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Mondiali di calcio 2026

Leo Messi o Cristiano Ronaldo, dopo questi Mondiali finalmente sappiamo la verità

La domanda generazionale su chi sia stato migliore tra Leo Messi e Cristiano Ronaldo ha trovato una risposta forte, chiara e definitiva sui campi dei Mondiali 2026.
A cura di Jvan Sica
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Nel calcio, a differenza di altri settori della società in cui stiamo regredendo o accelerando a seconda dei casi, gli anni ‘10 del nuovo secolo o millennio non vogliono passare. Da una parte c'è ancora Guardiola che è frontiera in tutto quello che fa, nella scelta degli anti-terzini come per il ritorno del centravanti, dall'altra addirittura Mourinho, che invece pensavamo passato e già raccontabile ai posteri e invece nella prossima stagione lo ritroviamo a guidare la squadra più importante al mondo che ha bisogno come il pane di ritornare sulla cresta dell’onda.
Nel nostro piccolo e misero orto italiano anche noi siamo ancora tra il post-sarrismo degli allenatori che cercano di proporre calcio e l’allegrismo esasperato, che coerentemente viene chiesto ad Allegri stesso, anche lui approdato in una delle migliori squadre della serie A in cerca di una nuova vittoria.

Pensando a questi Mondiali che avrebbero potuto sancire definitivamente l’apertura verso un nuovo mondo, i soliti e instancabili anni ‘10 sono invece ancora tra noi, immarcescibili nella sfida portata ormai allo sfinimento fra Cristiano Ronaldo e Messi, i migliori degli anni ‘10 appunto, ma arrivati a metà di questi anni ‘20 con le proprie facce ancora enormi sulla copertina di una Coppa del mondo.

Un po’ tutto questo è legato alla legge numero uno di Hollywood, serve il nome grande dell’attore sul cartellone per attirare gente al cinema. Diciamo la verità, gli americani conoscono poco e male il soccer e se veramente qualcuno conosce un calciatore questi sono proprio Cristiano Ronaldo e Messi, le due stelle polari vendibili perfettamente anche sul mercato americano. Il portoghese è l’ultracapitalismo fatto persona, un’esagerazione di american way of life eccezionalmente centrata nella mediasfera dei social. Dall’altra parte un personaggio silente e morbido dal punto di vista della presentabilità politico-sociale, un calciatore che ha voluto essenzialmente giocare a pallone tutta la sua vita, senza mai interferire in altri campi, nella speranza di non essere tirato per la giacchetta da nessuno, anche se poi una specie di giacchetta in Qatar gliel’hanno messa comunque addosso.

Messi e Cristiano Ronaldo sono stati i volti di cartello dei Mondiali 2026.
Messi e Cristiano Ronaldo sono stati i volti di cartello dei Mondiali 2026.

I loro due nomi sono serviti e hanno fatto botteghino mediale e non solo, quindi in questo senso l’ecosistema di marketing creato intorno a loro due è andato a buon fine. L’implicito programma per questi Mondiali però richiedeva poi alla fine anche un finale, un finale eccezionale se fosse stato uno scontro appunto in finale, ma questo solo il campo e il fato del tabellone poteva permetterlo, ma in fin dei conti anche un duello sempre finale a distanza era necessario e c’è stato.

E alla fine dei conti, com’è andata? Come non indicare in Messi il calciatore che forse per la prima vera volta si scalza dai tubolari Cristiano Ronaldo e si avvia ad essere a furor di popolo cosciente il migliore della sua epoca. Questi Mondiali hanno sancito questa che nell’era della post-verità, possiamo però far passare per verità assodata, con tanto di numeri, grafici, tabelle, andamenti e curve gaussiane a sostenerla.

Messi non solo ha segnato 8 gol, ha fornito 5 assist ed è stato decisivo per la sua Argentina, ha anche dimostrato di essere perfettamente consapevole di quello che il suo corpo può offrire a 39 anni e a esaltarlo quando e come serve. Questa è la prima difficoltà che deve infatti superare un atleta in età avanzata in un contesto agonistico. Quello che è riuscito al 10 argentino poi è rendere ovvia alla sua squadra questa differenza con il Messi prime, senza che nessuno storcesse neanche minimamente la bocca, anzi con l’appoggio incondizionato dell’intera rosa albiceleste. Messi è così idolatrato dai suoi compagni di squadra che non solo si commuovono quando ne parlano, ma sono disposti a correre anche per lui quando gli altri attaccano e a girarci letteralmente attorno quando gli fanno arrivare la palla. Ogni prima scelta della manovra argentina passa sempre per Messi e i compagni fanno di tutto non solo per recapitargli la palla ma anche per eliminare quanti più inciampi Messi possa avere sul suo cammino per l’ennesimo assist o per l’ennesimo gol. Avere questa sorta di potere spirituale su un gruppo di professionisti a loro volta desiderosi di essere i numeri uno, altrimenti a quel livello non ci arrivi, è incredibile.

