14 contrari e 2 astenuti. La riforma costituzionale voluta fortemente dal Movimento 5 Stelle ha quindi retto alla prova dell’Aula: si trattava del primo vero banco di prova della nuova maggioranza. L’accordo ha retto e il Pd ha votato, alla quarta lettura, a favore della riforma, dopo essersi espresso in maniera negativa nelle precedenti tre approvazioni tra Camera e Senato. In totale verranno eletti 345 parlamentari in meno tra le due Camere.

Taglio dei parlamentari: votano sì M5s, Pd, Iv, Lega, Fi e Fdi

Non ci sono state sorprese e già dalle dichiarazioni di voto erano chiare le intenzioni dei singoli partiti. Per il Pd ha annunciato il voto positivo il capogruppo Graziano Delrio: “I democratici voteranno convintamente l'approvazione del taglio dei parlamenti e lo faranno con grande serietà. Non c'è nessuna cambiale in bianco, nessun ricatto, nessuna svendita, ma c’è un patto tra persone serie”. Voto favorevole anche dalla Lega, come annunciato da Igor Iezzi: “Noi il taglio dei parlamentari lo abbiamo votato già tre volte a differenza del Pd che lo ha sempre bocciato”. Sì anche da Forza Italia, con Roberto Occhiuto che ritiene che la riforma “interpreta una parte del contenuto della riforma del centrodestra del 2005”.

Nessun dubbio anche da Fratelli d’Italia. Emanuele Prisco ha rivendicato che Fdi è “l’unico partito di opposizione a votare questo taglio senza accordi politici né di governo” e ha chiesto di accompagnare questa riforma con una nuova legge elettorale e una riforma in direzione del presidenzialismo. Scontato il voto favorevole del M5s, annunciato in Aula da Anna Macina: “È una battaglia che M5s ha portato avanti con determinazione e forza, ma non è mai stata una merce di scambio, una bandierina da sventolare o una moneta con cui qualcuno voleva comprare il Movimento perché il Movimento non è in vendita”. Il sì di Italia Viva, invece, è stato annunciato da Roberto Giachetti, seppur con molte critiche alla riforma: "Voterò questa legge perché sto nella maggioranza e sono leale. In ogni caso mi adopererò per lo svolgimento del referendum e sarò il primo a costituire un comitato per il ‘no' alla riforma". Non sono mancati, comunque, alcuni voti discordanti con i gruppi.

Cosa prevede la riforma per il taglio dei parlamentari

Con la riforma approvata oggi in quarta lettura i deputati passano da 630 a 400 (quelli eletti all’estero scendono da 12 a 8), i senatori da 315 a 200 (all’estero passano da 6 a 4). Si tratta di una riduzione del 36,5%. Per approvare la legge, essendo una riforma costituzionale, era necessario dare il via libera con la maggioranza assoluta dei voti, ovvero almeno 316. La riforma è stata ribattezzata legge Fraccaro, dal nome del sottosegretario alla presidenza del Consiglio che ha portato avanti la proposta come deputato M5s e ministro per i Rapporti con il Parlamento durante lo scorso esecutivo. A cambiare, con questa riforma, è anche la rappresentanza. In modo significativo. Ora un deputato rappresenterà 151mila abitanti, mentre finora erano 96mila. Un senatore, invece, ne rappresenterà 302mila, contro i 188mila attuali.

Taglio dei parlamentari, quanto si risparmia

I risparmi per le casse dello Stato, in seguito al taglio del numero dei parlamentari, potranno arrivare fino a 100 milioni di euro l’anno, stando alle previsioni del Movimento 5 Stelle. Che vorrebbe dire 500 milioni risparmiati in una legislatura. Dati che, però, non trovano conferma negli altri dossier realizzati sul tema. Per esempio l’Osservatorio dei conti pubblici parla di 57 milioni spesi in meno ogni anno, per un totale di 285 milioni in una legislatura, quasi la metà rispetto alle stime del M5s. Un’altra stima viene fornita dal fact checking di Pagella politica per Agi, basata sui bilanci di Camera e Senato degli ultimi anni. Ne viene fuori un numero intorno agli 80 milioni di euro l’anno. Alla Camera i risparmi sarebbero di circa 53 milioni, al Senato quasi 29 milioni. Una cifra che rappresenta solamente lo 0,005% del debito pubblico italiano. Non un risparmio così ingente, quindi.