video suggerito
video suggerito

Pietro Gugliotta si è suicidato: l’ex gregario della Banda della Uno Bianca si è impiccato a 65 anni

Pietro Gugliotta, ex assistente di polizia e gregario della Banda della Uno Bianca, si è tolto la vita a 65 anni lo scorso gennaio a Colle d’Arba, in provincia di Pordenone. Pensionato da un anno, aveva cercato di farsi una nuova vita dopo la scarcerazione nel 2008. La notizia è emersa solo ora, a quattro mesi di distanza, mentre il caso torna d’attualità per l’intervista di Roberto Savi a “Belve Crime”. Pensionato da un anno,
A cura di Biagio Chiariello
0 CONDIVISIONI
Pietro Gugliotta
Pietro Gugliotta

Pietro Gugliotta, ex assistente di polizia e gregario della Banda della Uno Bianca, si è tolto la vita a 65 anni. L’uomo si è impiccato lo scorso gennaio nella sua abitazione di Colle d’Arba, un piccolo borgo in provincia di Pordenone, dove da tempo si era rifatto una vita lontano dai riflettori.

La notizia del suo suicidio è emersa solo in queste ore, a quattro mesi di distanza dal gesto estremo, proprio mentre il caso della Uno Bianca è tornato prepotentemente alla ribalta per l’intervista rilasciata da Roberto Savi a Belve Crime. Un tempismo che ha inevitabilmente riacceso sospetti e domande su una storia mai davvero chiusa.

Gugliotta era stato arrestato il 25 novembre 1994 mentre prestava ancora servizio alla centrale operativa della Questura di Bologna. Condannato a vent’anni di reclusione per rapine nel Riminese e per il supporto logistico fornito ai fratelli Savi, non fu ritenuto responsabile degli omicidi. Uscì dal carcere della Dozza nel luglio del 2008 dopo quattordici anni di detenzione.

In Friuli aveva ricostruito tutto: una nuova moglie, i due figli di lei, un lavoro in una cooperativa di reinserimento per ex detenuti e, da circa un anno, la pensione. Nel paese di poco più di 200 anime lo descrivevano come un uomo riservato, che aveva da poco finito di ristrutturare una casa vicino alla piazza. Nessun biglietto, nessun segnale di allarme. La Polizia Scientifica era intervenuta sul posto quel giorno stesso, ma nulla era trapelato fino ad ora.

Chi lo conosceva, a partire dalla sua storica avvocata Stefania Mannino, non nasconde la propria sorpresa. "Era grato per la seconda possibilità che la vita gli aveva dato", raccontava spesso. Nonostante la prima famiglia lo avesse allontanato subito dopo l’arresto, negli ultimi tempi i rapporti con le figlie sembravano essersi in parte ricuciti. Proprio per questo il gesto appare ancora più incomprensibile.

Ora il caso sulla banda che tra il 1987 e il 1994 seminò morte e terrore tra Emilia-Romagna e Marche (24 vittime e oltre cento feriti) si riapre con forza. Le recenti dichiarazioni di Roberto Savi – che dopo 32 anni di silenzio ha parlato di legami con i servizi segreti, di omicidi su commissione e di una presunta copertura istituzionale – hanno spinto i pm Andrea De Feis e Lucia Russo a chiedere il girato integrale dell’intervista andata in onda su Rai 2. I magistrati si preparano a sentirlo di nuovo.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views