Luigi Di Maio torna sulla revoca delle concessioni ad Autostrade, dopo il crollo che ha interessato una porzione di un viadotto sull'autostrada A6 Torino-Savona. "Noi stiamo provando da ormai 10 anni a togliere i contratti ad Autostrade e riprenderci le Autostrade. Purtroppo ci sono dei contratti che sono stati firmati 20 anni fa e che sono blindati. Ce la possiamo fare. Ma quello che dico è che poi di fronte al fatto che Autostrade per esempio isola la Liguria noi sentiamo Governatori e Sindaci che attaccano il governo, invece di farsi un esame di coscienza su cosa hanno firmato i loro partiti negli ultimi 15 anni con i Benetton", ha detto il ministro degli Esteri ad Agorà su Rai3, commentando i recenti fatti occorsi sulla rete autostradale italiana.

"E quando abbiamo detto tagliamo i contratti autostradali ai Benetton ci siamo ritrovati tutto un sistema che diceva che noi eravamo populisti. Questo sta dimostrando, quello che sta succedendo in questo giorni, che avevamo ragione. E nel precedente Governo ci avevamo provato, ma la Lega si è sempre opposta a far cadere i contratti di concessione autostradale ai Benetton" ha poi aggiunto Di Maio.

Il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, ha puntato il dito contro una "sottovalutazione dello stato delle infrastrutture" per spiegare il crollo del viadotto. Poi ha aggiunto che ora "bisognerà vedere, con le indagini, se quanto successo prima era una filosofia generale, quella degli omessi controlli, oppure se si sia trattato di episodi singoli. Quello che è successo prima è una cosa che non deve più succedere". Anche qui, il riferimento del procuratore genovese è all'inchiesta nata con il crollo del Ponte Morandi che poi si è estesa proprio con il filone dei falsi report sulle condizioni dei viadotti delle autostrade. "Le istituzioni devono avere consapevolezza. Non si può girare la testa dall’altra parte. Non faccio allarmismo, è consapevolezza della situazione" aveva dichiarato poco prima lo stesso Cozzi Non è compito della Procura verificare se sono o meno in condizioni di sicurezza. Una sottovalutazione degli stati di degrado, un rimandare le opere che servono, non è una politica che produca buoni risultati. I nodi prima o poi vengono al pettine come sta emergendo da più fatti", ha concluso Cozzi.