
"Pesi 100 chili", "Ma sei troppo magra", "Hai il fisico di un uomo". L'odio verso il corpo femminile sembra essere sempre di moda, non c'è rieducazione o consapevolezza che regga a confronto di un sistema pensato per denigrarci. Se dimagrisci allora vuol dire che sei malata, se hai un fisico più morbido allora sei grassa, se sei sportiva sembri un uomo, quando finiranno questi commenti di cattivo gusto e, soprattutto, non richiesti? Perché no, caro Giovanni, non ci interessa di quello che pensi tu sul fisico di una ragazza di 18 anni o su quello di una cantante che ha alle spalle oltre 15 anni di carriera. Forse vale la pena ricordarlo ancora una volta, visto che il messaggio non sembra passare: il corpo delle donne non si commenta, così proprio come quello degli uomini.
Ma facciamo un passo indietro. Qualche mese fa aveva fatto scalpore il caso di Giorgia Soleri, finita al centro di un'improponibile quanto surreale interessamento online per il suo fisico. L'attivista e scrittrice milanese, che da anni sensibilizza sul tema dell'endometriosi, aveva fatto un video dove mostrava la sua pancia gonfia a causa della malattia e in cui mostrava i commenti ricevuti sui social, in cui alcune persone le chiedevano se fosse incinta. "No, non sono incinta. Sono malata", aveva risposto Soleri in un post, spostando l'attenzione dai commenti fuori luogo a una richiesta di aiuto per tutte quelle donne che devono aspettare oltre 10 anni per avere una diagnosi. E anche in questo caso, uomini ma anche donne (forse ancora più scioccante) si erano sentiti in diritto di commentare il corpo di una ragazza, ovviamente nascondendosi dietro la tastiera di un computer o di telefono.
Dopo Giorgia Soleri, qualche giorno fa è toccato a Chanel Totti, la giovane e coraggiosa concorrente di Pechino Express, figlia di Ilary Blasi e Francesco Totti. In un video sulla pagina Instagram del personal trainer Claudio Pallitto, appare Chanel per invitare i follower a venire ad allenarsi . In breve tempo, sotto il post sono arrivati una marea di insulti. Centinaia di uomini, donne e persino ragazzini, si sono sentiti in diritto di lasciare commenti a dir poco disgustosi come "Pesi 100 chili" o "Ma questa magna in palestra o si allena?". E ancora, battute sul peso, sul corpo, sulla forma. Come se bastasse un video di pochi secondi per trasformare chiunque in un nutrizionista improvvisato, in un giudice estetico, in un dispensatore seriale di cattiveria gratuita. Chanel Totti ha 18 anni, ed è già costretta a fare i conti con un tribunale permanente che non perdona nulla, nemmeno la crescita. Perché è anche questo il punto che spesso si ignora con una leggerezza (e oserei dire ignoranza) disarmante: i corpi cambiano, evolvono, attraversano fasi. Ma online no, online devi essere perfetta, coerente, immobile. Sempre uguale a te stessa, sempre all’altezza delle aspettative degli altri. E così, mentre lei compare sorridente in un video innocuo, sotto si consuma il solito rito collettivo. Un accanimento che non ha nulla di spontaneo, ma che è ormai diventato meccanico, quasi automatico. Commentare, giudicare, ridicolizzare. Senza fermarsi un secondo a pensare che dietro quel corpo c’è una persona, una ragazza, una storia.

E se pensate che riguardi solo le giovanissime, basta spostarsi di qualche giorno nel flusso dei social per trovare un altro esempio. Questa volta è Emma Marrone, una delle artiste più amate della musica italiana, una donna che da anni si espone, si racconta, si mette in gioco. Anche lei finita nel mirino per il suo aspetto fisico, per qualche chilo in meno, per un corpo cambiato. Quando le è stato chiesto se avesse preso l'Ozempic, ha risposto "No cucciola allenamento e piano alimentare" a una donna nei suoi commenti, spiegando con una semplicità quasi disarmante ciò che dovrebbe essere ovvio. Ma ovvio, evidentemente, non lo è. "Lo stavo aspettando un commento da stronza. Sei arrivata prima, brava", ha aggiunto, mettendo nero su bianco quello che tante pensano e poche dicono.
Ma questo non è un fenomeno che si limita ovviamente al panorama italiano. Anche negli Stati Uniti, ad esempio, sono tanti i personaggi famosi finiti al centro di polemiche relative al loro corpo. Un esempio concreto è quello dell’attrice Pamela Anderson, che ha sfoggiato negli ultimi tempi un look più libero, senza trucchi o tinte ai capelli e per questo è stata duramente criticata. C’è un’attenzione globale non richiesta relativa al corpo delle donne, che ovviamente non riguarda solo attrici o personaggi famosi. Sono tante le donne che nella quotidianità si sentono chiedere se sono ingrassate, se stanno bene perché hanno perso peso e no, non è l’ennesima lezione del politically correct. È un dato di fatto.
Perché il problema non è il singolo commento. È il sistema che lo legittima. È quell’idea per cui il corpo femminile sia ancora uno spazio pubblico, aperto all’interpretazione, alla critica, alla valutazione continua. Un corpo che deve giustificarsi se cambia, spiegarsi se dimagrisce, difendersi se non rientra nei canoni. Che poi parliamoci chiaro: quali canoni? E allora forse la domanda non è più quando finiranno questi commenti. Ma perché continuiamo a tollerarli. Perché continuiamo a considerarli normali, quasi inevitabili, parte del gioco. Non lo sono. Non è normalità, è abitudine. Ed è un’abitudine che si può e si deve disimparare. Perché non è libertà di parola. È solo l’ennesima forma, stanca e ripetitiva, di mancanza di rispetto. E forse è arrivato il momento di dirlo senza giri di parole: il corpo degli altri non è un argomento di discussione. Non lo è mai stato e non dovrebbe esserlo soprattutto adesso.