Manifestazione per i diritti civili #svegliatiitalia

Ieri sera la maggioranza di governo ha trovato un accordo sul testo del maxi emendamento al ddl unioni civili su cui stasera porrà la questione di fiducia in Aula al Senato. Una proposta di modifica scritta insieme a Ncd, che dovrebbe consentire il passaggio a Palazzo Madama del disegno di legge Cirinnà – o meglio, di quel che ne resta. Dal testo infatti sono state espunte alcune parti: l'articolo sulla stepchild adoption e l'obbligo di fedeltà.

Raggiunto l'accordo, il presidente del Consiglio ha subito parlato di "fatto storico per l'Italia", entusiasmo cui ha fatto eco anche quello di altri esponenti del Partito democratico, come Andrea Marcucci – per intenderci, l'autore del "super canguro" – e anche la stessa prima firmataria del ddl Monica Cirinnà. "Siamo davvero ad un passo da una legge storica, che assegnerà finalmente, dopo un ritardo insopportabile, diritti concreti e pieni alle coppie gay", ha detto la senatrice.

Nelle stesse ore esultava anche la compagine del centro, nonostante il ministro della Salute Beatrice Lorenzin nel pomeriggio avesse chiesto ulteriori modifiche, ritenendo lo stralcio della stepchild adoption "non sufficiente". Ad ogni modo, il ministro dell'Intenro Angelino Alfano si è mostrato contento, e ha parlato di vittoria "del buon senso".

Dall'altra parte, invece, l'accordo di ieri ha scatenato la rabbia e la frustrazione del mondo Lgbt. A Roma in tanti si sono riversati nei pressi del Senato, bloccando per qualche tempo il traffico. "L’emendamento sul quale il governo si appresta a chiedere fiducia in aula è una dichiarazione di resa, incondizionata, un insulto alla dignità delle persone perché frutto di strategie che svendono le vite di tutti e tutte. Se il risultato sarà quello di tenere in piedi una legge per fare campagna elettorale e proclami di tenuta del governo ci troveremo di fronte ad uno scempio agito, deciso, sulle vite, sui corpi di cittadine e cittadini di questo paese", hanno commentato i manifestanti.

Il fatto che, dopo mesi di contrasti e posizioni in linea di principio inavvicinabili, oggi siano tutti d'accordo tranne quelli che dovrebbero essere i diretti destinatari del provvedimento è emblematico del risultato raggiunto sul testo. Quello che è stato presentato come una "vittoria" o una "legge storica" in realtà non è altro che un compromesso al ribasso, fatto con chi una legge sulle unioni civili non l'ha mai voluta.

Il punto di partenza, il ddl Cirinnà, era già di per sé parecchio conciliante. Il disegno di legge non ha mai contemplato il matrimonio egualitario. Anzi, l'unione civilie, prevista inizialmente nel testo come "istituto giuridico originario", è stata poi definita "formazione sociale specifica", facendola rientrare nell'articolo 2 della Costituzione. Atteso quindi che le persone omosessuali comunque non si sarebbero potute sposare, la battaglia si è poi spostata sull'eliminazione di ogni possibile riferimento al matrimonio. Una differenziazione che, in realtà, è stata ottenuta sul piano più formale che altro: i diritti spettanti ai coniugi vengono riconosciuti tutti – nessuno escluso – anche ai componenti delle unioni civili. Tutto questo casino sul matrimonio e sulla famiglia tradizionale, insomma, sembra più volto a sottolineare la diversità: noi e voi, qualcosa tipo "potrete anche risolvere questioni pratiche legate al fatto che vivete insieme, ma non pensate di essere una famiglia". In questa direzione va anche l'ultimo smacco contenuto nel maxi emendamento, cioè l'eliminazione dell'obbligo di fedeltà. Il testo originario prevedeva che "dall’unione civile deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza e alla coabitazione". Un dettato, per i contrari, troppo simile al matrimonio. Una modifica di fatto inutile, che serve solo a sottolineare diversità.

Il compromesso più grosso, quello che impedirebbe di parlare di "legge storica" è lo stralcio dalla legge della stepchild adoption, l'estensione della possibilità di adottare il figlio biologico del partner anche agli omosessuali. Chiesta più volte da Alfano, la cancellazione dell'articolo 5 era sempre stata negata, perché sarebbe stato "un gioco sulla pelle delle persone". Come scrive su L'Espresso Alessandro Gilioli, "già nella sua formulazione iniziale, la Cirinnà ci avrebbe comunque tenuti ultimi in Europa occidentale per parità di diritti. Figuriamoci adesso". Forse, semplicemente, "uguali diritti non li voleva davvero nessuno. Nessuno li considerava una priorità, nessuno li considerava un obiettivo di civiltà da mettere davanti ai propri interessi di partito: di consenso fuori dal Palazzo e di giochetti dentro il Palazzo".

"Meglio un pezzo oggi, che tutto mai", ha detto l'altro ieri Renzi, puntando sul fatto che si tratta di un provvedimento atteso da oltre vent'anni per giustificare la cancellazione della stepchild dalla legge. Secondo questa impostazione le famiglie omosessuali dovrebbero intanto accontentarsi – dopo tanto tempo – di esistere. Il "come" è un dettaglio. Nel testo del maxi emendamento, comunque, c'è scritto che "resta fermo quanto previsto in materia di adozione dalle norme vigenti". Questo vuol dire che non si fermerà quell'orientamento della giurisprudenza che ha portato diversi tribunali a riconoscere la stepchild adoption.

Ed è proprio questo che succederà: sui bambini figli di coppie omosessuali decideranno i giudici. Ci saranno figli per legge e figli – se va bene – per tribunale. Non è una differenza da poco e di fatto crea per alcuni minori un percorso che è discriminatorio.

Il Partito democratico ha assicurato che le adozioni – lasciando intendere non solo stepchild – saranno contenute in un ddl specifico. Il capogruppo al Senato Luigi Zanda ha detto che anzi questa legge avrà "una corsia preferenziale" per essere approvata alla Camera e al Senato "entro la fine di questa legislatura". Alfano questa mattina ha dichiarato che "è stato un bel regalo all'Italia avere impedito che due persone dello stesso sesso avessero la possibilità di avere un figlio. Abbiamo impedito una rivoluzione contronatura e antropologica". Ecco, mi sembra ci siano tutti i presupposti per proseguire.