Clima, lavoro precario, guerra: le preoccupazioni della Gen Z che non si sente ascoltata dai politici

L'Italia si è accorta della partecipazione alla vita politica dei giovani solo dopo lo strabiliante risultato al referendum costituzionale dello scorso 22 e 23 marzo sul tema della giustizia. Ad un certo punto non ci si poteva non interrogare sul dato più incisivo di questo momento elettorale: la generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha il 67% di partecipazione al voto, con il 58,5% per il No. Eppure l'81,5% dei giovani -secondo l'indagine del Forum Disuguaglianze- pensa che la propria voce non conti. La vita politica incasellata, fatta di partiti, associazioni e organizzazioni ha un'agenda ben precisa, che sembra quasi essere troppo fitta per occuparsi dei giovani e dellaloro consapevolezza, e finisce semplicemente per respingerli. In una posizione diversa si trova il volontariato che – secondo l'indagine- riesce ad ottenere una fiducia maggiore dai giovani.
L’indagine “Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni” è stata realizzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità, coinvolgendo 21 scuole italiane tra il 2023 e il 2026. Fabrizio Barca (co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità), Caterina Manicardi e Marta Perrini del ForumDD, autore e autrici del documento ci raccontano tramite i dati una generazione preoccupata e consapevole, ma invisibile agli occhi delle istituzioni e degli attori politici presenti oggi in Italia.
La Generazione Zeta è stata la prima a sdoganare certi temi: sono stati i primi a parlare di eco-ansia, una forma di paura cronica legata alla crisi climatica, o di performatività tossica, la costante necessità sociale di apparire perfetti. Etichettata come la generazione Hi-tech e superficiale, nasconde molto più che questo al suo interno. In un momento storico dove non si fa in tempo ad avere un'opinione, che ne viene già richiesta un'altra su un altro argomento, come questa generazione riesce a farsi spazio?
Secondo il report del Forum Disuguaglianze i giovani confermano un’alta preoccupazione per il futuro. In cima alla lista c’è la mancanza di lavoro (3,8 punti su 5), seguita da guerra (3,6), diritti delle persone e scarso peso della voce dei giovani (3,5), distruzione della biodiversità e cambiamento climatico. Questi dati venuti fuori grazie a talk e questionari somministrati ai giovani, oltre ad essere un'attenta percezione sono assolutamente reali, poiché il mondo del lavoro per loro è esattamente come se lo aspettano, precario e senza tutele.
Analisi rivelano una situazione disastrosa: a fronte di un tasso di disoccupazione giovanile che oscilla tra il 18 e il 19% in Italia e di stipendi che in molti casi non permettono una vita dignitosa, ciò che viene rifiutato non è il lavoro in sé, bensì le condizioni di sfruttamento che lo caratterizzano. Lungi dall’essere pretenziosi, come li si è spesso definiti, i giovani rappresentano una generazione che si scontra con un sistema incapace di offrire tutele e percorsi di sviluppo adeguati.
Nati tra l'avvento di Google e una crisi economica globale, i giovani di oggi si trovano ad essere la generazione più precaria di tutte, da quella lavorativa, passando per quella emotiva, finendo con quella economica e abitativa, stanno riscoprendo un nuovo modo di essere vulnerabili e consapevoli allo stesso tempo.