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Mondiali di calcio 2026

Trump l’ha umiliato e il Mondiale è falsato, Infantino non può più essere il presidente della Fifa

Il calcio mondiale non può essere governato più da un presidente che s’è fatto umiliare da Trump e ha mandato in pezzi la credibilità della FIFA per quanto accaduto sul caso Balogun.
Il Presidente degli USA, Donald Trump, e il numero uno FIFA, Gianni Infantino.
Il Presidente degli USA, Donald Trump, e il numero uno FIFA, Gianni Infantino.
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Interferenza politica in una competizione sportiva, regole interpretate e piegate al volere del potente di turno (il Presidente USA, Donald Trump), credibilità azzerata. L'ammissione della FIFA di Gianni Infantino sul colloquio diretto con il tycoon è il dettaglio che rende questa vicenda più grave della sospensione stessa della squalifica di Folarin Balogun. Non è la decisione in sé. Non è nemmeno il fatto che esista una norma (l'articolo 27 del Codice Disciplinare) che consente di sospendere una sanzione con un margine di discrezionalità enorme, senza criteri chiaramente esplicitati né precedenti al riguardo. La cosa peggiore è un'altra. Ed è inaccettabile.

Trump racconta candidamente di aver telefonato a Infantino per lamentarsi della sospensione inflitta a un giocatore degli Stati Uniti e chiedere la "revisione" di un provvedimento di campo preso da Raphael Claus, un "arbitro sospetto" (così lo ha definito pubblicamente). Poche ore prima quella squalifica era stata cancellata. Infantino conferma che la conversazione c'è stata. E poi chiede al mondo di credere che sia soltanto una coincidenza. Che ridere, ma per chi ci ha preso? No, non può funzionare così. Se il Presidente del Paese organizzatore vanta un rapporto così stretto e può interloquire col presidente della FIFA durante un procedimento disciplinare che riguarda la sua Nazionale e quel provvedimento viene ribaltato, la credibilità della competizione va in frantumi. Il fatto stesso che Balogun possa andare in campo regolarmente (figurarsi se addirittura segna…) fa sì che la Coppa del Mondo sia percepita come falsata. E con essa anche la Federazione e chi l'incarna.

Il problema non è se Trump abbia effettivamente ordinato la riabilitazione di Balogun (come millanta con le sue dichiarazioni). Non lo sapremo mai con certezza. La questione è che, alla luce di quanto accaduto in queste ore folli e turbolente, nessuno può più escluderlo. È esattamente questo il fallimento della governance. E come può Pierluigi Collina, presidente della Commissione Arbitri della FIFA, accogliere in silenzio tutto ciò? Come può tacere dinanzi a illazioni pesantissime nei confronti di un direttore di gara selezionato regolarmente per i Mondiali? La fiducia è ormai andata distrutta.

L’espulsione di Balogun da cui è nata la squalifica, successivamente cancellata.
L’espulsione di Balogun da cui è nata la squalifica, successivamente cancellata.

Infantino oggi difende l'indipendenza della Federazione ma l'ha compromessa lui stesso nel momento in cui ha accettato questa situazione che gli è completamente sfuggita di mano: ha lasciato che fosse il Presidente degli Stati Uniti a raccontare la conversazione, a rivendicare il proprio intervento di "giustizia", ha spiegato nulla di una vicenda che avrebbe meritato ben altra cura da parte sua, non solo a posteriori. E la toppa è peggio del buco perché solo dopo è arrivata una nota ufficiale che ha reso tutto più ingarbugliato e farsesco.

Questo è il motivo per cui il problema non è più il caso Balogun. Il problema è Gianni Infantino. E il calcio mondiale non può essere governato più da un presidente che s'è fatto umiliare da Trump e ha trascinato la FIFA dentro il più grave sospetto di interferenza politica nella storia dei Mondiali.

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Da venticinque anni nel mondo dell’informazione. Ho iniziato alla vecchia maniera, partendo da zero, in redazioni che erano palestre di vita e di professione. Sono professionista dal 2002. L’esperienza mi ha portato dalla carta stampata fino all’editoria online, e in particolare a Fanpage.it che è sempre stato molto più di un giornale e per il quale lavoro da novembre 2012. È una porta verso una nuova dimensione del racconto giornalistico e della comunicazione: l’ho aperta e ci sono entrato riqualificandomi. Perché nella vita non si smette mai di imparare. Lo sport è la mia area di riferimento dal punto di vista professionale.
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