Chi sono le quattro persone arrestate per l’attentato a Ranucci e quali sono le accuse contro di loro

Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis sono i nomi delle quattro persone arrestate dai carabinieri, perché accusate di essere coinvolte nell'attentato al giornalista televisivo e conduttore di Report Sigfrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre del 2025 a Roma. Nomi che sono presenti nell'ordinanza cautelare firmata dalla giudice delle indagini preliminari di Roma Iole Moricca.
Il documento ricostruisce con precisione la rete delle presunte persone coinvolte nel gesto criminale. Gli indagati, tutti originari dell’Avellinese e del Nolano, sono accusati di aver pianificato, preparato e messo in atto l’esplosione dell’ordigno contenente "gelatina da cava", un esplosivo industriale fuori commercio, posizionato davanti all’abitazione del conduttore televisivo.
I tre uomini sono finiti in carcere, mentre la donna è ai domiciliari. C'è anche un quinto indagato che, essendo minorenne all’epoca dei fatti, non ha ricevuto alcuna misura cautelare. Per la Procura della Repubblica di Roma l'attentato a Ranucci è quello un’azione coordinata, strutturata e con modalità di tipo mafioso, eseguita "su mandato di persona allo stato non identificata". Il movente riguarda l'attività giornalistica di Ranucci, che ha già ricevuto minacce e intimidazioni in passato.
Pellegrino D’Avino
Pellegrino D’Avino è in carcere, perché la gip è convinta che il suo ruolo nell'attentato sia stato centrale e lo ritiene in grado di trovare materiale esplosivo attraverso canali illeciti. Ventisei anni, nato ad Avellino, è indicato come uno dei principali esecutori materiali dell’attentato.
Secondo l’ordinanza, è stato lui a procurarsi l’ordigno esplosivo, composto da nitrodiglicole, dinitrotoluene, nitrato di ammonio e tetrile, sostanze tipiche delle gelatine dinamiti industriali "oggi non più in commercio ma ancora sporadicamente riscontrabili in contesti criminali" si legge nel testo.
D’Avino era presente anche al sopralluogo del 10 ottobre 2025 davanti alla casa di Ranucci, insieme a Mutone e De Filippis, prima dell'attentato. Le accuse contro di lui comprendono attentato alla pubblica incolumità, detenzione e uso di esplosivi, danneggiamento aggravato, minaccia grave, aggravante mafiosa.
Antonio Passariello
Antonio Passariello, cinquantatré anni, è in carcere perché il suo ruolo è considerato "determinante" nella logistica e nell’esecuzione dell’attentato. Residente nel Nolano, e nell'ordinanaza della gip è descritto come figura chiave dell’organizzazione. È lui a procurarsi la Fiat 500X utilizzata per raggiungere Torvaianica, noleggiandola . Secondo la ricostruzione, Passariello e Mutone sono partiti da Avella alle 20:22 diretti verso casa di Ranucci, dove sono arrivati intorno alle ore 22:04 e hanno posto l'ordigno, che è esploso alle ore 22:17. Passariello è nelle condizioni per essere dichiarato "delinquente abituale". Le accuse formulate contro di lui sono di attentato alla pubblica incolumità, detenzione e uso di esplosivi, minaccia grave, danneggiamento aggravato, aggravante mafiosa.
Saverio Mutone
Saverio Mutone, quarant'anni, è in carcere perché indicato come co-esecutore materiale dell'attentato, una posizione operativa, che implica la piena partecipazione al "disegno criminoso". Residente in provincia di Avellino, Mutone ha partecipato al sopralluogo del 10 ottobre, era con Passariello sulla Fiat 500X e avrebbe posizionato l’ordigno davanti all’abitazione di Ranucci. Le accuse sono di attentato alla pubblica incolumità, detenzione e uso di esplosivi, minaccia grave, danneggiamento aggravato, aggravante mafiosa.
Marika De Filippis
Marika De Filippis ha ventidue anni ed è domiciliata in provincia di Avellino. Nella vicenda che riguarda Ranucci è accusata di aver partecipato al sopralluogo di ottobre 2025 insieme a D’Avino e Mutone e si trova ai domiciliari, perché la gip ha ritenuto la sua posizione meno grave rispetto agli esecutori materiali. De Filippis non risulta coinvolta nella fase esecutiva dell’attentato, ma la Procura ritiene che abbia contribuito alla preparazione dell’azione, fornendo supporto logistico e partecipando alla ricognizione del luogo. Le accuse contro di lei sono di concorso nell’attentato, concorso nella detenzione e uso di esplosivi, concorso nel danneggiamento aggravato e aggravante mafiosa.