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Infantino implora Trump per difendere la sua poltrona alla FIFA: chiama ma il telefono resta muto

Il numero uno della FIFA è sotto pressione dopo la rivolta interna per il piano finanziario fallito: cerca il sostegno politico, ma il presidente USA gli nega udienza.
Gianni Infantino cerca la sponda politica forte di Donald Trump.
Gianni Infantino cerca la sponda politica forte di Donald Trump.

Il fallimento del progetto di affidare una parte delle attività commerciali del calcio mondiale a investitori privati è soltanto una battuta d'arresto oppure il primo vero terremoto politico dell'era Gianni Infantino alla FIFA? È la domanda che tormenta il presidente: sotto assedio UEFA (che ha addirittura prefigurato un clamoroso boicottaggio per la Coppa del Mondo) e in crisi di consenso (ha perso l'appoggio anche della sua base più forte), cerca la protezione politica di Donald Trump per difendere la propria posizione di potere dalla fronda interna. Il rischio di subire una mozione di sfiducia c'è: i suoi avversari ora hanno i numeri per presentare un atto del genere. E, ammesso ce la faccia ad arrivare alle nuove elezioni, si trova di fronte una concorrenza tale da poterlo scalzare col prossimo voto. Per la prima volta Infantino sente realmente in pericolo la leadership che finora aveva cristallizzato, in tal senso la posizione ufficiale della CONCACAF è stato molto più di un segnale di allarme: ha aperto una breccia.

Infantino cerca Rubio e Trump: la partita per salvare la poltrona è diventata anche politica

Dopo il fallimento dell'operazione che avrebbe coinvolto la società di private equity Thrive Capital di Josh Kushner, il presidente si è trovato sempre più isolato anche all'interno della stessa organizzazione. Il colloquio telefonico con il Segretario di Stato americano, Marco Rubio, s'inserisce in questo contesto di estrema difficoltà: è stato un segnale di SOS, una richiesta di aiuto esplicita perché il numero uno FIFA ha bisogno di una sponda politica forte che corra in suo soccorso.

Ma non è stato l'unico passo che ha fatto… anzi, secondo quanto rivelato dal Washington Post, ha ripetutamente tentato di contattare telefonicamente il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, da quando il suo progetto finanziario è fallito. Ma senza ricevere risposta: almeno per adesso, il telefono è rimasto muto. La partita non riguarda più soltanto il futuro di un progetto economico, ma la stessa leadership di Infantino alla guida della FIFA. Tant'è che nessuno ha mai creduto che, alla luce dell'esperienza dei Mondiali, l'oggetto della discussione potesse essere "il calcio come una forma di soft power per l'America". No, cerca amici potenti per preservare il proprio scranno.

Il progetto FIFA Forward Enterprise e la rivolta dei vertici

Il tentativo di creare una nuova struttura commerciale per gestire parte dei ricavi della FIFA, dai diritti televisivi alle sponsorizzazioni fino al merchandising e alla biglietteria, è naufragato dopo la reazione negativa di molte federazioni. Nonostante la promessa di ricchi ricavi paventata da Infantino e, contestualmente, l'ipotesi (nemmeno tanto velata) di avere solo una piccola fetta della torta d'introiti in caso di diniego, le associazioni membro non si sono lasciate condizionare. E il progetto che avrebbe dovuto aprire la strada a nuovi investimenti privati ha finito per alimentare dubbi sulla gestione del futuro del calcio mondiale.

La UEFA di Ceferin è andata allo scontro totale con il presidente FIFA.
La UEFA di Ceferin è andata allo scontro totale con il presidente FIFA.

L'ipotesi prevedeva la costituzione di nuova società chiamata FIFA Forward Enterprise che avrebbe agevolato l'ingresso di investitori privati con una quota del 20% per un valore superiore ai 4 miliardi di dollari. Tra i soggetti coinvolti era stata indicata anche Thrive Capital, società di private equity guidata da Josh Kushner, fratello del genero di Donald Trump, Jared Kushner. Dietro queso direzione strategica c'era l'idea di scorporare i diritti di trasmissione, sponsorizzazione, licenza e biglietteria ma il piano, che allo stesso Infantino avrebbe fruttato oltre 30 milioni, è stato bloccato sul nascere.

La proposta ha però provocato una reazione durissima all’interno della FIFA. Molti dirigenti e federazioni hanno contestato per la mancanza di trasparenza rispetto a un piano così importante e portato avanti senza un adeguato confronto con gli organismi coinvolti. Kevin Lamour, direttore operativo della Federazione (e stretto collaboratore di Infantino), ha dichiarato di essersi sentito "ingannato" dalle modalità con cui sono state condotte le trattative.

La UEFA allo scontro totale con Infantino, che vede eroso il consenso

La UEFA di Ceferin è andata allo scontro totale, minacciando anche azioni legali: ha votato all'unanimità il 30 luglio per boicottare tutte le competizioni organizzate dalla FIFA, compresa la prossima Coppa del Mondo maschile, che si terrà in Spagna, Portogallo e Marocco nel 2030. Le 55 federazioni che fanno capo al governo del calcio europeo si sono schierate compatte, ma non sono state le uniche a sollevare pesanti obiezioni. Netto è stato anche il dissenso manifestato dalla CONCACAF che ha un valore notevole, considerate anche le voci sul presidente Victor Montagliani che potrebbe essere l'alternativa a Infantino alla guida del calcio mondiale.

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