Raid in minicar, analisi sui telefoni dei minori che hanno aggredito Iacopini: sul veicolo c’è la dashcam
La procura dei minorenni di Roma analizzerà i cellulari dei due giovani accusati delle aggressioni avvenute in minicar tra il 4 e il 5 ottobre nella zona di Monteverde. L'obiettivo degli inquirenti è capire se ci siano video delle aggressioni, e se questi siano stati inviati anche a dei loro amici o diffusi in rete. Sequestrata anche una dash cam presente sul veicolo: se attiva, proprio questa potrebbe far vedere gli attimi in cui i due hanno aggredito persone a bici, a piedi e in monopattino, causando il ferimento gravissimo dell'attore Davide Iacopini, ancora ricoverato in serie condizioni nella terapia intensiva dell'ospedale San Camillo. La speranza è che i due, capendo nei giorni successivi di essere braccati dai carabinieri, non abbiano cancellato le immagini registrate. L'accusa, per entrambi, è gravissima: devono rispondere di tentato omicidio e lesioni personali.
I due ragazzi responsabili delle aggressioni abitano a Testaccio e frequentano un liceo della Capitale. Il 17enne che guidava è figlio di un carabiniere, mentre l’altro, colpito negli anni scorsi da un lutto in famiglia, è noto per avere un carattere piuttosto turbolento. Entrambi, raggiunti la scorsa notte nelle loro abitazioni, hanno ammesso ai carabinieri di essere i responsabili delle aggressioni, e di aver agito "per scherzo". Si sono fermati solo dopo che hanno scoperto la gravità delle condizioni di Iacopini.
La procura deciderà nei prossimi giorni eventuali misure cautelari a carico dei due minori, che per ora sono denunciati a piede libero. "Sicuramente abbiamo fatto qualcosa, ma erano scherzi – hanno detto i due ai carabinieri -. Abbiamo iniziato a girare alle 21 e 30 circa, fino all'una di sera. Ho urlato ad un signore in bicicletta per spaventarlo e lui ci ha rincorso, ma non è caduto, era forse l'una e dieci. È in questa occasione che ho perso il berretto. Il 5 ottobre ero sempre in macchina e ci siamo affiancati a un signore in monopattino: io gli ho tolto la mano dal manubrio, e lì il signore deve essere caduto. Ho letto sul giornale che si chiamava Iacopini Davide. La scarpa l'ho persa non perché gli ho dato un calcio, e poi sono comunque tornato a prenderla: aprivo lo sportello per controllare se il signore era caduto, lì ho perso la scarpa".
I due ragazzi sono stati traditi dalle modifiche apportate alla macchinetta da un meccanico, che aveva montato degli alettoni e applicato alcuni adesivi a forma di cobra. È stato proprio l’uomo a fornire agli inquirenti elementi utili per identificarli, permettendo così ai carabinieri di risalire all’abitazione del proprietario. La macchinetta, tra l’altro, non era stata nascosta da nessuna parte: era parcheggiata sotto casa, come se nulla fosse.