Stefano Sensi non mette piede in campo con la maglia dell'Inter da quasi due mesi, era il 9 febbraio scorso. Si giocava il ritorno della semifinale di Coppa Italia tra i nerazzurri e la Juventus: il 25enne centrocampista di Urbino subentrava negli ultimi 25 minuti ad Eriksen, ormai avviato ad essere punto fisso dell'undici di Antonio Conte.

Da allora solo panchine e un paio di mancate convocazioni per i soliti problemi fisici, classificati alla voce "affaticamento". Una costante, quella della fragilità muscolare, che ha frenato in entrambe le stagioni nerazzurre il piccolo centrocampista arrivato dal Sassuolo, dopo che all'inizio della sua avventura all'Inter era partito come meglio non si poteva, mettendo a segno entro fine settembre ben tre reti. Poi da inizio ottobre 2019 l'inizio di una sequela di infortuni senza fine, trascinatisi fin quasi ad oggi.

Nel mentre tuttavia Sensi ha perso terreno nelle gerarchie di Conte, al punto che oggi pur essendo sano non viene praticamente mai impiegato nell'Inter. Il paradosso è che invece è stato non solo convocato da Mancini per le partite di qualificazione mondiale dell'Italia, ma anche schierato titolare contro la Bulgaria. Sensi ha poi giocato tutto il secondo tempo contro la Lituania, con tanto di goal che ha aperto le marcature a Vilnius. Tornato alla base, ecco una nuova panchina contro il Bologna sabato scorso ed oggi analogo destino lo attende nel recupero contro il Sassuolo: nonostante la squalifica di Brozovic, Conte dovrebbe mandare in campo dal 1′ Gagliardini a completare il reparto con Barella ed Eriksen.

Una situazione che non sembra certo preludere a quella definitiva consacrazione di Sensi vaticinata invece dall'allenatore che lo lanciò appena diciottenne ai tempi del San Marino. Intervistato da ‘Tuttosport', Fernando de Argila invita il ragazzo a fare le valigie al più presto. E non c'entra solo l'Inter, ma il discorso si allarga a tutto il calcio italiano.

"Per il futuro è meglio che vada via dall'Italia. Deve trasferirsi in un campionato dove tutti provano a giocare a calcio, toccando la palla 250 volte a partita. Stefano è ancora più forte di quello che si possa pensare. Guardi le statistiche con la nazionale italiana: ha giocato meno di 600 minuti e segnato ben tre reti".

Per il suo ex tecnico, il centrocampista marchigiano è ancora in tempo per onorare paragoni importanti.

"Già a 18 anni Sensi era un fuoriclasse. Un giocatore differente, che sarebbe potuto diventare come Xavi e Iniesta. Era lampante fosse decisamente migliore di tutti gli altri. Il punto è che il tempo passa e non ritorna. All'estero avrebbe avuto maggiori possibilità di mettersi in mostra. Se fosse stato spagnolo, non avrebbe mai giocato nella terza serie. Ma sarebbe partito subito dalla massima divisione, esplodendo quindi prima. E visto che prima parlavamo di Xavi e Iniesta aggiungo questo: giocando con continuità in una lega differente dalla serie A, può raggiungere il loro livello, da Pallone d'Oro".

Intanto, con un contratto in scadenza a giugno 2024, Sensi proverà in questo finale di stagione ad apporre anche la sua firma su uno Scudetto che si avvicina a grandi passi.