Ossessione per la magrezza nell’era Ozempic, la psicologa Malluzzo: “Si pensa che il valore dipenda dall’aspetto fisico”

Dopo anni di dibattito sull'importanza di instaurare col proprio corpo e con la propria immagine un rapporto sano, oltre gli stereotipi, oltre le ossessioni, oltre i condizionamenti imposti da social e pubblicità, siamo tornati all'egemonia della magrezza estrema. Sembrava si fosse andato oltre, sembrava che parlare di diversità e mostrarla avesse in qualche modo aperto la strada a un cambiamento: quello in cui non c'è un solo modo giusto di essere, un solo modello di corpo perfetto a cui aderire. Adesso, invece, sembra che si stia riproponendo la corsa al dimagrimento estremo, ottenuto con l'aiuto di farmaci. Il pensiero va subito a Ozempic, il farmaco nato per il trattamento del diabete di tipo 2, ma assunto da molte persone non diabetiche come dimagrante (ossia off label, fuori dalle indicazioni ufficiali). La presenza di semaglutide, infatti, riduce l'appetito e porta quindi a perdere peso. La stessa molecola è venduta anche come Wegovy, ma anche in questo caso si tratta di un farmaco specifico per pazienti obesi, non per persone sane e normopeso che vogliono veder scendere il numero sulla bilancia. Ozempic è gettonatissimo a Hollywood, anche se poche celebrities hanno ammesso di averlo usato. Una di queste è Kris Jenner di recente, che ha ammesso di averne subito anche gli effetti collaterali. Il farmaco ha le sue controindicazioni mediche infatti, ma ha anche ripercussioni psicologiche: sia in chi lo assume, sia in chi dall'altra parte assiste a questo proliferare di corpi magrissimi. Fanpage.it ha approfondito questo aspetto psicologico con la dott.ssa Stefania Malluzzo. L'esperta ci ha tenuto a precisare: "Farmaci come Ozempic, Mounjaro e Wegovy rappresentano oggi un importante traguardo della ricerca scientifica nel trattamento dell'obesità e delle patologie metaboliche correlate. Se utilizzati con diagnosi appropriate e sotto controllo medico, possono contribuire significativamente al miglioramento della salute fisica e della qualità di vita". Accanto a ciò, però, ha anche spiegato meglio i suoi effetti a livello più profondo. meno visibile e meno fisico.
Una notevole perdita di peso e quindi uno stravolgimento della propria immagine corporea, che effetti ha sul rapporto con sé stessi e con la propria identità?
Una perdita di peso importante può determinare un cambiamento identitario molto profondo. Il corpo rappresenta una parte essenziale della percezione di sé e quando cambia rapidamente la mente può avere difficoltà ad adattarsi alla nuova immagine. Alcune persone riferiscono una sensazione di estraneità o di "non riconoscersi più", altre sviluppano paura di recuperare peso o dipendenza dall'approvazione esterna. Il sostegno psicologico permette di accompagnare la persona nella consapevolezza della trasformazione corporea, favorendo integrazione tra cambiamento fisico, identità personale e benessere emotivo.
Vedere drastici cambiamenti fisici nel mondo dello spettacolo può alimentare un'ossessione nei confronti del corpo?
Sì. L'esposizione continua a trasformazioni corporee rapide e idealizzate può alimentare il confronto sociale e l'idea che il valore personale dipenda dall'aspetto fisico. I social network tendono spesso a mostrare il risultato finale senza raccontare la complessità del percorso clinico e psicologico. Questo può favorire ansia estetica, insoddisfazione corporea e comportamenti alimentari disfunzionali.
Per i giovani è pericoloso questo ritorno al focus sulla magrezza estrema?
Adolescenti e giovani adulti sono particolarmente vulnerabili perché stanno costruendo la propria identità personale e corporea. Quando il messaggio culturale dominante diventa "magro è bello e vincente", molti ragazzi possono sviluppare senso di inadeguatezza, distorsione dell'immagine corporea e bassa autostima. È importante educare al benessere psicofisico e non alla perfezione estetica.
Farmaci come Ozempic, Mounjaro e Wegovy rischiano di essere percepiti come facili scorciatoie?
Questi farmaci rappresentano un importante progresso della medicina e hanno un ruolo terapeutico significativo quando prescritti con indicazioni corrette. Il rischio nasce quando vengono trasformati in strumenti esclusivamente estetici. In quel caso si può diffondere l'idea del dimagrimento rapido come soluzione immediata, senza affrontare il rapporto emotivo con il corpo e con il cibo. La perdita di peso non coincide automaticamente con il benessere psicologico. Per questo è necessario un approccio multidisciplinare che integri sostegno medico, nutrizionale e psicologico.
Quanto è importante l'affiancamento psicologico durante questi percorsi?
L'affiancamento psicologico è fondamentale. La psicologia del benessere aiuta la persona a vivere il cambiamento corporeo con maggiore consapevolezza e stabilità emotiva. Il supporto psicologico aiuta a: comprendere la trasformazione del corpo, prevenire vissuti di estraneità, evitare dipendenza psicologica dal dimagrimento, ridurre il rischio di disturbi alimentari, migliorare la compliance dopo la sospensione del farmaco, favorire il mantenimento di abitudini sane e sostenibili. L'obiettivo finale non è soltanto perdere peso, ma raggiungere un equilibrio psicofisico duraturo.
Il dilagare di corpi estremamente magri alimenta ancora oggi lo stereotipo del magro è bello, è perfetto, è giusto?
Purtroppo sì. Lo stereotipo che associa magrezza, successo e valore personale è ancora molto presente. Questo può aumentare la fragilità psicologica e spingere molte persone a vivere il corpo come una continua fonte di giudizio e confronto. È importante promuovere una cultura della salute e del benessere globale, dove il corpo venga considerato nella sua complessità biologica, psicologica ed emotiva.