Caso Delmastro-Caroccia

L’assurda difesa di Delmastro in Antimafia: “Finii in società con Caroccia per fare un locale carino”

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L’ex sottosegretario alla Giustizia Delmastro, che si è dimesso dopo il caso bisteccheria, ieri ha risposto in commissione Antimafia fornendo la sua ricostruzione dei fatti: “Caroccia mi spiegava che il locale era troppo grande e voleva fare una cosa più carina”. Ora la procura di Roma ha chiesto alla giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera di poter acquisire le chat tra Caroccia e il parlamentare di Fdi.

AGGIORNAMENTO: L'ex sottosegretario alla Giustizia e parlamentare di Fdi Andrea Delmastro ormai due mesi fa ha dovuto lasciare il suo incarico al governo all'indomani del referendum, dopo le polemiche per la sua partecipazione alla società ‘Le 5 Forchette' che gestiva il ristorante ‘Bisteccheria d'Italia' insieme alla figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese e attualmente in carcere.

Ieri è stato sentito in audizione alla commissione antimafia, per dare la sua versione dei fatti. Rispondendo alle domande dei parlamentari, ha ribadito di aver conosciuto Caroccia "andando a mangiare nel suo locale, prima non sapevo chi fosse".

La bizzarra versione di Delmastro: "Caroccia voleva fare un locale carino"

"Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta. Ovviamente se avessi saputo non ci avrei fatto una società e non ci sarei andato mai più immediatamente. La precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente".

"Dopo essere poi ritornato in questo locale, che la prima volta non aveva potuto ospitarci, perché ci avevano detto che era pieno, conobbi questa famiglia e mi trovai bene. In seguito tornai in questo locale anche altre volte e nel frattempo il signor Caroccia mi spiegava che il locale era troppo grande e voleva fare una cosa più carina… Voleva avviare finalmente sua figlia a questa attività in un contesto più piccolo, più carino e quindi…".

"Quando poi si decise di fare la società – ha continuato – non è che mi disse il perché della figlia. Perché già all'inizio, lui (Mauro Caroccia, ndr) quando ancora mi parlava genericamente sul fatto che quel locale era troppo grande costi gestione che voleva fare una cosa più piccola, più carina, avviando la figlia. E quindi per me fu poi normale che ci fosse la figlia".

Dopo essere venuto a conoscenza delle "informazioni c'è stata la mia precipitosa fuga e delle persone a me riferite" poiché "un contesto simile, che è poi emerso, è distante anni luce dalla mia formazione non dico etica, ma culturale. Dal momento in cui Caroccia venne condannato uscii dalla società" che gestiva appunto la Bisteccheria d'Italia al Tuscolano a Roma, "cedendo le quote il 3 novembre".

Quindi ha aggiunto: "Il 18 febbraio, da fonti aperte, c'è stata la condanna di Caroccia, il 27 ero fuori dalla società: non appena avuto notizia, c'è stata una fuga precipitosa mia e dei miei amici dalla società, disinteressati al fatto che ciò comportasse la perdita dell'investimento".

Il sottosegretario ha sottolineato di essersi dimesso "perché lo reclamava la mia coscienza. Anche se non sono indagato".
Durante l'audizione c'è tempo anche per qualche scambio di battute: "Ormai sono diventato vegetariano… Mi sono convertito. Non mangio carne", ha risposto rivolgendosi parlamentare Vdel Pd, Valter Verini, nel corso della seduta.

Avs: "Delmastro non è credibile"

"La versione di Andrea Delmastro è sempre la stessa e non è credibile. In Commissione Antimafia ha raccontato che è entrato in società con la figlia di un prestanome del clan Senese per un ‘errore', perché l'oste-prestanome gli ha detto di voler avviare un ristorante più ‘carino' per la figlia diciottenne. Ha detto che la prima volta è entrato nel suo ristorante ‘per caso'. E che non aveva avuto alert che ci fosse odore di riciclaggio nel locale", è il commento della deputata Elisabetta Piccolotti di Avs.

"A mia precisa domanda – ha sottolineato la rossoverde della Commissione Antimafia – ha detto anche che non aveva mai cercato il nome di Mauro Caroccia su Google per avere notizie sulla persona con cui avviava una società. E non si era interessato delle sue precedenti attività imprenditoriali. Delmastro è avvocato ed era sottosegretario alla Giustizia e nel locale portava i vertici del Dap e la capo di gabinetto del suo ministero. E ha coinvolto nella società altri esponenti piemontesi di Fratelli d'Italia. A noi questa versione sembra incredibile: Delmastro dovrebbe lasciare il Parlamento, e ci auguriamo che dalle inchieste possa arrivare la necessaria chiarezza".

