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Attentato Sigfrido Ranucci

Attentato a Ranucci, Lavitola nega tutto: “Estraneità totale. Il sopralluogo? Frequentavo casa sua”

Valter Lavitola è stato ascoltato per due ore in Procura nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci; si è detto estraneo alla vicenda e ha ribadito di avere un rapporto fraterno col conduttore.
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A cura di Nico Falco
Ranucci e Lavitola (La Presse)
Ranucci e Lavitola (La Presse)
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Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha detto di non avere nulla a che fare con quella storia ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee sul suo rapporto di amicizia con Sigfrido Ranucci. E, in merito al presunto sopralluogo, quello che avrebbe fatto insieme a Gomes Clesio Tavares, ha spiegato che è possibile che si trovasse lì, ma per altri motivi: frequentava anche l'abitazione del giornalista, e viceversa. Così Valter Lavitola, implicato nell'inchiesta sull'attentato al giornalista di Report e ritenuto dagli inquirenti il mandante. L'imprenditore, ex giornalista ed ex editore, è stato ascoltato per circa due ore, nella stanza del procuratore capo Francesco Lo Voi.

"Il mio assistito – dice a Fanpage.it l'avvocato Arturo Cola, che insieme all'avvocato Sergio Cola difende Lavitola – si è avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo dichiarazioni spontanee. Ha affermato la sua totale estraneità alla vicenda. Ha raccontato del suo fraterno rapporto di amicizia con Ranucci, che è incompatibile con qualsivoglia tipo di movente. Ha spiegato che Gomes è per lui come un figlio e che attualmente si trova in Camerun, non per sfuggire alle indagini ma per curare degli interessi che Lavitola ha lì relativamente ai carbon credit".

In merito al presunto sopralluogo del 15 settembre, che è nell'imputazione provvisoria e che sarebbe stato fatto insieme a Gomes presso l'abitazione di Ranucci, Lavitola ha detto di non ricordare di essere andato lì ma di non escluderlo perché si frequentava con Ranucci anche nelle rispettive abitazioni ed è possibile che insieme a lui ci fosse Gomes, che è il suo tuttofare.

Gomes, ha aggiunto Lavitola, non sarebbe stato trovato dagli inquirenti non perché fuggito, ma proprio perché, per via di questi interessi in Camerun, si sposterebbe di frequente dall'Italia. Il cittadino camerunense viene ritenuto dagli inquirenti il punto di collegamento di tutta la vicenda. Risulta dal 2017 dipendente della società che gestisce "Cefalù Bistrò di Pesce", ristorante riconducibile all'imprenditore. Dalle telefonate intercettate tra l'uomo e la sua compagna emergerebbe che il suo rientro in Italia sarebbe subordinato a decisioni di Lavitola e che, subito dopo l'attentato, Gomes sarebbe stato agevolato nel trasferimento nel paese africano.

Nello stesso procedimento sono indagate altre 5 persone. Secondo l'ipotesi degli inquirenti, Clesio Tavares Gomes avrebbe fatto da intermediario tra Lavitola, ritenuto il mandante, e il gruppo di presunti attentatori sottoposti a fermo, composto da Pellegrino D'Avino, sua moglie Marika De Filippis, suo padre Antonio Passariello, e da Saverio Mutone; ultimo indagato, Luca Amato.

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