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Reddito di Studio in Sardegna, il governo Meloni impugna la legge: cosa succede ora

Il governo Meloni impugna la legge della Sardegna sul Reddito di studio. Secondo l’esecutivo la norma einvade le competenze dello Stato e viola la Costituzione. Ora la palla passa alla Consulta. Il firmatario Pizzuto (Sinistra Futura): “Stupiti dal governo, correggeremo ma la legge resta in vigore”
A cura di Giulia Casula
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Il governo Meloni ha deciso di impugnare la legge della Sardegna sul Reddito di studio (Rest), aprendo un fronte di scontro con la presidente Alessandra Todde. La decisione è stata annunciata oggi a margine del Consiglio dei Ministri. Secondo l'esecutivo la legge che ha istituito il sostegno invade le competenze dello Stato e viola i principi di ragionevolezza e copertura finanziaria previsti dalla Costituzione. Ora sulla questione sarà chiamata a pronunciarsi la Corte costituzionale. 

Come funziona il Reddito di Studio approvato dalla Sardegna: i requisiti

Lo scorso marzo il Consiglio regionale sardo aveva approvato all'unanimità il Reddito di Studio, un sussidio per chi ha un reddito basso e desidera acquisire un un titolo di studio (licenza media, diploma o laurea) da adulto. La misura era stata pensata per i cittadini sardi che hanno superato le fasce di età di riferimento per questi titoli e che non possono  più accedere agli aiuti nell'ambito del diritto allo studio.

Il Rest consiste in un contributo mensile, erogato per tutta la durata del periodo di studio e riservato ai cittadini sardi con: almeno 18 anni (età in cui non c’è più l'obbligo scolastico) se intenzionati ad ottenere la licenza media; almeno 25 anni per accedere al diploma di maturità; dai 30 anni in su per i percorsi di laurea o di alta formazione.

Perché il governo ha impugnato la legge sul Reddito di Studio

Oggi il governo ha impugnato la legge sarda. Il Consiglio dei ministri aveva 60 giorni di tempo dalla pubblicazione per presentare ricorso. La decisione è stata comunicata in una nota diffusa da Palazzo Chigi al termine della riunione. Su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, il Cdm ha e"saminato undici leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione Sardegna n.8 del 12 marzo 2026, sulla "Disciplina regionale in materia di istituzione del Reddito di studio (Rest)", si legge.

Secondo il governo, "talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale, violano il principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione, nonché l'articolo 81, terzo comma, relativamente alla copertura finanziaria". In altre parole quindi l'esecutivo sostiene che la legge travalichi le competenze riservate allo Stato e violi la Costituzione.

Cosa succede ora

Ora la questione passerà all'esame della Consulta. L'impugnazione non sospende automaticamente l'efficacia della legge regionale, che dovrebbe continuare ad applicarsi fino alla decisione della Corte. Saranno i giudici a stabilire se il provvedimento è costituzionalmente legittimo e dunque può restare valido o se dichiararla incostituzionale (in tutto o in parte). In quest'ultimo caso le norme colpite – il Reddito di Studio –  cesseranno di avere efficacia.

Il firmatario Pizzuto (Sinistra Futura): "Stupiti da governo Meloni, correggeremo"

"Rimaniamo sorpresi dall’ennesima impugnazione da parte del Governo nazionale di una legge approvata dal Consiglio regionale della Sardegna per rilievi di natura esclusivamente tecnica", ha commentato Luca Pizzuto, presidente di Sinistra Futura e primo firmatario della legge. "Si tratta di osservazioni che verranno affrontate con senso di responsabilità e spirito istituzionale, apporteremo tutte le correzioni necessarie affinché il provvedimento possa proseguire il suo percorso", ha aggiunto.

Il Reddito di Studio "rappresenta una misura di equità e giustizia sociale pensata per contrastare la dispersione scolastica, ridurre le disuguaglianze economiche e garantire a tutti i giovani la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo indipendentemente dalle condizioni di partenza. La legge – ha chiarito – rimane in vigore anche se impugnata: lavoreremo al più presto alle modiche affinché la legge possa entrare pienamente in vigore nel più breve tempo possibile, mantenendo intatti gli obiettivi politici e sociali del provvedimento".

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