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Wimbledon 2026

Renzo Furlan: “Sinner adesso deve decidere. Mi ha stupito cosa sta facendo in assenza di Alcaraz”

Dalla forza mentale di Jannik Sinner alla rinascita di Zverev, fino alla programmazione verso lo US Open: Renzo Furlan in esclusiva su Fanpage fotografa il momento del tennis mondiale e spiega perché il numero uno continui a fare la differenza.
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Il trionfo a Wimbledon ha sancito, se mai ce ne fosse stato bisogno, la definitiva consacrazione di Jannik Sinner sul tetto del mondo. Un percorso gestito con la maturità e la serenità dei grandissimi, capace di piegare in finale anche uno Zverev in formato super. Ma cosa si nasconde dietro questa strabiliante continuità e quali saranno le prossime tappe sul logorante cemento americano, con lo US Open nel mirino? Per fare il punto sul momento d'oro dell'altoatesino, analizzare le nuove gerarchie del circuito ATP e comprendere i segreti del suo infallibile team di super-esperti, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Renzo Furlan. L'ex numero 19 del mondo, voce e talent di Sky e attuale coach di Luca Nardi a Fanpage ha offerto una panoramica tecnica e profonda sui temi caldi del tennis moderno: dall'incredibile fame di miglioramento di Sinner, che ora dovrà decidere se partecipare o meno ai Masters 1000 americani, alla finale tutta ceca del tabellone femminile, fino a un aggiornamento sulle condizioni e sul rientro del suo assistito.

Renzo, ti ha stupito il rendimento di Zverev in finale? C'è stato un momento in cui sembrava potesse davvero farcela?
"Sì a entrambe le domande. Per la prima ora e mezza quello Zverev, sotto tanti aspetti, sembrava quasi superiore a Jannik. Se fosse riuscito a mantenere quel livello al servizio e quella qualità di gioco, avrebbe avuto le sue possibilità. Stava giocando davvero bene: ha vinto il primo set con autorità, chiudendolo con un dritto vincente. Sinceramente non avevo mai visto Zverev giocare così. Né con quella continuità, né con quella incisività, entrando così tanto con i piedi dentro al campo e comandando con il dritto. Ho visto uno Zverev davvero di alto livello. Poi però, finito il secondo set, quando Jannik ha alzato il livello, soprattutto in risposta (mi sembra abbia risposto tre o quattro volte consecutive alle prime di servizio di Zverev), da quel momento ho pensato che avrebbe comunque vinto in quattro set".

Zverev e Sinner durante la premiazione a Wimbledon
Zverev e Sinner durante la premiazione a Wimbledon

In un frangente del secondo set, durante il braccio di ferro, Sinner si è girato verso il suo angolo e ha sorriso dopo una volée, e lì ho pensato: guarda come è sereno nonostante tutto. Ti ha colpito questo atteggiamento sfoderato, peraltro, durante tutto il torneo?
"Sì, l'ho notato anch'io. Ma alla fine credo che Jannik sia una persona molto in pace con se stessa. Sa di essere uno che cura ogni minimo dettaglio, che si allena ogni giorno per migliorare e per diventare costantemente la migliore versione di sé. Secondo me questo gli dà una grande tranquillità in campo. E poi c'è un altro aspetto: gioca a un livello incredibile. Bisogna dirlo, va come un treno e continua a migliorarsi. Ha quindi una serenità di fondo che nasce sia dal modo in cui lavora sia dalle qualità che possiede. È comunque particolare vederlo così tranquillo durante una finale di Wimbledon, in un contesto del genere. Eppure lui riesce a esserlo".

Si è parlato molto del fatto che abbia gestito il torneo con grande intelligenza. Secondo te è stato influenzato da quello che era successo al Roland Garros? Hai visto uno Jannik diverso, più attento nella gestione?
"Per quello che ho visto io, Jannik ha servito in maniera straordinaria per tutto il torneo e ha gestito con grandissima autorità i momenti difficili delle partite, almeno fino alla semifinale. Dalla semifinale in poi, invece, l'ho visto alzare ulteriormente il livello. Va detto anche che arrivava da quattro settimane di stop. Secondo me in quel periodo ha lavorato tantissimo, caricando molto dal punto di vista fisico e mettendo dentro tanta benzina. Inoltre l'erba è una superficie complicata: non è semplice imporre continuamente il proprio ritmo da fondo campo e sbagliare pochissimo. Per questo attribuisco a questi fattori quella che non definirei una mancanza di brillantezza, ma qualche momento di leggera opacità nel suo gioco. Contro Djokovic ha alzato nettamente il livello: lo ha dominato da fondo campo, al servizio e in risposta. Di fatto non c'è mai stata partita. Ed è un po' la caratteristica di Jannik: gioca in modo da ottimizzare le energie, tanto alla fine, a eccezione del primo turno, ha sempre vinto in tre set. E quando arriva il momento di affrontare un avversario di altissimo livello, come Djokovic, riesce ancora ad alzare il proprio rendimento".

