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Perché tutti vogliono provare i cibi virali (anche a costo di affrontare file infinite)

Per quale motivo sempre più persone sono disposte ad affrontare file infinite per provare un cibo virale? Ecco la spiegazione psicologica del fenomeno.
A cura di Valeria Paglionico
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Quante volte vi è capitato di passare fuori un ristorante o un fast food famoso sui social e di ritrovarvi nel bel mezzo di file infinite? Non è una cosa che succede di rado, anzi, al momento i locali culinari più famosi e frequentati sono proprio quelli che devono il loro successo a Instagram e TikTok. Che siano o meno di qualità, non importa, l'unica cosa che interessa ai clienti sembra essere scattare una foto da decine di like alla pietanza ordinata, proprio come se si avesse tra le mani un trofeo. Per quale motivo le persone sono disposte ad affrontare folle indicibili pur di provare i cibi virali?

La mania dei ristoranti e dei fast food virali

Patatine fritte con salse esclusive, smash burger di ogni tipo e panini col kebab con contorni speciali: in giro per il mondo sono sempre di più i ristoranti e i fast food che devono la loro notorietà ai social. La cosa attira milioni di cittadini e di turisti, che con il loro interesse riescono a trasformare la pietanza virale in un vero e proprio oggetto del desiderio. Sebbene in molti casi possa capitare di rimanere delusi dal gusto, la cosa sembra non importare a coloro che sono disposti ad affrontare ore e ore di fila, per loro l'unica cosa che conta è seguire la mania del momento, documentandola con foto e Stories. Qual è la spiegazione di questo fenomeno? Le file non sono solo un segnale di popolarità, mandano ai potenziali clienti anche dei forti segnali psicologici.

La Fomo legata ai cibi virali

Il concetto di Fomo, ovvero la paura di essere tagliati fuori, è sempre stato associato a eventi e serate ma la verità è che riguarda anche il settore culinario. Tutti (o quasi) coloro che accettano di provare un cibo virale non lo fanno per sperimentare un sapore unico, ma per mostrare alla comunità social di essere sempre sul pezzo, come una sorta di status symbol. Vedere file di persone che aspettano ore pur di provare una pietanza rende l'esperienza ancora più desiderabile, suscitando la sopracitata Fomo, ovvero una sensazione di paura di perdersi qualcosa e rimanere esclusi. Di fronte questa "ansia sociale", è chiaro che, a prescindere dai gusti personali, quel cibo diventerà protagonista di video, foto e Stories e verrà descritto sempre come qualcosa di speciale. Insomma, a quanto pare anche i pasti sono stati trasformati in "performance" e i propri account non sono altro che un palcoscenico su cui metterle in scena.

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