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OPINIONI

Il paradosso sul red carpet di Cannes: ci indigniamo per le braccia di Demi Moore e consigliamo Ozempic a Sarah Toscano

Demi Moore sfila a Cannes e i fan si preoccupano vedendola troppo magra, qualcuno la definisce deperita. Pochi giorni dopo sul red carpet è la volta di Sarah Toscano e il tono dei commenti va da chi le consiglia Ozempic a chi le suggerisce di mettersi a dieta, perché cicciottella. Qualcosa non torna.
Demi Moore e Sarah Toscano
Demi Moore e Sarah Toscano

Un paradosso, per definizione, deve generare una sorta di cortocircuito logico e in effetti qui siamo di fronte a una contraddizione in termini. Perché se una bellissima donna appare in pubblico con un corpo oggettivamente molto magro viene criticata, non ha senso che poi una ragazza normopeso di 20 anni venga definita cicciottella e le venga intimato che dovrebbe perdere qualche chilo di troppo. Le due affermazioni sembrano in contrasto, ma in questo meccanismo del cane che si morde la coda c'è di base un contesto sociale che permette di spiegare e "risolvere" il paradosso. La cultura contemporanea dell'immagine ha messo il corpo al centro: sei giusto se rispetti un ideale estetico rigido e ben definito, si sei conforme a certi standard.

Uno di questi è la magrezza. Il recente movimento della body positivity non è riuscito a scalfire questo caposaldo di vecchia data, tornato prepotentemente alla ribalta. Non abbiamo mai davvero superato l'equazione magro=bello: mostrare corpi diversi, di taglie diverse ha aiutato ad aprire un po' le menti, abbattere qualche barriera, superare qualche pregiudizio. Ma il trend è svanito in fretta e la moda si è riappropriata dell'antica equazione, come dimostrato da passerelle e red carpet, nuovamente invasi di taglie Small. Però attenzione: non troppo Small. Perché il passo a commenti del tipo "sei scheletrica" o "dovresti mangiare di più" è brevissimo.

Sarah Toscano a Cannes 2026
Sarah Toscano a Cannes 2026

Altrettanto sottile è il confine che separa magrezza e sovrappeso: in questo secondo caso agli occhi degli altri diventi immediatamente una persona che non ha cura di sé, che non si ama, che si trascura, che non ha a cuore la propria salute. E qui c'è un altro errore di fondo: confondere la salute con l'estetica. Una persona magra può stare bene e non avere problemi, tanto quanto una persona più robusta. Guardando un corpo da fuori, non si può sapere davvero nulla della sua storia: né di quella strettamente fisica né di quella più intima e personale, del groviglio di traumi, pensieri, insicurezze che un individuo si porta dietro e che certe parole vanno inutilmente a pungolare.

Il paradosso del body shaming si può risolvere solo smettendo di trattare il corpo femminile come materia da giudicare, commentare, contro cui puntare il dito, da mettere al centro di discussione. Il più delle volte, lo si fa unicamente per dare sfogo a proprie frustrazioni, proiettando insicurezze personali sul prossimo. Forse è psicologia spicciola, ma se giudico il prossimo tenderò a sentirmi più forte, meno insicuro. In questo malsano gioco di specchi si tralascia del tutto chi si ha di fronte, non si ha cura di ciò che quelle parole potrebbero causare. La cronaca, in realtà, sempre più spesso ha riportato storia drammatiche: reggere certe parole a lungo andare può rivelarsi estenuante, portando a epiloghi estremi quando la voglia di combattere viene meno.

Demi Moore
Demi Moore

Giudicare un corpo è un'arma potente, per questo è la prima che si usa per colpire qualcuno: si va sul sicuro, perché si tocca un nervo per forza di cose scoperto. Il corpo è come ci presentiamo al mondo. Il problema è quando quel biglietto da visita diventa totalizzante: da come appari dipende il tuo valore, il tuo successo, ciò che puoi fare o non puoi fare nella vita. Da come appari, gli altri deducono chi sei. Ecco perché bisogna essere magri, ma non troppo magri: perché in quel caso diventi automaticamente una persona fragile, depressa, malata. Ma non bisogna essere grassi, perché in quel caso sei per forza una persona pigra, che non si sa controllare, sciatta. Pure se hai un corpo tonico e allenato non va bene: perché significa che sei ossessionato dalla palestra, che sembri artificiale, che non ti sai godere la vita. Chiaramente, non c'è mai un reale interesse verso la salute di quella persona: magra, allenata o grassa che sia. Si vuole solo marcare uno stereotipo.

Qualunque corpo può finire in questo tritacarne, che sui social ha trovato una piazza perfetta per lo show. Chiunque può dire la sua, protetto dall'anonimato, protetto da uno schermo. Infatti, nella totale sicurezza, qualcuno vedendo Sarah Toscano a Cannes le ha consigliato di fare qualche punturina di Ozempic per perdere peso. Tutto questo, proprio nel pieno del caos su questo farmaco, lo stesso attribuito a Demi Moore pochi giorni prima, lo stesso attribuito a tante celebrities protagoniste di recente di notevoli perdite di peso. Non siamo più abituati a vedere un corpo normale: i nostri occhi si sono assuefatti completamente agli stereotipi, siamo in corsa verso la perfezione e non sappiamo fermarci.

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Troppo magra, troppo grassa, troppo muscolosa, in sovrappeso, malata o deperita: gli altri troveranno sempre delle etichette da attribuirci, generando questa spirale del confronto da cui è impossibile uscire vincitori. Guardandoci allo specchio, purtroppo, ora il focus è sui cosiddetti difetti, ci guardiamo a vediamo solo cose da cambiare: per somigliare a qualcun'altra, per zittire chi ci critica. Ma raramente per noi stessi, per fare qualcosa orientato davvero al nostro benessere, al modo in cui vorremmo essere. Perché in questo caso, ogni cambiamento è legittimo: ognuno è padrone del proprio corpo. Ecco perché, mentre vediamo seni esplodere, corpi rimpicciolirsi, labbra gonfiarsi, quello che dovremmo riscoprire è il nostro valore autentico slegato da un ideale di perfezione che non esiste. Perché la verità è che non avremo mai un corpo giusto, se lo consideriamo tale filtrato dallo sguardo altrui.

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Giornalista dal 2018, laureata in Lettere ed Editoria e Scrittura, consegue al termine degli studi universitari il master in Critica giornalistica presso l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio d'Amico di Roma. Qui, oltre a portare avanti la formazione accademica e a fare esperienze di redazione, coltiva la passione per la radiofonia, collaborando con emittenti web e seguendo corsi di dizione e conduzione. Attualmente a Milano scrive per Fanpage.it, nell'area Stile e Trend, occupandosi prevalentemente di storie e interviste, questioni di genere, storie di donne.
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