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Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi

Emanuela Orlandi scomparsa 43 anni fa, Pietro al sit-in: “Il nome di mia sorella oggi fa ancora paura”

“Il nome di mia sorella, Emanuela Orlandi, a 43 anni dalla sua scomparsa fa ancora paura”. Le parole del fratello Pietro durante il sitin per l’anniversario dalla sparizione.
Pietro Orlandi al sitin. Foto da Instagram
Pietro Orlandi al sitin. Foto da Instagram
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"La verità è che il nome di mia sorella oggi, dopo 43 anni dalla sua scomparsa, fa ancora paura". Lo ha detto Pietro Orlandi nel corso del sit-in organizzato per oggi pomeriggio, lunedì 22 giugno 2026, a piazza Risorgimento, a pochi passai dall'ingresso per la Città del Vaticano. "Fa ancora paura nelle scuole, fa ancora paura nei conventi: in alcuni casi è sinonimo di guai", aggiunge, ricordando un'esperienza vissuta anni fa in un convento delle suore in Polonia.

Il tradizionale sitin per l'anniversario della scomparsa

Anche oggi, come per l'evento organizzato lo scorso gennaio in occasione del compleanno di Emanuela, Pietro Orlandi aveva reso noto l'incontro nel corso delle scorse settimane: "Ho deciso di darci appuntamento oggi, anche se è lunedì – ha spiegato nuovamente – Perché volevo ritornare a quella giornata, a 43 anni fa esatti".

Molti i punti toccati nel corso del sitin: da come è iniziata tutta la vicenda fino agli ultimi sviluppi, sia in commissione bicamerale d'inchiesta che in altre occasioni. "Puntano tutto sulla pista dei cinematografari e della pornografia. Io ci credo poco, penso che sia una pista meno probabile. Credo che sia più possibile un coinvolgimento del Vaticano – spiega – Capaldo ha confermato di recente che la Procura di Roma stava indagando su un giro di pedofilia in cui erano coinvolti i vertici del Vaticano. Ma poi non si è saputo più niente", aggiunge citando quanto accaduto durante la presentazione del libro di Angela Camuso Mai ci fu pietà sulla Banda della Magliana, ospitata in Senato con ospiti lo stesso Capaldo, l'ex presidente della commissione bicamerale d'inchiesta Andrea De Priamo e Padellaro.

La pista della pedofilia in Vaticano e l'appello: "Chi sa parli"

"Questa voce della pedofilia in Vaticano gira ancora. In Italia così come altrove, in Austria, in Polonia. Ma vorrei che qualcuno l'approfondisse. Perché non hanno richiamato Capaldo per fargli delle domande ad hoc dalla commissione bicamerale d'inchiesta?",  si chiede. "A volte mi chiedo se serva ancora a qualcosa organizzare questo sitin. Per me è uno sfogo – spiega – Ma poi che succede? Chi sa che fine ha fatto Emanuela si gira dall'altra parte. Io chiedo solo che prendano una posizione seria", sottolinea.

"Se non hanno niente a che fare con questa storia, non dicano soltanto che è sparita sul suolo italiano. Ma dimostrassero che non c'entrano niente – continua Pietro sulla posizione dei religiosi del Vaticano – Il loro atteggiamento mi porta a non credere mai a loro". E, per Pietro Orlandi, lo dimostra anche il trattamento che dal Vaticano è stato riservato all'anziana mamma.

"Vive ancora nella palazzina in Vaticano. Mi hanno chiesto perché non scelga di portarla altrove, ma lei non ha niente di cui vergognarsi. Lei oggi è la persona che vive da più anni in Vaticano in questo momento, dal 1955. Neanche i cardinali vivono da così tanto tempo qui. Eppure non viene più considerata. Non le hanno mandato l'invito neanche per la messa a Sant'Anna: è in quell'occasione che sono riuscito a parlare a Papa Francesco, in quella famosa occasione", dice facendo riferimento a quando gli è stato risposto che la sorella si trova "in cielo".

L'appello di Pietro Orlandi e dell'avvocata Sgro

Anche l'avvocata Laura Sgro prende la parola nel corso del sitin: "Che la storia di Emanuela non veda un altro Presidente del Consiglio, un altro Papa – è l'auspicio, prima di lanciare un appello – Chi sa ci contatti. Scriva a me, a Pietro o alla Procura. Ci metta la faccia, non con lettere anonime con informazioni non riscontrabili".

"C'è qualcuno che sa come sono andate le cose. Possibile che non abbia niente dentro? Gli insegnamenti di Gesù Cristo sono due: verità e giustizia. Dove sono finire la loro? – si chiede ancora Pietro Orlandi, prima di concludere – Dicono che per il caso di mia sorella dovrei seguire la verità è più semplice: ma cosa può esserci di semplice dietro alla scomparsa di una ragazzina? Nessuno può toglierci il diritto di scoprire la verità".

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