Oggi la Camera voterà, in un passo finale e decisivo, la legge costituzionale che prevede il taglio del numero dei parlamentari, una fra le misure su cui più ha spinto il Movimento Cinque Stelle. La riforma costituzionale voluta dai pentastellati consiste in una riduzione totale dei parlamentari da 945 a 600: nello specifico, il numero di deputati passerebbe dagli attuali 630 a 400, mentre quello dei senatori da 315 a 200. In altri termini, 230 deputati e 115 senatori in meno. Un taglio, che secondo il leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, può far risparmiare mezzo miliardo di euro per ogni legislatura, 1 miliardo ogni 10 anni.

Come scrive il Blog delle Stelle, si taglieranno "345 poltrone, risparmiando per gli italiani mezzo miliardo di euro ad ogni legislatura. 345 stipendi da 14 mila euro al mese che i contribuenti non dovranno più pagare e che torneranno nelle loro tasche". Nel Blog pentastellato ancora si legge: "In 10 anni il taglio dei parlamentari farà risparmiare 1 miliardo di euro, che potrà essere reinvestito, ad esempio, per costruire 133 nuove scuole o 67.000 aule per i nostri bambini, ma anche per comprare 13.000 ambulanze, assumere 25000 infermieri o 11.000 medici. 1 miliardo equivale a 133 nuovi treni per i nostri pendolari, al Sud come al Nord. Non sono briciole, ma soldi veri per i cittadini". Secondo queste previsioni del Movimento, quindi, se si dovessero risparmiare 500 milioni di euro per ogni legislatura, il risparmio annuale sarebbe di 100 milioni. Tuttavia, da altre stime risultano cifre decisamente inferiori da quelle previste dai parlamentari pentastellati.

A quanto ammonta davvero il risparmio?

Secondo un fact-checking di Pagella Politica per Agi, che considera gli ultimi bilanci di Camera e Senato, il risparmio totale annuale sarebbe più vicino a circa un'ottantina di milioni. Infatti, secondo quanto riportato da fonti ufficiali della Camera, ridurre il numero dei deputati di 230 unità potrebbe portare ad un risparmio 52,9 milioni di euro all'anno. Tagliare 115 poltrone di Palazzo Madama invece, risulterebbe in un risparmio di 28,7 milioni all'anno. La stima, viene indicato, potrebbe anche essere considerata imprecisa in quanto tiene conto solo dei risparmi derivati da indennità e rimborsi per ogni deputato o senatore in meno, e non dei possibili risparmi provenienti anche dal solo fatto che nelle due aule siederebbero 345 parlamentari in meno. In ogni caso, si specifica, si tratta comunque di una cifra che rappresenta appena lo 0,005% del debito pubblico italiano, e in questo senso non sarebbe dunque un risparmio così notevole.

Le stime dell'Osservatorio dei Conti Pubblici

Ancora più al ribasso sono invece le previsioni dell'Osservatorio dei Conti Pubblici, che scrive: "Il risparmio netto complessivo sarebbe quindi pari a 57 milioni all’anno e a 285 milioni a legislatura, una cifra significativamente più bassa di quella enfatizzata dai sostenitori della riforma e pari appena allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana".

L'Osservatorio spiega che lo stipendio di un parlamentare si compone di due elementi: l'indennità parlamentare (a cui sono imponibili ritenute fiscali) e una serie di rimborsi che invece non sono soggetti a tassazione. L'indennità mensile netta corrisponde a circa 5mila euro, mentre per quanto riguarda i rimborsi spese ci si aggira attorno ad una cifra tra gli 8mila e i 9mila euro mensili. Secondo questi calcoli, ogni parlamentare costerebbe alle casse dello stato circa 230-240mila euro all'anno (al lordo delle tasse). In totale si parla di, più o meno, 222 milioni. Una cifra che, sottolinea l'Osservatorio, è compatibile con quanto previsto anche dai bilanci delle camere, che per il 2019 hanno stimato 225 milioni di euro in compensi per i propri parlamentari.

Se si prendono queste cifre e si eliminano dalle stime le imposte e i contributi versati dai parlamentari allo Stato, continua l'Osservatorio, "considerando un’indennità netta di 5 mila euro mensili per ciascun parlamentare (a cui sommare tutti i rimborsi esentasse), il risparmio annuo che si otterrebbe con la riforma in questione si riduce a 37 milioni per la Camera e a 20 milioni per il Senato". E conclude: "Questo non significa necessariamente che i risparmi non siano giustificati, ma occorre metterli in proporzione anche rispetto a dichiarazioni, come quelle di Di Maio, secondo cui con questa legge si tagliano privilegi ai politici e si restituisce al popolo".