“Precaria per vent’anni, oggi combatto per le insegnanti a chiamata: i genitori dalla nostra parte”

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Cinzia ha 55 anni e per venti è stata una lavoratrice precaria nella scuola di Roma. "Sono un'ex educatrice, ho ancora bimbi e bimbe nel cuore", spiega a Fanpage.it. "Sono stata precaria dal 1997 al 2016. E per trent'anni ho lottato perla stabilizzazione del mio lavoro. Dal 20 maggio scorso, dopo aver sostenuto il presidio delle colleghe supplenti Mad, letteralmente, Messa a Disposizione, che rischiano l'esclusione a causa della pubblicazione di un nuovo bando di selezione per personale supplente ho capito che la mia esperienza di lotta deve essere replicata".
Nel frattempo, a qualche settimana dall'inizio della mobilitazione della Mad, per la mattinata di oggi è stato organizzato un tavolo sindacale per parlare della mozione presentata da Linda Meleo. "Serve un intervento strutturale sulla governance dei servizi educativi. Finché verrà trattato il tema in emergenza ci saranno sempre grosse sacche di precariato e servizi a rischio per la cittadinanza. I servizi 0-6 dovrebbero essere considerati una risorsa strategica per la comunità e per il futuro del Paese, in generale ed in particolare per la città di Roma, non una semplice voce di spesa – spiega – Finché prevarrà questa visione, che accomuna qualsiasi fazione politica, continueremo ad avere insegnanti senza lavoro e famiglie che non riescono ad accedere ai posti disponibili nei servizi educativi, nelle scuole. Invece occorre affrontare il problema alla radice".
Tutto è iniziato nel 1996. "Non c'era niente di digitalizzato, ho trovato affisso sui muri di Roma un bandone: un avviso pubblico per le supplenze nei nidi comunali. E ho fatto domanda".
La storia di Cinzia, insegnante precaria per trent'anni
Quando Cinzia ha risposto al bando, inviando la domanda per se stessa e per una compagna delle scuole superiori, già lavorava. "Ero in un'azienda privata: dopo il diploma magistrale avevo seguito dei corsi regionali per affacciarmi sul mercato del lavoro, ma quel diploma, conseguito con il massimo dei voti, era rimasto chiuso in un cassetto – spiega – Avevo continuato a lavorare nel privato, fino a quando qualche anno dopo è arrivato mio figlio. Quando sono rimasta incinta del secondo, mi hanno licenziata. Ho affrontato una causa legale per questo. Il procedimento era ancora aperto quando sono stata chiamata dal Comune di Roma per una supplenza annuale. Non mi sembrava vero. Quella domanda presentata anni prima non era stata cestinata. Ero ancora in graduatoria. Così ho preso servizio in un nido di nuovissima apertura in zona Torrino, a Roma Sud".
Ma nel frattempo il lavoro a scuola cambiava. "Il Comune ha introdotto nuove articolazioni orarie per il personale, aumentando le ore alle maestre della scuola dell’infanzia e riducendo, di contro, il numero di educatrici nei nidi. Un nido da 60 bambini, che fino a quel momento contava 15 educatrici in organico, si è ritrovato a essere gestito da sole 12 maestre – spiega – Sono cominciati i tagli, le riduzioni e il terribile meccanismo delle supplenze part-time a chiamata giornaliera, con contratti da sole tre ore. Era il 2004. E avevo appena iniziato il mio impegno sindacale".
Gli anni del precariato: "Cinque legislature, stessi problemi"
Da quando ha iniziato a lavorare come precaria nella scuola, ha visto passare cinque legislature comunali. "Di tutti i colori politici. Ho iniziato a lavorare con Veltroni e a lottare per la mia stabilizzazione nel 2015. Sono uscita dal precariato soltanto nel periodo di giunta Raggi. Il 3 ottobre 2016, finalmente, insieme a cinquemila persone in tutta Italia, ho firmato il mio contratto di assunzione a tempo indeterminato", ricorda.
Oggi continua il suo impegno sindacale, al fianco di chi ancora non ha potuto mettere quella firma. E al fianco delle Mad. "Vedere di nuovo i servizi educativi sotto attacco, la precarietà che dilaga e le figlie delle colleghe che hanno lottato con me per l’assunzione scendere oggi in piazza, mi ha dato la spinta decisiva per riprendere l’impegno a 360 gradi – aggiunge – Dal 20 maggio scorso, dopo aver sostenuto il presidio delle colleghe supplenti con Mad che rischiano l'esclusione a causa della pubblicazione di un nuovo bando di selezione per personale supplente ho capito che la mia esperienza di lotta deve essere replicata", dice credendo fermamente nel lavoro che continua a svolgere per SGB, Sindacato Generale di Base.
Come da settimane Fanpage.it denuncia, sono molte le insegnanti a chiamata a rischio. Da Daniela che si sveglia alle 4.30 per arrivare a Roma da Caserta a Chiara che viaggia da Frosinone. Valeria si è direttamente trasferita, mentre Martina durante la settimana si appoggia a casa della sorella. O, ancora, da Sonia che attende fino a dieci minuti prima del turno di sapere dove andare,Barbara che lavora a questi ritmi da sette anni, Francesca da dieci. Sandy ha iniziato subito dopo l'università su consiglio di una tutor come Martina che, forse, si troverà senza lavoro nonostante le sue due lauree. Fino a Valentina che, con i suoi 46, si sente troppo vecchia per trovare lavoro altrove, ma troppo giovane per la pensione.
"Il sindacato deve stare sempre al fianco dei lavoratori più fragili – di questo è convinta Cinzia – Con le Mad non abbiamo ancora ottenuto nulla dal Comune. Ma noi non ci fermeremo. E l’aspetto più significativo della vertenza con le Mad è che al loro fianco ci sono le mamme che hanno lottato con me per la stabilizzazione. Un incontro intergenerazionale di piazza. A dimostrazione che la scuola, i nidi pubblici e più in generale il lavoro nel pubblico impiego non si toccano. E quando l’ingiustizia diventa legge, la ribellione è un dovere. Le giunte cambiano, si succedono i sindaci, i colori dei partiti e i governi, ma noi militanti staremo sempre lì, a non dare tregua a chi vuole privatizzare i servizi educativi e la contrattazione pubblica".
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