Certo che è cresciuto tanto Jannik: ha una consapevolezza da numero uno al mondo unita a una fame impressionante di migliorarsi.
"Credo che la sua testa funzioni proprio così. Il tennis è la cosa più importante della sua vita, gli dedica tutto se stesso e soprattutto ha una mentalità orientata alla ricerca costante di qualcosa da migliorare, qualcosa che gli permetta di evolversi continuamente. Jannik è assetato di miglioramento. Quello che mi stupisce è che continui ad avere questa spinta anche in assenza di Alcaraz. Prima era super motivato perché sapeva che, per restare al livello di Carlos, doveva migliorarsi continuamente. E valeva anche il contrario: Alcaraz usava Sinner come punto di riferimento per crescere. Adesso, pur senza Alcaraz nel circuito, continua a fare lo stesso. Sa che deve migliorare alcuni aspetti e ci lavora ogni giorno. Però sono convinto che, quando Carlos tornerà in campo, sarà ancora più motivato".

Il trionfo di Sinner a Londra
Il trionfo di Sinner a Londra

Per quanto riguarda Zverev, si è visto anche un netto miglioramento del dritto. Pensi che sia soprattutto una questione psicologica, legata al fatto di essersi finalmente tolto il peso del primo Slam?
"Sicuramente quello ha avuto un peso, ma dietro c'è anche un percorso di crescita. Il Roland Garros gli ha espresso un messaggio importante: gli ha fatto capire che può fare grandi cose. Di conseguenza tutto il lavoro svolto per diventare più incisivo, giocare più vicino alla riga ed uscire dalla sua zona di comfort ha iniziato a trasformarsi in automatismi. Però sì, credo che la vittoria al Roland Garros sia stata la scintilla decisiva, quella che gli ha dato fiducia e consolidato tutto il lavoro fatto".

Che cosa ci lascia allora questo Wimbledon? Le gerarchie sono rimaste le stesse?
"Secondo me sì. Sinner resta una spanna sopra tutti. Zverev si è avvicinato, ma ha sfruttato anche un Roland Garros particolare, nel quale Sinner ha avuto quei problemi. Oggi il numero uno assoluto è Jannik, è lui quello che sta facendo il vuoto. Con l'assenza di Alcaraz, Zverev ne ha approfittato e si è preso il ruolo di principale inseguitore, ma secondo me resta comunque a una certa distanza. Poi ci sono i soliti nomi: Djokovic, Cobolli che può continuare a crescere, Shelton che probabilmente farà bene sul cemento americano. Tra i giovani, invece, quello che mi aspettavo molto più avanti è Fonseca. Non significa che abbia sbagliato tutto: ha vent'anni e ha ancora tantissimo tempo per maturare. Mi ha colpito invece Jodar, ma in generale questi ragazzi sono ancora piuttosto lontani. Mensik è fortissimo, però discontinuo. Fils ha qualità importanti. Tien è interessante. Però tutti, per un motivo o per l'altro, devono ancora comphire il salto definitivo. Il divario con Sinner è ancora troppo ampio. Sono giocatori che faranno grandi cose, ma hanno bisogno di tempo per maturare".

Ti ha sorpreso la finale tutta ceca del torneo femminile?
"Mi è dispiaciuto soprattutto per Muchova, perché adoro il suo tennis. Io l'ho sempre considerata la giocatrice che esprime il tennis migliore del circuito, non necessariamente la più forte. Purtroppo è molto discontinua, ha avuto tanti problemi fisici e nei grandi appuntamenti le manca sempre qualcosa per fare l'ultimo passo. Eppure ha ottenuto risultati straordinari: una finale al Roland Garros, semifinali Slam, finali nei 1000. Le è sempre mancato l'acuto per diventare una grandissima campionessa. Noskova invece non mi sorprende. L'ho sempre considerata una giocatrice pericolosissima. Non pensavo fosse già pronta a vincere uno Slam, ma che avesse il livello per stare stabilmente tra le prime dieci sì, perché gioca davvero benissimo. Le giocatrici ceche hanno spesso un profilo molto basso: girano con un team ristretto, senza grandi strutture intorno, sembrano voler evitare qualsiasi pressione esterna. Però Noskova è fortissima. Per me è sempre stata la migliore classe 2004 del circuito dopo Gauff, che è sua coetanea".

