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OPINIONI

Palestra al Chelsea, anziché all’Inter, è un errore solo per chi vive un calcio che non esiste più

Con una videcocall il Chelsea soffia Marco Palestra all’Inter e fa un favore enorme al calciatore, all’Atalanta e anche al movimento azzurro.
A cura di Jvan Sica
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Prima, più e meglio dei Mondiali di calcio che si stanno giocando dall’altra parte dell’Atlantico, in Italia in questi giorni si è parlato di un calciatore di proprietà dell’Atalanta ma che in questa stagione ha giocato con il Cagliari. Ovviamente ci riferiamo a Marco Palestra, appena soffiato dal Chelsea all'Inter quando tutto sembrava fatto. Purtroppo però di Palestra non interessano le cose che dovrebbero davvero interessare, ovvero perché un calciatore del genere non è già stabilmente un titolare fisso in una delle nostre squadre migliori o almeno all’Atalanta dove è cresciuto?

Perché ha solo due presenze in Nazionale nonostante abbia già 21 anni? Perché di Palestra se ne parla da anni ma mai nessuno lo ha messo fra le questioni importanti che riguardano il nostro calcio? In poche e sintetiche parole perché Marco Palestra è stato così periferico (un altro modo per non dire completamente assente) nel discorso e nelle scelte calcistiche delle nostre principali squadre di club e della Nazionale, per assumere invece improvvisamente un’attenzione così morbosa?

Il motivo giornalisticamente di tendenza riguarda il fatto che l'Inter, la squadra vincitrice dell’ultimo scudetto, quella con la rosa migliore, abbia cercato in diversi modi e tempi di prendere a servizio Palestra, mentre in poche ore il Chelsea abbia chiuso la trattativa con quella ingordigia irrispettosa della Premier League, che però ci faceva esaltare quando negli anni ‘90 strappavamo tutto a tutti spesso senza alcun motivo apparente (dobbiamo fare la lista dei “Quaresma” comprati dal calcio italiano quando ce lo potevamo permettere?). Oltretutto con una sbrigativa videocall.

Marco Palestra con la maglia del Cagliari.
Marco Palestra con la maglia del Cagliari.

Questa “incredibile” scelta di Palestra, del suo entourage e dell’Atalanta di vendere il calciatore al Chelsea è vista come l’ennesima sciagura del nostro calcio, mentre sembra essere proprio il contrario. Iniziamo con le cifre, i soldi non sono tutto ma servono: 57 milioni, più 3 di bonus e il 10% sulla futura rivendita sono una manna quasi inaspettata per l’Atalanta che ha non solo la possibilità di reggere l’assenza di Palestra (oltretutto assente anche quest’anno in quanto in forza al Cagliari), ma che ha anche il sostituto già pronto, in fase di debutto con l’Italia agli Europei under 19, Javison Idele. Se trovi per la strada sessanta milioni mica li butti per colpa del “prima le italiane”.

Secondo elemento che riguarda sempre il money: sei anni a cinque milioni a stagione in uno dei club migliori al mondo per un calciatore come Palestra non sembrano essere barattabili con una bella stagione milanese ma anche torinese, napoletana, ecc. I calciatori che si sentono migliori devono sfidare i migliori e guadagnare per quello che offrono al pubblico. Palestra e il suo entourage hanno scelto quello che meglio serve e potrà ancora far crescere il calciatore. C’è poi il discorso che riporta all’inizio, ovvero che il caso Palestra fosse un danno al nostro calcio, che rientra anche lui nell’idea di dispersione del talento a cui siamo ormai abituati.

Palestra durante il ritiro con l’Italia.
Palestra durante il ritiro con l’Italia.

È vero che perdere Palestra vuole dire perdere un calciatore che avrebbe potuto far rendere meglio una squadra italiana, ma allora perché non puntarci sopra almeno due anni fa, le squadre e addirittura le Nazionali in giro per il mondo non fanno giocare i diciassettenni o diciottenni di valore? Solo in Italia abbiamo queste remore. Se Palestra al Chelsea fa male, allora perché non puntare forte e adesso proprio su Idele, investire con coraggio su di lui e metterlo al centro del progetto di un futuro a breve termine, che sia all’Atalanta ma ancora di più per le altre squadre che hanno visto talenti partire in questi anni? Far giocare i giovani vuol dire proprio questo, farli giocare e crescere quando ancora non sono pronti, anche di fronte ai mugugni della piazza, per poi ritrovarseli pronti, forti e decisivi poco dopo e magari venderli al miglior offerente e sostenersi.

Se andiamo a vedere poi i disastri che hanno fatto le nostre squadre di Serie A in questi anni soprattutto con i giovani calciatori (il termine giovane è accettabile fino a 18 anni, prima regola semantica che Malagò dovrebbe istituire per decreto linguistico), l’acquisto di Palestra da parte del Chelsea è anche un enorme favore che viene fatto al nostro movimento. Invece di crescere con il freno a mano tirato e giocarsi la titolarità con calciatori di dubbio valore (e siamo stati delicati), molto meglio giocarsi la titolarità con Malo Gusto e imparare la leadership da Reece James. Iniziare a fondare una Nazionale con il portiere e addirittura tre difensori che giocano in Premier League (Palestra, Calafiori, Leoni) poi è sicuramente una buona idea anche per l’azzurro Italia.

Insomma, anche se tanti pensano che non sia così, tutto bene quel che finisce bene, con più soldi per tutti, migliori prospettive di crescita per il calciatore e migliore eventuale rimessa quando il calciatore tornerà in Italia per indossare l’azzurro. Un ‘operazione win-win così non è criticabile se non da chi guarda ancora a un calcio che non esiste più.

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