Dubbi anche da parte dei parlamentari Pd in Antimafia: "L'audizione in Antimafia dell'ex-sottosegretario Delmastro non ha fornito risposte convincenti ad alcuna delle questioni poste. Come è possibile che un uomo della sua esperienza, Avvocato penalista, Responsabile Giustizia del suo partito, poi Deputato e Sottosegretario alla Giustizia abbia potuto con tanta leggerezza e inconsapevolezza stringere frequentazioni e rapporti di affari con una famiglia i cui esponenti, notoriamente, erano prestanome del clan Senese? Come è possibile che – insieme a suoi sodali biellesi di partito – abbia acquisito quote della società che gestiva il ristorante dei prestanome del clan camorrista? E come è possibile che né lui, né gli addetti alla tutela abbiano ignorato legami, ambiente, pregressi penali di questa famiglia, il cui ristorante veniva frequentato anche da molti dirigenti del DAP? E come è stato possibile non conoscere il ruolo che uomini di collegamento dei Senese nella vicenda criminale di Hydra, come Gioacchino Amico, svolgevano nelle strette relazioni con esponenti di FDI, del centro destra, delle istituzioni lombarde? A queste e ad altre domande rivolte da noi e dagli altri commissari di opposizione, Delmastro ha dato risposte imbarazzate e imbarazzanti, comunque non convincenti, confermando quanto meno la propria inadeguatezza istituzionale e lo scarso senso dello Stato", dichiarano Walter Verini, Debora Serracchiani, Enza Rando, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Valeria Valente, Franco Mirabelli, Anthony Barbagallo.

Per Fdi invece si tratta di una ricostruzione soddisfacente: "L'audizione di Delmastro oggi ha fugato ogni dubbio o opacità rispetto ai fatti che le opposizioni ormai da mesi usano come clava della mistificazione. Ad ogni domanda posta c'è stata puntuale risposta: l'onorevole Delmastro non è indagato e non aveva alcuna consapevolezza dei trascorsi del Caroccia. Quando ha appreso che Crroccia, dopo la costituzione della società, aveva riportato una condanna a suo carico, ha interrotto ogni rapporto. Poi, per non arrecare danno alcuno all'immagine del governo, si è dimesso. È, altresì, emerso con chiarezza che nessuno che voglia intrattenere rapporti imprenditoriali con soggetti riconducibili alla criminalità organizzata lo farebbe in chiaro e con il proprio nome e cognome. Questa la controprova evidente della assoluta estraneità di Delmastro ad ogni contesto criminale. Sono emersi evidenti, inoltre, gli innumerevoli interventi dell'allora sottosegretario per contrastare la mafia, testimoniati dalle minacce di morte che i detenuti ristretti al 41 bis gli hanno spesso rivolto. Le critiche strumentali delle sinistre e le illazioni sul coinvolgimento di Delmastro con la criminalità organizzata, peraltro ampiamente smentite dalla procura di Roma, non fanno altro che tentare di gettare fango su chi contro la mafia lotta da sempre e ogni giorno senza infingimenti", dice il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia in commissione Antimafia.

Procura Roma chiede alla Camera di acquisire chat Delmastro-Caroccia

La procura di Roma ha chiesto alla giunta per le autorizzazioni della Camera di poter acquisire tutte le conversazioni avvenute fra il prestanome Mauro Caroccia e l'ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Una richiesta, come anticipato dal Corriere della Sera, arrivata nell'ambito dell'indagine sul riciclaggio del clan Senese.

A quanto si apprende però, il centrodestra sarebbe orientato a respingere la richiesta della Procura di Roma. I pm vorrebbero accedere anche alle chat del caso Mps ma è probabile che pure questa istanza sarà negata.

"Meloni non aveva detto che non avrebbe coperto più nessuno? E allora che problema c'è ad acquisire le chat dell'ex sottosegretario e anche quelle del caso Mps?", chiede la responsabile giustizia del Pd, la deputata Debora Serracchiani. "Se Delmastro non ha nulla da temere perché da sottosegretario alla Giustizia in carica non aveva capito nulla delle sue frequentazioni e dei suoi soci in affari, certamente non avrà motivo di chiedere che questa autorizzazione venga negata dalla sua maggioranza", osservano i componenti M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.

I pm capitolini nelle scorse settimane avevano già sequestrato il telefonino di Caroccia e ora chiedono di acquisire le chat con il parlamentare, che non è indagato e che è stato azionista della società ‘Le cinque forchette' proprietaria del ristorante ‘La bisteccheria d'Italia'. I magistrati stanno valutando inoltre se inserire negli atti l'audizione di ieri dell'ex sottosegretario in Commissione Antimafia.

Contrario il legale di Caroccia: "In base agli elementi a mia conoscenza in quelle chat sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all'epoca rivestiva Delmastro ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata", dice Fabrizio Gallo, commentando la richiesta avanzata dalla Procura. "Credo che il Parlamento non abbia alcun problema a dare il via libera all'utilizzo delle chat – aggiunge il penalista -. In quei dialoghi, sempre in base a quanto è a mia conoscenza, non ci sono riferimenti ad attività illecite, al riciclaggio o a soldi del clan. Anzi quei dialoghi possono essere utili ad escludere che ci sia anche una minima somma relativa all'ipotesi accusatoria della Procura".

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