Procura Generale Cassazione: “No stop all’ex Ilva di Taranto, bilanciare salute e produzione”

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La Procura Generale della Cassazione invita a bilanciare salute e produzione industriale. Per i lavoratori resta una “scelta diabolica”. Attesa per la decisione della Corte nelle prossime ore.

È necessario preservare il "bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale". Lo ha detto l'avvocato generale della Cassazione, Luigi Birritteri, nel corso dell'udienza davanti alle sezioni Unite Civili. Per la procura generale di Cassazione, il decreto con cui la Corte d'Appello di Milano ha imposto lo stop all'attività dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto, non avrebbe tenuto adeguatamente conto del rapporto tra salute ed economia, e non avrebbe accertato il pericolo rappresentato dall'amianto, ma solo "desunto".

In forza di queste considerazioni, per Birritteri, l'altoforno del sito non può ancora essere fermato. Acciaierei d'Italia, raggiunte da Fanpage.it, fanno sapere di volere aspettare di leggere la decisione della Corte e la sentenza prima di commentare. A promuovere il ricorso per evitare la ferma irreversibile è stata proprio la società insieme a Ilva.

Per i lavoratori che oggi sono impiegati nel sito, un bacino di circa 4mila persone, ancora una volta si contrappongono diritti essenziali come salute e occupazione. "Continuano a metterci davanti a una scelta diabolica", dice il referente del sindacato Usb, Enzo Mercurio.

Amianto: pericolo tra salute e lavoro

Lo scorso 11 settembre la Corte d'Appello di Milano ha decretato lo stop dell'ex Ilva richiamando esplicitamente l'articolo 41 della Costituzione con il quale è stabilito che "l'iniziativa economica privata è libera", ma anche che "non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana".

In ragione del pericolo rappresentato dalla presenza di 200 tonnellate di amianto ancora presenti nel sito siderurgico di Taranto, i giudici milanesi avevano quindi sottolineato l'importanza di preservare il diritto alla salute di cittadini e lavoratori come prioritario rispetto alle esigenze economiche, e disposto il termine delle attività.

La fine dell'impianto tarantino sembrava inevitabile, così come quella degli altri siti privi di area a caldo di Genova e Novi Ligure. Durante un question time di pochi giorni fa, però, il ministro per le Imprese Adolfo Urso aveva parlato di "spiragli" arrivati dalla Corte di Cassazione rispetto al prosieguo delle attività degli altiforni. Un orientamento confermato oggi e che getta nuova luce sulle conclusioni che formulerà la Corte di qui a qualche ora.

I lavoratori: "Contrapposti diritti essenziali, scelta diabolica"

Non c'è gioia tra i lavoratori per i lavoratori pugliesi per i quali già si parlava di Cassa Integrazione. Secondo il sindacalista Usb, Mercurio, il rimpallo di responsabilità tra politica e magistratura sul futuro dell'acciaieria è "frutto di una continua procrastinazione, in forza della quale tutti noi oggi ci troviamo in una situazione complicata. Si contrappongono diritti essenziali: salute e occupazione. E continuano a metterci davanti a una scelta diabolica".

Al momento, è in corso una trattativa riservata tra governo e una cordata di aziende rappresentate da Federacciai per proseguire le attività. Ancora non ne sono note le condizioni.

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