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Perché Serena Williams torna a giocare Wimbledon a 44 anni: lo sport non lascia mai in pace

Serena Williams, una delle più grandi tenniste della storia, torna a Wimbledon a 44 anni. E se i motivi possono essere tanti, in fondo ne resta soltanto uno: l’amore per lo sport.
A cura di Jvan Sica
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Ritornare nello sport e nella vita è un’esperienza che quasi tutti fanno, nessuno va in una sola direzione, ottusa e dritta. Tornare per Saramago era anche tracciare nuovi cammini al fianco di quelli già battuti perché mai si calpestano le stesse orme. Chissà se si sta chiedendo proprio questo, se questa è l’intenzione di Serena Williams, che sta per affrontare l’australiana Maya Joint a Wimbledon. Sì, esatto non è un’omonima, ormai con i calciatori ai Mondiali siamo abituati a nomi fantasiosi che richiamano alla mente campioni del passato e potremmo cascarci, invece è proprio lei, Serena Jameka Williams, nata a Saginaw nello stato del Michigan il 26 settembre 1981.

Se ancora non avete bene in mente chi sia, allora meglio rinfrescarsi la memoria citando i 73 tornei del circuito maggiore vinti in carriera, di cui 23 del Grand Slam, piazzando anche due Grand Slam Virtuale, ovvero la vittoria dei quattro tornei non nello stesso anno solare ma consecutivi in due annate, quella 2002-2003 e quella 2014-2015. Ha vinto anche un oro olimpico in singolare a Londra 2012 e cinque Master a cui aggiungere tanto ma davvero tanto altro in doppio con la sorella Venus. Beh, adesso vi è chiaro di chi stiamo parlando, vero?

Si scherza, anche perché Serena Williams anche se non gioca più partite in singolare dal 2 settembre 2022, terzo turno degli US Open quando fu sconfitta dopo tre ore di tennis da Ajla Tomljanovic, è rimasta nei radar degli sportivi perché protagonista di film di finzione, di documentari, del gossip, della moda, dell’universo della comunicazione, del costume americano ma anche internazionale perché, come dice Federico Buffa, se una cosa la decidono a New York e l’approvano a Los Angeles (o viceversa), diventa subito qualcosa di planetario.

E Serena Williams è stata una grande regina tennistica planetaria (detta infatti anche “The Queen”, lei che è cresciuta Compton dove c’era la guerra, non quella fra eserciti ma fra bande rivali e di regalità ce n’era poca in giro) ed ha già il comeback nel suo curriculum: la prima volta nel 2018, dopo aver partorito Alexis Olympia Ohanian Jr., la seconda nel 2022 dopo che l'anno precedente i problemi fisici erano stati enormi, uscendo in lacrime dal torneo di Wimbledon, che l'aveva visto tante volte esultare e adesso c’è la terza, la più inattesa, proprio a Londra a 44 anni.

Serena Williams in allenamento a Wimbledon.
Serena Williams in allenamento a Wimbledon.

Ma la domanda da cui tutto parte è, perché tornare? Dopo la partita di doppio con Victoria Mboko, vinta al Queen’s che ha segnato il definitivo ritorno nel circuito, le hanno subito fatto questa domanda e lei ha risposto senza rispondere. Un po’ c’è il desiderio di fare la cosa che si sa fare meglio nella vita e finché c’è questa voglia, il destino di ognuno non scompare dietro l’anagrafe. C’è anche quella noia che ti può dare una vita quasi normale quando hai vissuto una vita del tutto speciale, accade a tanti campioni e si percepisce nelle sue parole. C’è anche il desiderio dell’esempio, per le figlie, una della quali ormai già nell’età della ragione e delle rimembranze ma anche per le tenniste del futuro che hanno già calpestato la strada di Serena e Venus Williams, come Coco Gauff, Sloane Stephens, Alycia Parks. Per loro la strada era stata spianata dalle due sorelle di Compton, uscite dal ghetto portandoselo al fianco e facendolo prima digerire e poi addirittura piacere a un mondo impomatato finanche dopo la variabile impazzita Agassi (e prima di lui anche altri tennisti, tutti uomini), ma non basta.

Forse Serena crede che ci sia ancora del lavoro da fare affinché ogni atleta possa essere e dimostrare il suo mondo senza perdersi nella consuetudine di questo sport ma soprattutto in quello che il marketing vuole. Le risposte non hanno chiarito né soddisfatto chi vuole fare due più due anche con l’anima degli uomini e allora si è girato il collo per capire altri, prima di lei, che ritorni hanno fatto, ritrovando di tutto. Micheal Jordan è tornato al basket per ritrovare la propria esistenza, persa dopo la morte del padre, Muhammad Alì è tornato perché mai avrebbe dovuto fermarsi, Niki Lauda è tornato per non far vincere la morte, anche quella differita, Monica Seles per non annegare nel dolore, Alex Zanardi per annegare ancora una volta nella vita.

Scavando si trovano tante possibilità, tanti motivi per il ritorno di Serena, ma se le cerchiamo troppo in fondo poco abbiamo capito di quello che non ci ha detto in conferenza stampa e invece vuole dirci giocando di nuovo a tennis a Wimbledon. Semplicemente un motivo non c’è, è il tennis che chiama e una delle migliori giocatrici della storia risponde, niente di più e niente di meno, inutile scambiare un “adesso scendo” al citofono per una decisione che coinvolge mille universi (medicina, moda, comunicazione, cinema, arte). Lo sport non lascia mai in pace, è l’amico-nemico più assillante che c’è, ci sono sportivi che sanno domare l’istinto e prenderci solo un caffè, magari commentando le partite in tv, e altri che invece vogliono vedere dove li porta ancora una volta.

Vediamo dove va questo ennesimo viaggetto di Serena Williams con il tennis e magari seguiamolo senza chiedere il perché e il dove.

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