In vista del prossimo Consiglio europeo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte lancia un chiaro messaggio all’Unione europea sulla manovra e sulla trattativa che il governo sta portando avanti con Bruxelles. E ciò che chiede Conte all’Ue è di “superare un rigorismo miope”, in riferimento proprio – come lascia intendere chiaramente lo stesso presidente del Consiglio – alla legge di Bilancio e al deficit. “Occorre superare un rigorismo miope – dichiara alla Camera dei deputati riferendo in vista del Consiglio – che pretende di combattere l’instabilità con misure che invece finiscono per favorirla. L’Europa deve perseguire un rapporto finalmente equilibrato tra riduzione e condivisione del rischio”.

Sulla manovra Conte è tornato in conclusione del suo intervento e ricordando che domani incontrerà il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker:

L’interlocuzione con l’Ue in una fase così significativa è fondamentale. In queste settimane non ho mai interrotto i canali del dialogo, ho lavorato per avvicinare le posizioni e spiegare la coerenza della manovra economica e gli effetti virtuosi nel medio periodo. Non intendo distogliere l’attenzione sui saldi finali di bilancio che determineranno uno scostamento del disavanzo primario. Sto lavorando affinché siano quantificati con apposite relazioni tecniche i costi delle misure, soprattutto quelle a più impatto sociale che destano la preoccupazione dei nostri interlocutori europei. Ho più volte ricordato che si interverrà al Senato sulla spesa per investimenti di cui presenterò domani un programma dettagliato. Ho inoltre illustrato le riforme realizzate e avviate. Non andrò a Bruxelles con un libro dei sogni. Ma presenterò uno spettro completo del progetto riformatore dell’esecutivo e con il supporto di un lavoro istruttorio mi confronterò sui numeri, sapendo di avere i dati macroeconomici che dimostrano che la manovra è stata strutturata per rispondere alle esigenze del Paese, all’interno del perimetro tracciato dalle regole di finanza pubblica che derivano dall’appartenenza all’Ue. Però né domani né oggi mi posso limitare a considerare i meri dati contabili. Il 4 marzo gli italiani hanno espresso un’urgenza per arrestare l’impoverimento e l’emarginazione. Logorare l'azione riformatrice del governo sarebbe una strategia miope, un tentativo di reprimere istanze che resterebbero comunque vive nella nostra società e che potrebbero ripresentarsi in prossimo futuro in forme che difficilmente potremmo prevedere.

Il presidente del Consiglio rivendica gli interventia sostegno dei lavoratori” e quelli di “equità sociale necessari e sostenibili”. “Se siamo costretti a procedere a uno scostamento dal deficit inizialmente previsto – prosegue – lo facciamo non certo a cuor leggero, ma per realizzare gli obiettivi che gli italiani chiedono con urgenza. Le sfide che abbiamo raccolto non hanno un orizzonte emergenziale, ma questa è una manovra che farà crescere l’Italia non solo con riferimento al Pil ma anche al Bes (Benessere equo e sostenibile, ndr)”. E non manca una rivendicazione del ruolo di populista che ha assunto questo governo: “Se populismo è ridurre lo iato fra popolo ed elite, siamo populisti. Se il populismo è restituire pienezza della sovranità al popolo e rendendo il compito della rappresentanza realmente aderente agli interessi rappresentati, rivendichiamo di essere populisti”.

Conte resta fiducioso sul buon esito del dialogo, sottolineando che “è in questione l’idea stessa di rappresentanza politica, quindi il senso del nostro ruolo e della nostra missione. Per questo mi rivolgo alla maggioranza e anche all’opposizione. Perché siamo qui? Se oggi siamo qui è per soddisfare i bisogni concreti dei cittadini perché riteniamo necessari invertire il processo esistente. Logorare l'azione riformatrice del governo sarebbe una strategia miope, un tentativo di reprimere istanze che resterebbero comunque vive nella nostra società e che potrebbero ripresentarsi in prossimo futuro in forme che difficilmente potremmo prevedere”.

Brexit, ‘evitare l’uscita senza accordo’

Uno dei principali temi del Consiglio europeo sarà la Brexit, dopo la decisione della premier britannica Theresa May di rinviare il voto in Parlamento sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea: “Guardiamo con profondo rispetto al dibattito democratico che si sta svolgendo a Londra, ma allo stesso tempo dobbiamo sottolineare l’esigenza che l’uscita avvenga in maniera ordinata con chiarezza nei confronti dei cittadini, anche italiani, coinvolti”, afferma Conte. Aggiungendo: “Continueremo a lavorare per prepararci anche allo scenario, per noi poco auspicabile, di un recesso senza accordo”.

La politica europea sui migranti

Il presidente del Consiglio chiede all’Ue di “far seguire alle parole i fatti” sulla questione dell’immigrazione e degli sbarchi. In particolare vorrebbe una “gestione dei flussi migratori autenticamente europea. E per essere tale non può eludere la sfida prioritaria dei movimenti primari e della gestione dei salvati in mare, lo sbarco deve vedere uno sforzo condiviso degli stati membri, non possiamo accettare una redistribuzione solo per gli aventi diritto, sarebbe un onore aggiuntivo per i paesi di sbarco”. Per il presidente del Consiglio occorre inoltre “che si dia sostanza a una europeizzazione dei rimpatri, almeno con il riconoscimento delle decisioni in materia e attraverso l’utilizzo della cooperazione allo sviluppo”.

Conte parla del calo degli sbarchi: “La riduzione degli sbarchi nel Mediterraneo centrale è un risultato da preservare ma da non sopravvalutare. Va tenuto a mente il principio dei vasi comunicanti così come la fragilità della situazione libica”. E da questo punto di vista Conte ribadisce l’importanza di un “investimento nei confronti dell’Africa, un continente verso cui l’Italia mostra una particolare attenzione come testimoniato dalle mie recenti visite”.