Muchova durante la finale di Wimbledon
Muchova durante la finale di Wimbledon

Adesso entra nel vivo la stagione sul cemento americano. Molti sostengono che i Masters 1000 contino relativamente e che l'obiettivo debba essere solo lo US Open. Pensi che Sinner possa essere intrigato dall'idea di vincere tutti i Masters 1000?
"Non credo. Sarebbe sicuramente un traguardo affascinante, ma non penso sia la sua priorità. Anche senza entrare nel merito di quello che è successo al Roland Garros, perché non sappiamo esattamente come siano andate le cose, credo che adesso il cemento americano richieda delle scelte precise. Parliamo di una superficie molto dispendiosa dal punto di vista fisico. Hai due Masters 1000 in ventuno giorni e, appena una settimana dopo, inizi lo US Open. Secondo me è davvero tanto affrontare tutto senza fare una selezione. Magari giocherà anche Montreal, questo non lo so. Però penso che, alla fine, lui e il suo team faranno una programmazione orientata soprattutto allo US Open. Ha già vinto un Masters 1000 e uno Slam in questa stagione, ha disputato tantissime partite, ha speso moltissime energie e, sicuramente, si è allenato tanto. È un attimo ritrovarsi a vincere Montreal e Cincinnati e, dopo appena una settimana, dover affrontare altre sette partite al meglio dei cinque set in uno dei tornei più logoranti dell'anno. Per questo credo che la priorità sarà arrivare nelle migliori condizioni possibili allo US Open, più che inseguire a tutti i costi i Masters 1000. Naturalmente potrei anche sbagliarmi".

Ma quanto accaduto al Roland Garros ti ha colpito?
"Mi ha colpito il modo in cui è arrivata quella sconfitta, perché da una situazione di 6-2, 5-1 è successo qualcosa da cui lui non è più riuscito a riprendersi. Non è riuscito a venirne fuori, quindi evidentemente è accaduto qualcosa di molto pesante. Però Sinner ha una qualità straordinaria: va sempre ad analizzare quello che non ha funzionato e fa di tutto perché quella situazione non si ripeta o, comunque, venga gestita meglio in futuro. Per questo non ho mai avuto il minimo dubbio che sarebbe tornato subito competitivo ai massimi livelli. Anche perché, al di là di quello che è successo a Parigi, il divario con gli altri resta enorme. Il suo livello è pazzesco. Si trattava semplicemente di recuperare energie, allenarsi e ritrovare la condizione. Fatto questo, era inevitabile che tornasse a essere competitivo come numero uno del mondo".

Quanto pesa, oltre alle qualità di Sinner, il lavoro del suo team? Dall'esterno sembra un gruppo che riesce sempre a trasformare in realtà gli obiettivi che si pone.
"Io la vedo così: le eccellenze devono lavorare con altre eccellenze. Sinner è un'eccellenza e si è circondato di persone che lo sono altrettanto. Simone Vagnozzi, Darren Cahill, che ha allenato campioni come Agassi e Halep e ha un'esperienza straordinaria. Umberto Ferrara è un'altra eccellenza dal punto di vista della preparazione atletica. Lo stesso vale per l'osteopata, i fisioterapisti e tutto lo staff. Probabilmente è stato consigliato molto bene anche dal suo manager, Alex Vittur, ma il punto fondamentale è un altro. La vera forza di questo team è l'alchimia che si è creata tra tutti loro. Un'alchimia fondata su una comunicazione continua e sulla condivisione".

Il team di Sinner celebra Wimbledon
Il team di Sinner celebra Wimbledon

Molto interessante questo aspetto, anche perché sembra che ci sia uno scambio continuo tra le parti.
"Nessuno impone nulla. Jannik dà i suoi feedback, il team li analizza, poi gli allenatori restituiscono le loro valutazioni e, insieme, costruiscono una strategia condivisa, sia dal punto di vista tecnico sia da quello della comunicazione. È questo che fa funzionare tutto. Poi stiamo parlando di un giocatore con una capacità di apprendimento impressionante: quando riceve un'indicazione, la comprende immediatamente e riesce quasi subito a trasformarla in prestazione sul campo. E siccome gli input arrivano da allenatori di altissimo livello, il risultato è inevitabile: funziona tutto. È un gruppo di eccellenze che comunica in maniera straordinaria e lavora nella stessa direzione".

Come sta Luca Nardi in questo momento? Come prosegue il vostro sodalizio?
"Luca sta attraversando un periodo un po' complicato. Stiamo facendo i conti con qualche infortunio di troppo, quindi in questo momento siamo un po' fermi. Si sta allenando e vedremo quando potrà tornare a competere. L'idea è quella di giocare sicuramente la tournée sul cemento americano e, magari, prima anche il torneo di San Marino. Adesso valuteremo. L'obiettivo, comunque, è arrivare nelle migliori condizioni possibili per la trasferta americana".

Immagino che, dopo uno stop, non sia semplice ripartire, anche dal punto di vista mentale.
"Esatto. Molte persone non si rendono conto di quanto sia difficile tornare dopo un infortunio. Alcuni problemi fisici te li porti dietro anche mentalmente e non è affatto semplice ritrovare subito il ritmo e la fiducia. Fa parte del percorso e bisogna avere pazienza".

E dopo questa bella chiacchierata per Renzo Furlan è tempo di tornare a dividersi tra il lavoro in campo e quello negli studi televisivi. Dopo Wimbledon ci sarà modo di raccontare il tennis su Sky in altre occasioni, aspettando i Masters 1000 di Montreal e Cincinnati, antipasto gustoso per gli US Open.

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