Marito di Roccella disperso a Vico, l’esperto Fin: “C’è un metodo per segnalare la posizione in un lago”

Sono trascorsi dodici giorni dalla gita in barca della ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella e del marito Luigi Cavallari. L'ingegnere e professore universitario ottantaquattrenne è disperso nel Lago di Vico in località Fiorò a Ronciglione sabato 27 giugno scorso. Fanpage.it per approfondire l'argomento della sicurezza in acqua ha intervistato Giuseppe Andreana, coordinatore della Sezione Salvamento del Comitato regionale Lazio della Federazione Italiana Nuoto.
Come si può segnalare o ricordare la propria posizione in acqua?
Esiste una tecnica chiamata "prendere la mira". Si scelgono quattro punti di riferimento: per esempio la vetta di una montagna e un palo della luce da un lato, e dall’altro la vetta di un’altra montagna e il punto più alto del tetto di una casa. Quando questi quattro punti si allineano, si è esattamente nel punto scelto. È un metodo molto preciso, come il punto del colonnato di San Pietro, dove le colonne si allineano perfettamente. Serve anche per ritrovare un oggetto perso: se prendo le mire, posso tornare il giorno dopo nello stesso punto.
Il lago è più pericoloso rispetto al mare?
Non mi sento di dire che il lago sia più pericoloso del mare: semplicemente ha caratteristiche diverse, che vanno conosciute e richiedono precauzioni, così come accade al mare. L’acqua dolce ha una minore capacità di sostenere i corpi: si galleggia meno rispetto al mare. La condizione si avvicina più a quella della piscina. Per chi non ha grandi abilità natatorie è meglio usare supporti al galleggiamento. Bisogna prediligere le zone con servizio di sorveglianza balneare, ma nulla vieta di fare attività partendo da imbarcazioni. Molti turisti olandesi, belgi, tedeschi ad esempio, hanno grande esperienza di balneazione in laghi e fiumi e cercano questi ambienti anche in Italia.
Quali sono le regole da seguire per andare al lago in sicurezza?
Bagnarsi prima di entrare in acqua, evitare di fare tuffi se non ci si è ancora ambientati ed evitare di nuotare durante la digestione. È inoltre prudente nuotare con qualcuno abile quanto noi, se non di più, per potersi aiutare in caso di emergenza. Al lago queste regole sono ancora più importanti, proprio per le caratteristiche dell’acqua. Facendo un discorso generale, la conoscenza dei luoghi è fondamentale per garantire la sicurezza. Se non conosciamo un luogo, quel luogo può diventare pericoloso. La prima regola è conoscere un lago o affidarsi a chi lo conosce: pescatori, sportivi che lo frequentano, persone che vivono la zona. Persone esperte e pratiche, che sanno come si comportano i venti, le correnti e quali sono le caratteristiche morfologiche.
Ci sono caratteristiche particolari dei laghi che richiedono attenzione?
Sì. Alcuni laghi presentano fondali fangosi già sotto la battigia. Il fango può essere così morbido da non sostenere il peso del corpo: entrando si sprofonda per alcune decine di centimetri. Non è di per sé pericoloso, ma può sorprendere chi non se lo aspetta. Altro aspetto riguarda la temperatura dell'acqua, nel periodo estivo, soprattutto con valori esterni molto alti, si crea uno strato superficiale di acqua calda (circa il primo metro). Sotto questo strato l’acqua è molto più fredda, con differenze anche di 10 gradi o più.
Finché si nuota in superficie non ci sono problemi, ma un'immersione rapida in profondità può provocare shock termico. In casi gravi la persona può non riemergere, andando incontro a perdita di coscienza. In alcune zone dei laghi ci sono alghe infestanti, che possono avvolgere gli arti del nuotatore e creare difficoltà.
Se siamo al lago con un pedalò o una barca e vogliamo tuffarci, cosa è meglio fare?
Eviterei di entrare in acqua con un tuffo immediato: meglio immergersi gradualmente, per acclimatarsi. Il tuffo si può fare dopo la prima immersione. Stando in verticale si percepisce la temperatura degli strati più profondi, utile per capire se ci sono sbalzi termici. Ancorare la barca o il pedalò può essere utile ma dipende dalla profondità e dalla lunghezza della cima dell’ancora: bisogna vedere se è sufficiente a fermare l’imbarcazione.