Arnaldi racconta la notte insonne al Roland Garros: “È venuto il medico in camera, vomitavo sempre”

È distrutto Matteo Arnaldi e non potrebbe essere altrimenti. Nel viso ha i segni delle sue condizioni di salute tutt'altro che buone e della delusione per non poter giocare quella che sarebbe stata la partita della vita, contro quel Flavio Cobolli contro il quale gioca da quando erano solo due promettenti ragazzini. Il ritiro prima della semifinale del Roland Garros è stato un boccone amarissimo da digerire per il tennista ligure che si è arreso ad un virus. Nessun avversario era riuscito a fermare la sua voglia di rivalsa dopo quell'infortunio al piede che lo aveva tormentato in passato, ma ci ha pensato la sfortuna. È stato lo stesso Matteo a raccontare quanto accaduto nella tribolata notte scorsa e come si è arrivati alla decisione di non scendere in campo.
Arnaldi racconta la nottata con il virus e il ritiro prima della semifinale del Roland Garros
Nella conferenza organizzata in tempi brevissimi con Flavio Cobolli al suo fianco, Arnaldi ha spiegato l'origine dei suoi problemi legati ad un virus intestinale: "È difficile essere qui. Non è quello che avrei voluto fare. Ma ieri sera ho iniziato a non sentirmi molto bene. Ieri stavo bene. Sono venuto ad allenarmi e ho fatto tutto quello che dovevo fare. Mi sentivo bene. Ho cenato. Poi ho iniziato a sentirmi così così di stomaco. Mi sono detto: ‘Va bene, semplicemente non ho digerito molto bene'. Mi sono svegliato all'una di notte e ho iniziato a vomitare. Non mi sentivo per niente bene. Poi ho cercato di dormire".
L'intervento del medico e l'incapacità di recuperare
Una notte tribolata per Arnaldi che sperava di potersi lasciare tutto alle spalle al risveglio, anche solo per scendere in campo e provare a lottare ancora una volta. Inevitabile rivolgersi al dottore: "Non sono riuscito a chiudere occhio. Alle 6, alle 7 del mattino ho vomitato di nuovo. Questa volta è stata piuttosto pesante. Abbiamo chiamato il medico in camera. È venuto e mi ha dato qualcosa. Speravo potesse trattarsi solo di qualcosa legato alla cena o cose del genere. Per tutto il giorno non sono riuscito a mangiare. Ogni volta che mangiavo o bevevo qualcosa, dovevo tornare in bagno. Quindi è dura. È davvero dura".
Difficile rendere l'idea del proprio stato d'animo e cercare di condividere la delusione per l'impossibilità di provare a chiudere in bellezza un Roland Garros memorabile: "Per come stava andando il torneo, per le ore che avevo passato in campo, in realtà mi sentivo molto bene Dovermi ritirare dalla mia prima semifinale Slam non è una cosa che auguri a nessuno. Ho provato a prepararmi e ho cercato di restare qui il più possibile. Ho provato a capire se potessi scendere in campo, ma ogni volta che mi alzo mi gira la testa e non sto bene. Sono abbastanza sicuro che se provassi a mangiare di nuovo non mi sentirei bene. Questa è stata la decisione giusta da prendere per me". E questo è proprio il pensiero giusto per provare a ripartire con lo slancio giusto. Il tempo aiuterà a riassorbire la delusione. Intanto sarà lui uno dei primi tifosi di Flavio Cobolli nella finale contro Zverev.