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Caso Delmastro-Caroccia

Terremoto nel governo dopo il referendum: Delmastro e Bartolozzi si dimettono

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro si è dimesso dopo essere stato travolto dalle polemiche sulla società legata a familiari di un condannato per reati mafiosi. Una scelta che arriva tra pressioni interne a Fratelli d’Italia e il timore di nuovi sviluppi politici e giudiziari.
A cura di Francesca Moriero
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Andrea Delmastro delle Vedove ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di sottosegretario alla Giustizia. La decisione è maturata al termine di ore di forte pressione politica, in un quadro ormai compromesso e segnato dal timore di ulteriori sviluppi sul caso.

"Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza", ha dichiarato l'ormai ex sottosegretario alla Giustizia. "Me ne assumo la responsabilità, nell'interesse della Nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio".

Domani il ministro della Giustizia Carlo Nordio è atteso al question time alla Camera, dove dovrà riferire sulla vicenda che ha coinvolto il suo ormai ex sottosegretario, in un passaggio parlamentare che si preannuncia particolarmente delicato per il governo. A pesare sulla posizione di Delmastro non è stata solo la sequenza dei casi emersi nelle ultime settimane, ma soprattutto il rischio che nuovi materiali, tra cui audio o intercettazioni, potessero essere acquisiti dalla Commissione Antimafia, rendendo sempre più difficile sostenere la linea della difesa politica. Nelle ultime ore, secondo diverse ricostruzioni, anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe spinto per una soluzione rapida, nel tentativo di contenere l'impatto della vicenda sull'esecutivo.

Il passo indietro di Delmastro arriva però dopo un altro scossone interno al ministero: anche Giusi Bartolozzi ha infatti rassegnato le dimissioni dalla carica di capo di gabinetto del ministero della Giustizia, ruolo che ricopriva dal 19 marzo 2024. Un elemento che contribuisce a delineare un quadro di forte tensione ai vertici di via Arenula, nel pieno di una crisi politica ormai apertamente esplosa.

Il caso della società e della "Bisteccheria d'Italia"

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Al centro delle polemiche c'è la società "Le 5 forchette srl", fondata a dicembre 2024 a Biella anche da Delmastro insieme ad altri esponenti di Fratelli d'Italia. Tra i soci figurava Miriam Caroccia, allora diciottenne, indicata come amministratrice. La vicenda ha assunto rilevanza politica per via del legame familiare: la giovane è infatti figlia di Mauro Caroccia, imprenditore poi condannato in via definitiva per intestazione fittizia con aggravante mafiosa, nell'ambito di indagini legate al riciclaggio di denaro del clan Senese. Proprio il collegamento tra la società e il ristorante "Bisteccheria d'Italia", insieme ai rapporti indiretti con la famiglia Caroccia, ha portato il caso all'attenzione pubblica e politica, fino alla richiesta, da parte delle opposizioni, di un passaggio in Commissione Antimafia.

La versione di Delmastro e le sue contraddizioni

Delmastro ha sostenuto di non essere a conoscenza dell'identità e del contesto familiare della socia al momento della costituzione della società, spiegando di aver ceduto le proprie quote non appena venuto a conoscenza della situazione. Nel dibattito pubblico, però, sono emersi elementi che mettono in dubbio questa ricostruzione: tra questi, una foto del 2023 che lo ritrae nel ristorante riconducibile alla famiglia Caroccia. Un dettaglio che ha alimentato le critiche sulla plausibilità della sua versione e sull'adeguatezza delle verifiche svolte.

Un ulteriore punto riguarda poi la mancata indicazione, negli atti ufficiali, della partecipazione alla società "Le 5 forchette". I membri del governo sono tenuti a comunicare variazioni patrimoniali e partecipazioni societarie, anche ai fini della normativa sul conflitto d'interessi. Su questo aspetto sono state sollevate domande sia politiche sia tecniche: se da un lato potrebbe configurarsi una violazione amministrativa, dall'altro non si escludono approfondimenti ulteriori per chiarire eventuali responsabilità.

