"Papa Francesco mi ha detto: ‘Emanuela è in cielo. Per me mia sorella Emanuela è viva fino a prova contraria. È il terzo Papa che ho incontrato nella mia ricerca della verità e con lui il muro in Vaticano su questa vicenda si è alzato più di prima". Così Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la quindicenne cittadina vaticana scomparsa 35 anni fa a Roma e rimasta uno dei grandi enigmi della cronaca italiana. L'ex impiegato dello Ior ha rilasciato una intervista al settimanale ‘Spy' (in edicola da domani), che ha diffuso un'anticipazione: "La cosa certa è che in Vaticano sanno – continua- Il loro comportamento in questi 34 anni mi autorizza a pensarlo". I motivi del silenzio sarebbero da ricercare, secondo Pietro, nella necessità di proteggere l'immagine della Santa Sede.

"La verità è qualcosa che pesa sull'immagine della Chiesa. Il Vaticano ha voluto evitare che la verità emergesse e ha avuto come complici lo Stato italiano e quei magistrati che non hanno puntato il dito sulle persone che erano a conoscenza di quanto avvenuto. Io credo che ci sia un sistema che lega Stato, Chiesa e criminalità al quale fa comodo mantenere nascosta la verità".

"Il momento peggiore di questi 34 anni è stato nel 1993 – racconta per la prima volta Pietro – dopo alcune segnalazioni fotografiche inviate alla magistratura, eravamo sicuri di aver ritrovato Emanuela in Lussemburgo. Anche il giudice e l'attuale vice Capo della Polizia erano convinti di aver risolto il caso. Siamo andati a prenderla, io le avevo comprato un regalo. Non era mia sorella: in un attimo siamo passati dalla gioia più totale alla disperazione più buia. Non dimenticherò mai l'espressione sul viso di mia madre. Fu come se ce l'avessero rapita un'altra volta".

"Quando hai una storia come la mia – continua riferendosi alla trasmissione ‘Scomparsi‘ che lo vede alla prima prova di conduzione tv – senti il bisogno di aiutare gli altri". Nella prima puntata del format in onda su Crime – Investigation proprio il giorno del cinquantesimo compleanno di Emanuela, Orlandi ha ripercorso le tappe del caso che lo ha visto protagonista in prima persona puntando il dito proprio contro la Santa Sede.