Messi ha trascinato l'Argentina a suon di gol e assist.
Messi ha trascinato l'Argentina a suon di gol e assist.

Questo non è accaduto a Cristiano Ronaldo che era e voleva essere centrale nel Portogallo ma non è riuscito a diventare l’idolo vivente e giocante dei suoi compagni, i quali hanno giocato ma senza tenerlo come unico e costante riferimento offensivo. Questo è normale in ogni squadra, ma non appunto per l’Argentina di Messi. Il sacrificio dei compagni ha fatto risaltare Messi molto più di CR7, ma ha anche portato la squadra in una finale mondiale. Messi quindi ha ricevuto tantissimo ma ha anche dato, cosa che invece non ha fatto Cristiano Ronaldo.

Messi inoltre è stato molto intelligente nel capire ruolo e compiti possibili, senza prendersi la ribalta in ogni azione di gioco o la centralità strategica del fronte offensivo, giocando in posizione di seconda punta o addirittura di ala destra e facendo quello che il suo talento gli concede ancora di fare, senza ad esempio pensare di dribblare cinque difensori come faceva proprio negli anni ‘10. Questo piccolo passo laterale Cristiano Ronaldo non lo ha voluto fare, non si è voluto ad esempio far affiancare da un altro centravanti, prendendosi una centralità che è difficile da sostenere a tutte le età, figurarsi a 41 anni. In quella posizione Cristiano Ronaldo non poteva solo sperare di inventare o essere uno specchietto per le allodole, doveva essere decisivo sempre e questo non gli è più permesso almeno a questo livello.

Cristiano Ronaldo è stato a tratti un corpo estraneo nel Portogallo.
Cristiano Ronaldo è stato a tratti un corpo estraneo nel Portogallo.

Vince Messi quindi, vince la sfida mediale di questi Mondiali e a questo punto vince la sfida generazionale con il portoghese perché questo torneo resterà e sarà difficile fare il nome di Cristiano Ronaldo prima dell’argentino e non ricevere come risposta “eh ma ti ricordi il 2026?”. Ma a proposito di 2026, andiamo a vedere anche chi è rimasto della loro generazione, di quegli anni ‘10 di cui sopra, per capire come si posiziona sempre Messi nei loro confronti.

Se con CR7 la sfida alla fine è vinta a mani basse, con gli altri sinceramente non c’è nemmeno il paragone possibile. Kevin de Bruyne, che dovrebbe spostare ancora in serie A, è sembrato un vecchio signore in cerca dell’ombra, Neymar un signore invece sempre arrabbiato con il mondo e instabile sulle gambe, Lukaku il suo lo ha anche fatto ma sempre con il contagocce, Salah ha fatto quello che poteva con due marce in meno rispetto al passato, James Rodriguez era il freno perfetto per la sua Colombia, Neuer non era per forza di cose il gigante di un tempo, Modric lo abbiamo visto anche a Milano come sia ancora inspiegabilmente il migliore in campo dei suoi ma non è più il genio a quattro cilindri, per non parlare poi di tanti altri che hanno semplicemente timbrato il cartellino come Dzeko, Ochoa, Arnautovic.

Per Messi, Ronaldo e tanti altri campioni è stato forse l'ultimo Mondiale.
Per Messi, Ronaldo e tanti altri campioni è stato forse l'ultimo Mondiale.

Messi regna quindi, da quei dorati anni ‘10 a oggi, anche se proprio in finale sembra apparire il futuro, quello vero, dal nome di un ragazzino di origini marocchine e della Guinea Equatoriale ma spagnolo per il resto, Lamine Yamal, legato a Messi da una foto da neonato tanto casuale quanto incredibile. La finale ci potrebbe dire se vincono gli anni ‘10 o gli anni ‘30, con una piccola apertura che bisogna continuare ad avere. Siamo sicuri che Cristiano Ronaldo non disputerà i Mondiali in casa fra quattro anni? Siamo sicuri che l’Argentina non chiederà in ginocchio a Messi di parteciparvi perché il suo genio non è costruibile in nessuna accademia? Se fosse così saremo ancora alla sfida Messi-Cristiano anche nel 2030? Se Yamal non si dà una mossa, non ci libereremo mai di questi benedetti-maledetti anni ‘10.

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