Weah slalom Milan Verona 1996
in foto: Weah, lo slalom durante Milan–Verona del 1996

Sabato 7 settembre 1996, Arena Civica di Milano, regno dell'Atletica italiana. Dennis Mitchell, bronzo olimpico a Barcellona '92, corre i 100 metri piani in 9 secondi e 91. Eguaglia il primato personale, ma il giorno dopo non se lo ricorda già quasi nessuno. Domenica 8 settembre 1996, stadio di San Siro di Milano, la Scala del calcio. George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weah corre gli 85 metri, specialità palla al piede e con avversari, in 14 secondi. E nessuno lo dimenticherà più.

Weah, Pallone d'Oro 1995, al Monaco riusciva a correre i 100 metri in 11,5 secondi. Ma quello scatto ha qualcosa di speciale. Con 14 tocchi, due di sinistro e 12 di destro, ha suggellato il 4-1 contro il Verona alla prima di campionato. Weah ha scartato sette avversari in maglia gialla. Si è mosso, ha scritto Rob Hughes sul New York Times, "con la potenza di un uomo e la libertà di un bambino".

Il servizio della Domenica Sportiva sulla partita mostra un Silvio Berlusconi sorridente, rilassato. "Non ricordo di aver mai visto un gol simile", ammette.

Anche se il Milan di Oscar Tabarez è una squadra ancora in rodaggio, senza una sua identità, e il tecnico si è mostrato sorpreso della differenza di rendimento fra lo spento primo tempo la più energica ripresa.

Milan-Verona, Simone avvia la rimonta

Il Milan è andato in svantaggio al 20′, cross da sinistra, Rossi chiama palla, Filippo Galli abbassa la testa ma il portiere non trattiene. De Vitis ringrazia. Vista l'assenza del francese Christophe Dugarry, Tabarez ha scelto come titolare in attacco Marco Simone, che nel secondo tempo segna due gol e avvia la rimonta.

"Sono contento per il mister, ma proprio tanto. Durante l' intervallo ci ha detto di fare in campo quanto avevamo provato in tranquillità durante gli allenamenti. Immaginavo già cosa sarebbe successo in caso di sconfitta. Gli avrebbero dato la croce, tutte le colpe sarebbero state sue. E invece sta facendo benissimo" dirà a fine partita.

Il coast to coast di Weah

Al minuto 85 il Verona di Gigi Cagni, che schiera tanti debuttanti in Serie, batte un calcio d'angolo alla sinistra di Rossi. Anche lo stopper Marco Baroni, che segnò il gol del secondo scudetto del Napoli nel 1990, sale in area di rigore. Lo calcia Alessandro Manetti, ma colpisce malissimo e di fatto serve Weah che si è piazzato verso lo spigolo dell'area alla destra del portiere.

Alessandro Manetti è solo omonimo del Lorenzo farmacista fiorentino che nel 1921 si associò con il chimico inglese Henry Roberts, dando vita alla Manetti&Roberts. Nell'estate del 1996 gli eredi di Lorenzo Manetti hanno scelto proprio Weah per il lancio di una linea di profumi e prodotti da bagno da uomo.

Nella seicentesca villa bergamasca dei Conti Moroni, nello spot il centravanti liberiano si mostra completamente nudo in un salone pieno di donne. La scena serve a illustrare lo slogan della campagna: "Ti spoglieranno con gli occhi".

I difensori del Verona che gli si fanno incontro sono destinati, come le donne dello spot, a limitarsi a guardarlo. Anche se con occhi e intenzioni diverse. Il primo a tentare di interrompere la corsa è Diego Caverzan da Montebelluna, a cui i tifosi gialloblù dedicavano un simpatico coro ogni volta che scattava in avanti: “Caverzan, Caverzan, sulla fascia va! Caverzan, Caverzan, ma ‘ndo ca**o va?“.

In quell'occasione, ha ammesso in un'intervista per la rivista francese So Foot che lo ha contattato proprio per ricordare lo slalom di Weah, "non c'era niente da ridire. I giocatori forti di testa erano dentro l'area, io ero a 18 metri dalla porta, nella zona di sinistra". Con il primo controllo orientato, Weah già si mette in direzione della porta.

Caverzan deve decidere in fretta cosa fare, e non è mai semplice per chi deve coprire in una situazione simile in campo aperto. Può andare sull'uomo, ma vede che alle sue spalle Stefano Eranio, l'ala destra del Milan entrato da una decina di minuti, sta scattando in profondità. Tutti, Eranio compreso, si aspettano un passaggio filtrante, un pallone lungo nello spazio.

Da Caverzan a Corini, gli avversari saltati da Weah

"Ho fatto un movimento in diagonale per ostruire la linea di passaggio e costringerlo a rimanere nel corridoio centrale" ha spiegato Caverzan, sempre a So Foot. Gli si fanno incontro il cerignolano Leonardo Colucci, da dietro, e Stefano Fattori che gli si pone davanti per tentare il tackle. Tre anni dopo, il 4 maggio 1999, Fattori e Weah si ritroveranno in una sera di pioggia al Delle Alpi di Torino. Fattori è passato ai granata, Weah guida l'attacco della Rappresentativa di Lega nell'amichevole per i cinquant'anni dalla tragedia di Superga. Fattori segnerà il suo gol forse più bello, certamente il più emozionante, una rovesciata su cross di Asta. Gioca con la maglia numero 6, quella di Castigliano, il difensore goleador del Grande Torino.

L'intervento simultaneo sembra per un attimo frenare Weah, ma il rimpallo lo favorisce. L'ivoriano riparte, ignora completamente Eranio e punta la porta. A San Siro cala il silenzio delle grandi attese. Il penultimo ostacolo sulla sua strada è un avversario che è il suo esatto opposto. Un centrocampista minuto, esile ma svelto ragionatore. E' Eugenio Corini che farà la fortuna di un'altra squadra di Verona con la maglia gialla, il primo Chievo di Gigi Delneri.

Perfino l'arbitro gli stringe la mano

Weah lo salta con un tocco e lo spiazza. Col destro manda la palla oltre Corini che porta il corpo verso l'altro lato: niente collisione, ma un'esaltazione di potenza incontenibile e insostenibilmente leggera. Inutile la rincorsa degli ultimi due difensori, Weah ha occhi solo per Attilio Gregori, il portiere di quel Verona. Gregori fa quel che i portieri fanno di solito in occasioni, esce e gi chiude lo specchio. E non lo fa nemmeno male. Ma il destino ha un solo finale quel pomeriggio. Weah accarezza il pallone con l'interno del piede destro e incrocia. Quattordici secondi prima, era uno dei peggiori in campo. Un attimo dopo, l'eroe a cui tributare un applauso lungo, gonfio, pieno e generoso.

"Ho preso il pallone nella mia area, ho visto che ero lontano dalla porta avversaria, ma ho pensato da attaccante" racconta a fine partita. "Mi son detto, adesso vado a fare gol. Forse è stato un gol matto, ma va bene così". L’arbitro Rodomonti, come da regolamento, lo ammonisce. Ma poi anche lui gli stringe la mano.