“Lavorare con i bambini era il mio sogno, oggi per farlo sono costretta a vivere da mia sorella”

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"Ho sempre desiderato lavorare con i bambini, era il mio sogno nel cassetto. E finalmente ci sono riuscita. Mi sono laureata, ho lavorato per un anno in un asilo nido semiconvenzionato e poi in una scuola dell'infanzia privata – spiega Martina, poi l'iscrizione all'elenco Mad – Ho mandato la mia Messa a disposizione e hanno iniziato a chiamarmi dal Comune di Roma. Ho iniziato nel 2024: sono due anni e mezzo che lavoro come supplente in questo modo".
Una scelta che, però, comporta dei grandi sacrifici per Martina. "Per avvicinarmi alle scuole in cui mi chiamano più di frequente, sono stata costretta a trasferirmi. Vivo in casa di mia sorella, con tutta la sua famiglia per tutta la settimana, weekend escludo. Una scelta che mi pesa anche perché, stando da lei, ho lasciato mia madre da sola a casa nostra dal lunedì al venerdì".
Martina e la vita dalla sorella: "Tanti sacrifici e poi rischio di restare senza lavoro"
Sono tre anni che Martina si appoggia a casa della sorella durane la settimana. "L'ho fatto a malincuore, ma mi è servito per garantirmi la possibilità di rispondere a ogni chiamata e lavorare ogni giorno. Lei è sposata, ha un marito e tre figli. Ora si è accollata anche questa quarta figlia. Il sacrificio è anche il loro e io non posso che esserne grata".
Martina ha una laurea triennale in Scienze dell'Educazione e della Formazione, riconosciuta per lavorare negli asili nido ma non per la scuola dell'Infanzia. "Eppure come insegnante a chiamata ho lavorato sempre nelle scuole dell'Infanzia. Nell'anno scolastico 2025-2026 che ormai sta terminando, non ho fatto una supplenza al nido – spiega – Io capisco le leggi e le regole, ma penso di aver raggiunto una professionalità forte in questo ambito, ho tanta esperienza. Mi sono trovata a lavorare con un numero di bambini molto più elevato di quello previsto e in classi con bimbi con certificazione completamente da sola. È difficile, ma non sempre si può contare su una collega o un insegnante di sostegno, un'EPA (Educatore Professionale/Assistente all'Autonomia, ndr) o un'OEPAC (Operatore Educativo per l'Autonomia e la Comunicazione, ndr) per tutto l'orario di servizio scolastico".
"Da anni lavoriamo con i bambini: la nostra esperienza conta"
Anche per questo è importante secondo Martina aver accumulato esperienza: "Si può studiare psicologia, sociologia, sapere alla perfezione come comportarsi dopo averlo letto sui libri, ma non sempre si riesce a mettere in atto quello che si è studiato. La nostra professione non si può imparare proprio se non sul campo – continua Martina – Alcune mie colleghe lavorano da sette o otto anni in questo ambito. Ora rischiano di essere messe da parte. Noi Mad per tutti questi anni di precariato non vediamo conteggiato neanche un punto. È come se non avessimo lavorato. Ma non è giusto, perché nessuno ci riconosce il servizio che abbiamo svolto".
E oltre al danno, per molte c'è anche la beffa. "Ci mettono da parte perché vogliono personale più formato e specializzato. Ma al nostro posto potrebbero arrivare degli studenti e delle studentesse che non hanno ancora neanche la laurea. È un sistema che mette gli uni contro gli altri. Quando poi, come sappiamo, i vuoti di personale ci sono ancora oggi nella scuola, anche a Roma – sottolinea – Ma allora perché non aprire la graduatoria? Perché non aggiungere nuove persone, anziché tagliare arbitrariamente le Mad?"
Mad, supplenti, che spesso sono già formate anche per quanto riguarda i temi relativi alla burocrazia, oltre che nello stare con i bambini. "È stato già detto a gran voce. Ma a rimetterci a settembre, se decideranno di eliminare la Mad, saranno prima di tutto le famiglie: se non c'è nessuno che può sorvegliare sui figli, la scuola è obbligata per forza a doverchiedere di venirli a prendere in anticipo. E tutto questo crea disagi".
Una vera e propria discriminazione per Martina. "Per me è inconcepibile. È giusto che tutte le persone siano abilitate a lavorare nelle graduatorie. Ma dopo tutti questi anni di lavoro svolto non siamo già abilitate anche noi?".
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