video suggerito
video suggerito

Caos Monte Paschi di Siena: dimissioni in Cda e l’inchiesta sul risiko bancario arriva in Parlamento

Il consigliere di Monte dei Paschi di Siena Fabrizio Palermo si dimesso: è l’ultima svolta nelle vicende turbolente che hanno coinvolto la banca, dal risiko bancario alla rielezione a sorpresa dell’ad Luigi Lovaglio. Ora proprio quella scalata è al vaglio degli inquirenti: hanno chiesto al Parlamento l’autorizzazione a usare alcune chat in cui si citano parlamentari e ministri.
A cura di Luca Pons
0 CONDIVISIONI
Immagine

La situazione, in Monte dei Paschi di Siena, non è serena e non lo da mesi. Se non altro da quando, alla fine dello scorso anno, è emerso che la Procura di Milano aveva aperto un'inchiesta sulla scalata di MPS a Mediobanca. Un'operazione avvenuta nell'ambito di varie operazioni di ‘risiko' bancario che hanno portato l'istituto di credito a partecipazione statale ad acquistare Mediobanca e, quindi, i gruppi Delfin e Caltagirone ad acquisire una quota significativa di Generali Assicurazioni.

Nelle ultime settimane sono arrivate nuove svolte. L'indagine è ancora in corso, e il Parlamento ha ricevuto una richiesta di autorizzazione per alcune intercettazioni che riguardano figure politiche.

A fine aprile, Luigi Lovaglio è stato nuovamente eletto amministratore delegato, a sorpresa, dopo essere stato licenziato a marzo. Tra Delfin e Caltagirone è emersa una spaccatura – di facciata o di fatto, difficile a dirsi. E con la nuova maggioranza targata Lovaglio, all'interno del CdA, sono subito emerse tensioni. Ieri Fabrizio Palermo, consigliere indipendente, che era il candidato amministratore delegato ‘sconfitto' da Lovaglio, ha rassegnato le dimissioni.

Gli schieramenti in gioco: il ritorno di Lovaglio, le tensioni Delfin-Caltagirone

È utile fare un quadro della situazione finora. Nel 2024, il ministero dell'Economia (e quindi il governo Meloni) ha venduto una grossa fetta delle sue azioni di Monte dei Paschi di Siena. Con una procedura che oggi i pm contestano, se le sono aggiudicate il gruppo Caltagirone e Delfin, oltre a Banco Bpm, considerato vicino ai due gruppi.

È importante sottolineare che, formalmente, all'interno di MPS i due gruppi non erano ‘alleati'. Sotto la loro gestione di fatto – sostenuta o almeno non ostacolata dal governo – Monte dei Paschi nel 2025 ha lanciato un'offerta per Mediobanca, che è andata a segno. Così, Caltagirone e Delfin si sono ritrovati a controllare insieme quasi il 30% di Generali Assicurazioni.

Sull'ipotesi che questi due gruppi stessero segretamente collaborando indaga la Procura di Milano. Ed è indagato anche Luigi Lovaglio, già amministratore delegato di Monte dei Paschi dal 2022. A fine marzo 2026 l'incarico gli era stato revocato e a inizio aprile era stato licenziato da direttore generale, a quanto pare per alcune frizioni con Caltagirone.

Quando si è arrivati alle nuove elezioni per il Consiglio di amministrazione, però, gli azionisti hanno votato per la lista presentata da Plt Holding, una società azionista di minoranza: all'interno c'era proprio Lovaglio, che così è tornato a sorpresa all'incarico di amministratore delegato. Si dice "gli azionisti", ma in sostanza è stato decisivo il voto di Delfin – che quindi si è distaccato da Caltagirone nel voto.

Le dimissioni in CdA

Nella tarda serata di ieri, mercoledì 6 maggio, il consigliere Fabrizio Palermo ha rassegnato le dimissioni dal CdA. Il motivo ufficiale, affidato alle agenzie di stampa, è il mancato accordo su "recenti determinazioni in materia di governance". In pratica, si tratterebbe di screzi e tensioni legate ai rapporti tra la minoranza e la maggioranza nel Consiglio di amministrazione nella gestione di alcuni fascicoli importanti, in cui gli esponenti della maggioranza – i vincitori, della lista che ha sostenuto Lovaglio – avrebbero escluso gli ‘avversari' dalle decisioni.

È la seconda defezione significativa dal CdA. Nei giorni scorsi, il consigliere Carlo Vivaldi era decaduto perché non si era dimesso, dopo aver ottenuto l'incarico, dal ruolo nel CdA di Banca Mediolanum. Queste due uscite danno il via, ora, a due ingressi. Entreranno a far parte del Consiglio Gianluca Brancadoro – giurista, un tecnico considerato ‘vicino' al gruppo Caltagirone per gli incarichi che ha svolto – e Alessandro Caltagirone, figlio dell'imprenditore Francesco Gaetano, leader del gruppo.

Negli ultimi giorni, le riunioni che si sono svolte non sono servite per appianare le tensioni. Eppure, prima dell'estate la banca dovrà affrontare un passaggio cruciale. L'ad Lovaglio, infatti, ha deciso di accelerare sulla fusione di Mediobanca in MPS. Moltissimi dettagli restano da definire. Ci saranno due assemblee straordinarie prima di agosto. Per varare molte delle decisioni necessarie servirà una maggioranza dei due terzi: 10 consiglieri su 15, mentre la lista di maggioranza ne esprime solo 8. Dunque, per forza di cose, un dialogo si dovrà intavolare.

L'inchiesta sul risiko bancario arriva in Parlamento

In tutto ciò, a tenere alto il senso di incertezza c'è l'inchiesta della Procura di Milano. L'indagine per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza riguarda, come detto, le operazioni di scalata con cui Monte dei Paschi di Siena è arrivata ad acquistare Mediobanca tra il 2024 e il 2025.

Tra gli indagati ci sono proprio Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone e il presidente di Luxottica e della holding che la controlla, Delfin, Francesco Milleri. L'inchiesta non è chiusa, e sta per attraversare un passaggio che potrebbe essere decisivo in Parlamento.

La norma sulle intercettazioni, infatti, prevede che l'autorizzazione vada richiesta alla Camera e al Senato per prelevare chat, mail e altra corrispondenza che può riguardare dei parlamentari. La questione ruota attorno alle conversazioni di Marcello Sala, ex direttore generale dell'Economia al ministero dell'Economia. Sala non è indagato.

Il suo telefono è finito all'attenzione degli inquirenti, e lui ha segnalato che all'interno ci sono conversazioni con poco meno di una decina di esponenti politici di peso. Tra questi ci sarebbero il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, il suo vice Maurizio Leo e il sottosegretario Federico Freni, così come il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il suo vice Edoardo Rixi.

Per evitare che l'intera indagine salti, a posteriori, per non aver seguito le procedure, la Procura ha quindi chiesto al Parlamento di autorizzarla a procedere. Della questione si occuperà la giunta delle autorizzazioni. Certo, se la maggioranza dovesse decidere di bloccare le indagini dovrebbe poi spiegare, politicamente, perché ha deciso di farlo. I lavori tecnici della giunta sono già iniziati, una decisione dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views