Il campionato di Serie A si avvia verso la chiusura. Un epilogo a cui sono rassegnati anche i club, dopo settimane di attesa e tentativi di reazione all'emergenza Coronavirus destinati a rimanere vani. Secondo quanto appreso da Fanpage.it da fonti interne alla Serie A, la maggior parte delle società si sta preparando allo stop definitivo, che dovrebbe concretizzarsi nella prossima settimana attraverso un intervento del governo. È considerata ormai remota la possibilità che venga trovata un’intesa sul protocollo sanitario tra Il CTS (comitato tecnico-scientifico) e la commissione medica della Figc, condizione indispensabile per la ripresa degli allenamenti posta oggi dal ministro dello sport Vincenzo Spadafora. Il Consiglio Federale in programma il prossimo 8 maggio potrebbe svolgersi a giochi già fatti.

È proprio intorno al protocollo medico e alla possibilità reale di tornare a giocare in condizioni di sicurezza che è montata, nel corso degli ultimi giorni, la presa di coscienza dei club. Ad oggi non è stata trovata ancora una risposta efficace alla madre di tutte le domande: cosa succederà in caso di un nuovo contagio all'interno della Serie A? Le misure contenute nella prima versione del protocollo sono state ritenute inadeguate dal CTS. Hanno lasciato tanti dubbi anche tra gli stessi medici dei club del massimo campionato, a loro volta perplessi dinanzi ad un altro quesito: di chi sarà la responsabilità legale di un nuovo caso positivo? Questioni tuttora irrisolte e sulla cui definizione non si respira grande fiducia.

Il decorso di alcuni casi singoli ha rappresentato un ulteriore campanello d'allarme. Paulo Dybala è ancora positivo ad oltre un mese dal primo tampone, così come Marco Sportiello. Nella Sampdoria, per ammissione dello stesso allenatore Claudio Ranieri, un calciatore che si era sottoposto a tampone con esito negativo, dopo la positività al Covid-19, è risultato nuovamente positivo pur essendo rimasto in isolamento. Junior Sambia, calciatore francese del Montpellier, si è ritrovato intubato e in coma indotto. Storie che invitano alla prudenza. La ultime uscite del presidente federale Gabriel Gravina e del numero uno della Lega Paolo Dal Pino hanno ribadito la volontà di completare la stagione – se sarà possibile farlo in sicurezza – ma soprattutto hanno messo la palla tra le mani del ministro Spadafora: "Vogliamo giocare, ma ci atterremo alle decisioni del governo". Se il calcio si fermerà, sarà solo per effetto di una decisione dell'esecutivo.

E l'orientamento del governo si è fatto sempre più chiaro negli ultimi giorni. Dal no alla prima versione del protocollo, fino al rinvio della ripresa degli allenamenti per gli sport di squadra, da Palazzo Chigi non sono state predisposte corsie preferenziali per la ripresa del campionato di Serie A. La decisione presa dalla vicina Francia, che ha vietato fino a settembre gli eventi sportivi e decretato la fine della Ligue 1, è stata accolta con soddisfazione da Spadafora e ha dato ulteriore impulso ai piani di chiusura. Il finale che ormai attendono anche i club di Serie A, con tutte le conseguenze del caso.