In questo contesto, nelle fasi iniziali del caso, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva difeso Delmastro, parlando di una vicenda in cui "non si poteva automaticamente dedurre una contiguità con ambienti criminali" e invitando piuttosto a valutare eventuali mancanze di "accortezza". Oggi però il contesto sembra cambiato: l'accumularsi delle polemiche, le contraddizioni emerse e il rischio di nuovi sviluppi avrebbero infatti spinto Fratelli d'Italia verso una scelta più netta. Il passo indietro del sottosegretario segna così il tentativo di chiudere rapidamente una vicenda diventata politicamente ingombrante, a poche ore da un passaggio parlamentare delicato come, appunto, il question time del ministro Nordio.

Le opposizioni: "Dimissioni tardive ma necessarie"

Le dimissioni di Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi hanno immediatamente acceso lo scontro politico, con le opposizioni che parlano di un passo indietro inevitabile ma arrivato troppo tardi e sotto pressione. Per la responsabile Giustizia del Pd Debora Serracchiani si tratta di "un atto tardivo ma doveroso", che però apre un caso politico diretto sulla gestione della vicenda da parte della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo Serracchiani, il fatto che le dimissioni siano arrivate solo dopo il referendum rappresenta infatti "un elemento politico evidente" e "la conferma della spregiudicatezza" della premier, accusata di aver rinviato "una decisione inevitabile per ragioni di opportunità legate al voto". Ancora più duro il commento del leader di Avs Angelo Bonelli, che lega invece direttamente l'esito referendario alla caduta dei due esponenti del ministero della Giustizia: "Sono stati gli italiani, con il loro voto, a mandare a casa Delmastro e Bartolozzi", ha dichiarato. Poi l'accusa al governo di "aver difeso a lungo posizioni indifendibili" e la richiesta di un ulteriore passo: "le dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè". Il senatore Nicola Irto, segretario d'aula del Pd, ha poi dichiarato: "A questo punto riteniamo necessario che il ministro Nordio venga in aula a chiarire cosa sta succedendo". Dal Pd anche il senatore Marco Meloni, che in una nota ha dichiarato: "Le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove e Giusi Bartolozzi, sebbene arrivino fuori tempo massimo, sono una buona notizia. Meglio tardi che mai. Ora sta a Giorgia Meloni chiarire se i rapporti con esponenti legati alla criminalità organizzata tenuti da Delmastro e dai dirigenti piemontesi di Fratelli d’Italia posti al vertice delle istituzioni regionali, fossero di natura esclusivamente personale o coinvolgano più direttamente il partito"."Arrivano le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi; necessarie, doverose e tardive", ha dichiarato invece il leader di Azione Carlo Calenda. E da Matteo Renzi, un post che dice: "Un leader si assume le responsabilità e si dimette. Una influencer fa dimettere i sottosegretari". Dal M5S, invece, la Deputata Chiara Appennino ha dichiarato così in un post sui suoi canali social: "VITTORIA! Lo avevamo detto dal primo giorno: sulla vicenda Delmastro la verità era lì, sotto gli occhi di tutti. Tra bugie, silenzi e tentativi maldestri di coprire l'indifendibile. Il Governo – Meloni in testa – ha provato a resistere, a guadagnare tempo, a far finta di nulla. Ma ieri è arrivata la risposta più forte: quella dei cittadini, che ha fatto crollare il castello di sabbia. Delmastro oggi si è dimesso da Sottosegretario. Ed era davvero il minimo. Ma è solo l'inizio, perché quando emerge un caso così grave, non è mai un episodio isolato: è il segnale di qualcosa di più profondo. Ora vogliamo tutta la verità sui rapporti con la mafia, da Chiorino – che non può restare al suo posto un minuto di più – ai vertici di Fratelli d'Italia in Piemonte. Ci sono una rete di responsabilità che non possono restare nell'ombra. C'è un sistema da scardinare. E noi non faremo un passo indietro."

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