Elezioni Macerata, il Csx punta su Tittarelli: “Da candidato civico rompo gli schemi e unisco il campo largo”

Sono 626 i Comuni italiani che il 24 e 25 maggio andranno alle urne per eleggere il nuovo sindaco. Di questi, 15 sono capoluoghi di provincia, tra cui Macerata. Nella città marchigiana la sfida è aperta tra il candidato del centrodestra e sindaco uscente, Sandro Parcaroli, e il candidato del centrosinistra, Gianluca Tittarelli. Per quest’ultimo si tratta della prima esperienza politica: 56 anni, direttore di un centro commerciale e presidente della squadra di pallavolo maschile di Macerata, è il nome scelto dal campo largo per tentare di riportare la città al centrosinistra dopo cinque anni di amministrazione guidata dal centrodestra. Il suo profilo – una figura civica con un passato nel sociale e nello sport – si inserisce nella lunga serie di candidati progressisti capaci di aggregare attorno a sé un ampio spettro di forze politiche, che nel suo caso va dai riformisti fino a Potere al Popolo.
Alle ultime elezioni comunali Macerata ha cambiato colore politico dopo oltre vent’anni di amministrazioni di centrosinistra. Una trasformazione che non riguarda soltanto il capoluogo marchigiano, ma che negli ultimi dieci anni ha interessato l’intera Regione e altre città, come Fermo. Tittarelli proverà quindi a riportare il Comune nell’orbita del centrosinistra con un programma costruito all’insegna della partecipazione e del dialogo. “I cittadini vogliono riappropriarsi del futuro della città, mentre dall’altra parte si prendono decisioni dirette da Roma, noi ascoltiamo le persone”, spiega il candidato a Fanpage.it, sintetizzando così la sua visione politica.
Cosa le ha insegnato lo sport sulla politica?
Moltissimo: a declinare l'ascolto, esercitare la sintesi e fare gioco di squadra. Più di tutto però mi ha insegnato il rispetto dell'avversario, sono valori che caratterizzano ogni tipo di attività sportiva.
È riuscito a riunire intorno a sé un’area politica molto ampia e la sua candidatura rappresenta l’ennesimo esempio di un campo largo che riesce a trovare un’intesa solo in presenza di candidati civici. Perché, secondo lei?
Mettere in pratica un'unione di intenti vuol dire fare un cammino intelligente e devo dire che intorno al mio nome è stato fatto. I partiti e le varie liste, anche civiche, hanno cercato un'intesa che guardasse alla buona politica. A fare la differenza è il modo di pensare, io sono un civico e porto la mia storia e la mia esperienza, ma tutti ogni giorno facciamo politica, anche chi non se ne occupa attivamente.
Il suo avversario e sindaco uscente di Macerata, Sandro Parcaroli, ha interrotto una lunga stagione di amministrazioni di centrosinistra. Come pensa di invertire nuovamente la rotta?
Attraverso un grandissimo lavoro di ascolto delle persone e delle associazioni. Ho notato una grande voglia di partecipare, di dire la propria e di riappropriarsi del futuro della città. Sto facendo tanti, faticosi ma interessanti, incontri nei quartieri. Nell'altro schieramento le grandi decisioni vengono prese dai partiti: cambi di casacche, persone che fino all'ultimo hanno criticato quest'amministrazione e oggi si candidano in liste che la sostengono. Non è un bel modo di presentarsi di fronte ai cittadini. Per quanti mi riguarda, nessuno mi dice cosa devo fare da Roma o da Ancona, quello che devo fare lo stabilisco con i cittadini.
Quali sono i bisogni dei maceratesi che avete accolto nel vostro programma?
Sono molteplici, da quelli delle persone più in difficoltà, non solo economica ma anche sociale, alla necessità di valorizzare le ricchezze della città. Un grande tema sono i giovani, che per me sono il presente e non il futuro. Devono avere il loro spazio e non è la politica che deve dire loro cosa serve. In una città di 40mila abitanti abbiamo 10mila studenti universitari e dobbiamo creare le condizioni perché scelgano di restare qui. Vogliamo inoltre valorizzare le grandi risorse che la città ha sotto il profilo associativo, attraverso un percorso di co-progettazione per il futuro di Macerata. Quindi riattivare i servizi nei quartieri e nelle frazioni, dai presidi sociali a quelli sanitari, per offrire assistenza a chi è solo o fragile.
Nel suo programma spiega di voler lavorare sulla sicurezza e il decoro urbano, temi che non vengono tradizionalmente associati al centrosinistra. Perché li ha scelti?
Non è un discorso di destra o di sinistra, ma da cittadino. Si tratta di un approccio verso la città, che deve essere vissuta come la nostra casa: se tengo alla cura della mia casa, devo tenere anche a quella della città. Questo significa individuare ciò che non funziona e intervenire, soprattutto attraverso una manutenzione costante, ordinaria, e non fatta soltanto a ridosso delle elezioni, come accade oggi. Quanto alla sicurezza, è una cosa essenziale perché ci permette di vivere la città liberamente, ma va affrontata come prevenzione e non come repressione. Significa presidiare i luoghi, rendere vivi quei posti che non sono frequentati e che quindi diventano facilmente preda del degrado.
Allargando lo sguardo alle prossime elezioni politiche, pensa che una candidatura civica possa essere la chiave per il campo largo?
Può essere un'opzione, certamente. Ognuno di noi ha una visione politica della propria città e del proprio Paese, credo che un civico possa senz'altro mettere in rete sensibilità diverse e forse rompere qualche schema in più rispetto a un candidato di un partito.