Attentato Sigfrido Ranucci

Il progetto di Israele per uccidere Ranucci, l’attentato “per il suo bene”: perché la versione di Lavitola non convince i pm

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Sigfrido Ranucci, nel riquadro in alto Gomes Tavares e in quello in basso Valter Lavitola.
L’intelligence israeliana, l’attentato fatto a fin di bene: sono molti i punti della versione di Valter Lavitola sull’attentato a Sigfrido Ranucci che per gli inquirenti non reggono.

Valter Lavitola ha confessato. Ciò di cui procura e carabinieri erano convinti da tempo ha trovato riscontro nelle parole dell'imprenditore ed ex direttore dell'Avanti!, che ha ammesso di essere il mandante dell'attentato al giornalista di Report Sigfrido Ranucci. "L'ho fatto per il suo bene, volevo far aumentare la sua scorta", ha dichiarato al gip durante l'interrogatorio di garanzia. Una spiegazione che già ha in sé dell'assurdo, ma poi Lavitola continua, dicendo di aver avuto motivo di pensare che l'intelligence israeliana volesse uccidere Ranucci per il servizio di Report sulla nave Vittoria. Si tratta di una versione che non convince assolutamente gli inquirenti, e il gip infatti, respingendo la richiesta dei domiciliari, lo dice senza mezzi termini: si tratta di "dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro". Insomma Lavitola, per chi indaga, starebbe ancora cercando di sviare le indagini.

C’è un altro punto che non convince gli inquirenti. Valter Lavitola ha dichiarato di aver chiesto soltanto di sparare quattro o cinque colpi contro il muro di casa del giornalista, una sorta di “stesa”. Una versione che però appare poco plausibile e che, secondo gli investigatori, potrebbe servire soprattutto ad alleggerire la sua posizione. Il gruppo di Avella, composto da Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone, Marika De Filippis e Antonio Passariello, aveva infatti una particolare dimestichezza con gli esplosivi, contatti diretti per reperirli e veniva coinvolto proprio in questo tipo di azioni. Quando il gruppo entra in contatto con Clesio Tavares, legato sia a Lavitola sia a D’Avino, si parla chiaramente del piazzamento di esplosivo. Anche su questo il gip è netto: ritiene sostanzialmente da escludere che Tavares abbia preso iniziative autonome rispetto a Lavitola e sostiene che, quantomeno, le modalità concrete dell’azione siano state decise con il suo preventivo consenso. L’ipotesi, quindi, è che Lavitola stia cercando di ridimensionare quanto accaduto e il proprio ruolo nell’organizzazione dell’attentato, forse anche per allontanare l’attenzione dal vero movente che c’era dietro.

C'è un dato di fatto: Valter Lavitola, uomo dietro a numerose trame politiche e protagonista di vicende in cui ha fatto da faccendiere per esponenti del centrodestra, voleva candidare Sigfrido Ranucci. Per mesi ha cercato di convincerlo, lusingandolo con complimenti e attestati di stima, arrivando a dirgli che sarebbe potuto diventare addirittura presidente del Consiglio. Se in un primo momento Ranucci ha respinto con decisione ogni ipotesi, col passare del tempo ha iniziato almeno a mostrarsi incuriosito. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'obiettivo di Lavitola potrebbe essere stato quello di accrescere ancora di più la popolarità del giornalista, così da renderlo una figura spendibile in caso di una futura candidatura come leader del campo largo.

C'è però un aspetto che lascia molti interrogativi. A leggere le carte dell'inchiesta, i comportamenti degli indagati e le intercettazioni, è difficile capire come Lavitola possa aver pensato anche solo lontanamente di farla franca. Le indagini sono durate mesi, è vero, ma mesi durante i quali i carabinieri hanno ricostruito ogni singolo spostamento, analizzato le immagini delle telecamere di sorveglianza, incrociato tabulati telefonici e intercettazioni. Pensare che nessuno sarebbe mai arrivato a lui appare francamente difficile da comprendere. Così come è difficile immaginare che un giornalista senza alcuna esperienza politica potesse essere candidato direttamente alla guida del governo e che, attraverso quella candidatura, Lavitola potesse ritagliarsi un nuovo ruolo sulla scena politica. Le indagini, però, non sono concluse. Vanno avanti e, vista una vicenda che continua a riservare sviluppi inattesi, non è escluso che nelle prossime settimane possano emergere nuovi colpi di scena.

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