Adesca minorenni in chat per soldi in cambio di sesso: arrestato pedofilo, si faceva chiamare “Sugar Daddy”

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Prostituzione e pornografia minorile, detenzione o accesso a materiale pedopornografico, con l’aggravante di aver commesso il fatto ai danni di minori di anni 16. Di questi reati dovrà rispondere un 40enne.

Si faceva chiamare "Sugar Daddy", prometteva soldi a ragazze minorenni in cambio di incontri per rapporti sessuali, di foto e video intimi. Un uomo di quarant'anni è finito in carcere, gravemente indiziato dei reati di prostituzione minorile, pornografia minorile, detenzione o accesso a materiale pedopornografico, con l'aggravante di aver commesso il fatto ai danni di minori di anni sedici. I carabinieri del Comando provinciale di Roma lo hanno raggiunto nella sua abitazione la mattina presto di oggi, venerdì 2 ottobre, dando esecuzione ad una misura di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale, come richiesto dalla Procura.

I fatti contestati risalgono all'arco temporale che va dal 2015 al 2025. Le indagini sono partite dalla denuncia dei genitori di un'adolescente, non ancora quindicenne, che si sono rivolti in caserma a ottobre 2024. A lavorare sul caso sono stati i militari del Nucleo Investigativo di via In Selci. I genitori hanno scoperto delle fotografie che ritraevano la giovane in attegiamenti sessualmente espliciti, controllando il suo smartphone. I carabinieri hanno passato al vaglio il telefonino e hanno ricostruito il quadro di quanto accadeva tra lei e il quarantenne. Conversazioni intrattenute su Telegram, WhatsApp e Signal, che contenevano messaggi dal contenuito chiaro: promesse di denaro in cambio di appuntamenti per intrattenere rapporti sessuali oppure di foto e video intimi.

La ragazza non era l'unica vittima del quarantenne, che aveva adescato o tentato di adescare altre minorenni. I carabinieri nel corso dell’attività investigativa sono hanno eseguito otto perquisizioni, anche nei confronti di altre persone, che sono indagate a piede libero. Gli investigatori in questa complessa e articolata indagine hanno sequestrato e analizzato vari dispositivi elettronici e ascoltato le vittime in modalità protetta, com'è previsto per i minori.

I loro racconti hanno permesso agli inquirenti di ricostruire ciò che accadeva: il quarantenne secondo un modus operandi, che si ripeteva praticamente sempre uguale, adescava le giovani ragazze servendosi dei social o tramite passaparola. Le contattava e cercava di carpire la loro fiducia. Identificato e arrestato, ora si trova in carcere e dovrà rispondere delle accuse a proprio carico.

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