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La Procura di Bologna acquisisce il girato dell’intervista di Roberto Savi a Belve Crime

I Carabinieri hanno fatto richiesta ufficiale alla Rai per acquisire il girato integrale dell’intervista di Francesca Fagnani a Roberto Savi, capo della Uno Bianca. Le dichiarazioni verranno confrontate con quanto detto dall’ex poliziotto in passato, nell’ambito dell’indagine portata avanti dagli inquirenti.
A cura di Ilaria Costabile
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Dopo l'intervista a Roberto Savi, capo della Banda della Uno Bianca, in onda martedì 5 maggio durante la puntata di Belve Crime, è arrivata la richiesta ufficiale da parte dei Carabinieri di Bologna all'ufficio legale della Rai per avere il girato dell'intervista.

La richiesta della Procura di Bologna

Nell'intervista rilasciata a Francesca Fagnani, Savi ha rilasciato dal carcere di Bollate alcune dichiarazioni che andrebbero a confermare la pista seguita dagli inquirenti che, quindi, hanno richiesto il girato dell'intervista per confrontare quanto dichiarato dal Corto in questo contesto, con quanto detto in passato. Il passo successivo, poi, sarebbe quello di chiedere a Savi di essere interrogato dai giudici Andrea De Feis e Lucia Russo. È chiaro che gli inquirenti non escludono che Savi possa aver parlato per ottenere benefici o, al contrario, per far arrivare messaggi a qualcuno, dal momento che in questi anni le indagini si sono protratte e anche i nomi all'interno dei fascicoli, che ormai sono diventati due, si sono moltiplicati, aprendo più strade.

Cosa ha detto Roberto Savi durante l'intervista a Belve Crime

Nel corso dell'incontro con la giornalista nel programma di Rai2, alla domanda diretta "Vi hanno chiesto di eliminarlo? (Pietro Capolungo ndr) il 72enne risponde con un cenno del capo, confermando che quell'assalto all'armeria di via Volturno, del 2 maggio 1991, non fosse solamente una rapina, ma qualcosa di decisamente più grande. Sul tema, infatti, è lo stesso Savi a schernire la giornalista dicendo: "Ma va là, la rapina. Chi va a rapinare pistole?". Alla domanda sul perché, quindi, fosse stato organizzato quell'agguato, l'ex poliziotto risponde dicendo che Capolungo doveva essere ucciso: "Perché era dei servizi particolari di Carabinieri. Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera". Emergono, quindi, dettagli che lasciano pensare che per anni, la banda agiva indisturbata perché, come dichiarato dal capo della Uno Bianca: "Sono subentrati personaggi non delinquenti che ci hanno garantito protezione". 

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