Nidi di Roma, mancano insegnanti: “Ci chiamano per riprendere nostro figlio, ma non possiamo lasciare l’ospedale”

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Ancora un'altra giornata di disagi nei nidi di Roma. "Anche stamattina abbiamo portato nostro figlio a scuola. Ci hanno già detto che oggi dobbiamo andare a prenderlo al massimo entro le 15 perché non ci sono insegnanti. Per domani? Non ne abbiamo idea, non lo sanno ancora: ci comunicheranno l'orario di uscita in mattinata: ciò significa che anche domani non trascorrerà un'intera giornata al nido – spiega una coppia di genitori a Fanpage.it, Flavia e Claudio (nomi di fantasia, ndr) – Noi lavoriamo entrambi in ospedale: non possiamo lasciare i pazienti per andare all'asilo quando ci chiamano all'improvviso".
Mancano le insegnanti nei nidi: "Minacciano di lasciare nostro figlio solo, non sappiamo come fare"
Continuano i disservizi nella Capitale, dove mancano le insegnanti di nido per i bimbi più piccoli e le scuole devono ricorrere a uscite anticipate o al respingimento dei bimbi in entrata, come raccontato anche da Paola nei giorni scorsi, per evitare il fuori rapporto: per evitare, cioè, che ogni educatrice abbia da tenere sotto controllo un numero di bambini maggiore di sette.
"Lavoriamo entrambi in ospedale: quando stacca l'uno attacca l'altro e viceversa. Finché non arrivano i colleghi dobbiamo garantire il servizio, anche se vuol dire lavorare 14 ore consecutive. Non posso lasciare l'ospedale su chiamata dell'asilo perché mancano le maestre", spiegano. È capitato che chiamassero prima di entrare in sala operatoria, mentre si trovavano con i pazienti in visita. "Se non venite a recuperare il bimbo resterà solo, ci hanno detto, come se fosse quasi una minaccia. Ma non possiamo fare come vogliamo", sottolinea Flavia.
La rabbia dei genitori: "Abbiamo pagato per un servizio che non c'è"
"Anche il nostro lavoro è al servizio della comunità, ma la questione con cambia – precisa poi Claudio – Anche se lavorassi in smartworking non cambierebbe niente: come si può lavorare con un bimbo di tre anni in casa? O lavoro o sto con lui. È proprio a causa del nostro lavoro che non abbiamo scelta: non sapremmo a chi lasciarlo quando sia entrambi via".
Un disservizio che non si aspettavano, a fronte della spesa affrontata lo scorso giugno. "Se anche fossi non farebbe differenza – dice perentoria Flavia – A maggio ci è stato chiesto se volessimo usufruire dell'erogazione di un servizio pubblico e a giugno ci è stato chiesto di pagare la retta. Noi ora ci troviamo ad aver sborsato dei soldi, non pochi, senza ricevere il servizio richiesto. L'asilo va a singhiozzi, sono più i giorni in cui dobbiamo andare a prendere nostro figlio prima che quelli in cui l'attività si svolge come dovrebbe. E, a quanto pare, non abbiamo diritto a risarcimenti", aggiunge.
"Può può succedere l'inconveniente di una volta e lo capisco. Ed è successo venerdì scorso. Ma lunedì la stessa cosa: in 20 minuti io dovevo riuscire ad andare a prendere il mio figlio. Per me è assurdo. Anche io lavoro, posso usufruire di congedi, ferie, ma non posso sempre correre senza preavviso. Anche noi in ospedale lavoriamo sotto organico e neanche noi possiamo lasciare soli i pazienti. Non possiamo lasciare il lavoro e uscire perché ci chiama la scuola".
Poche insegnanti nei nidi, il loro disagio: "Lavoriamo sotto organico dall'inizio della stagione estiva"
A chiamare, spesso, sono le insegnanti quando si rendono conto di non riuscire a garantire la copertura per tutti i bambini. "Io le capisco, sono stremate. Ma è inutile che ci dicano: Se non venite a prendere i bambini, fate un dispetto a me. Non siamo noi che facciamo un dispetto a te, maestra, ma è il Comune di Roma perché mancano le insegnanti e non arrivano le supplenti". E questo, purtroppo, le insegnanti lo sanno bene. "È come una guerra fra poveri: alla fine ci rimettono le famiglie e le maestre, ma in primis i bambini", ha spiegato ieri un'altra mamma a Fanpage.it, Marta.
Da mesi le insegnanti a chiamata, quelle che coprono le assenze in caso di necessità durante tutto l'anno e che si occupano dei nidi nella stagione estiva, si stanno mobilitando. "Siamo sotto organico dal primo giorno. La prossima settimana scade il contratto ad alcune colleghe: resteremo in due. Il numero di bambini, però, non diminuisce: loro saranno ancora più di venti. Fino alla fine del mese – spiega a Fanpage.it – La scorsa settimana non sono stata bene: il medico voleva darmi cinque giorni, ma me ne sono fatta togliere tre. Come avrebbe fatto la collega da sola per tutto questo tempo?".
La situazione vissuta dalle insegnanti a chiamata comporta numerosi disagi. "Siamo noi che teniamo in piedi il sistema scuola", hanno spiegato a più riprese a Fanpage.it prima che il Campidoglio prendesse provvedimenti per garantire il lavoro a tutte le insegnanti nel listone di chi ha dato la propria Messa a disposizione. "Non possiamo rinunciare al nostro lavoro", hanno spiegato. "Non abbiamo diritto alla maternità", ha spiegato Cristina. E, come sottolineato da Francesca, neanche la malattia, sebbene per i giorni di assenza sia richiesto il certificato medico, "pena lo scorrimento in coda nel listone", hanno sottolineato.
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