Attentato Sigfrido Ranucci

Attentato Ranucci, Valter Lavitola: “Forse Sigfrido aveva capito il mio piano”

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A sinista Lavitola, a destra Ranucci.
“Non escludo che Ranucci potesse aver capito il mio piano”, è quanto avrebbe risposto Lavitola alla gip durante l’interrogatorio secondo il suo avvocato, Sergio Cola.

"Non escludo che Sigfrido Ranucci avesse capito il mio piano". Lo avrebbe detto in sede di interrogatorio Valter Lavitola, arrestato poiché ritenuto mandante dell'attentato avvenuto davanti alla casa del giornalista a Pomezia, quando ha parlato davanti alla gip a Rebibbia, confessando il suo ruolo. La dichiarazione sarebbe arrivata dopo aver ascoltato un'intercettazione. Gli inquirenti avrebbero chiesto a Lavitola se Ranucci fosse consapevole del suo piano guidato, stando alle sue parole, dalla volontà che gli fosse aumentata la scorta. A riportare la risposta di Lavitola sarebbe stato il suo avvocato, Sergio Cola, dopo un primo "no comment". La Procura, invece, avrebbe smentito in modo categorico che sia stata pronunciata quella frase nel corso dell’interrogatorio. Ciò che viene sottolineato da chi indaga, invece, è che Ranucci è parte offesa.

"Ranucci aveva capito", l'ipotesi di Lavitola in interrogatorio

Sull'attentato stanno continuando ad indagare in maniera serrata gli inquirenti. Sul caso restano aperti ancora diversi interrogativi: dalla conferma del movente espresso da Lavitola secondo il quale avrebbe organizzato l'attentato per far aumentare la scorta di Ranucci e non, come invece sembra sostenere chi indaga, al fine di far aumentare la popolarità del giornalista ed avviarlo verso la carriera politica alla possibilità che possa aver organizzato l'attentato insieme a una terza persona. Ancora da comprendere, invece, se Ranucci avesse compreso o meno il piano. Dopo un primo "no comment" dell'avvocato Cola, sarebbe arrivato il retroscena, riportato oggi da il Corriere della Sera. 

Ranucci ascoltato a settembre come persona informata sui fatti

Alle intercettazioni riportate nelle carte dell'ordinanza di custodia cautelare e all'interrogatorio a Lavitola, si aggiungono ulteriori elementi sul caso. I primi arriveranno presto dall'esame dei dispositivi elettronici sequestrati a Lavitola, fra cui cellulari, pc e hard disk. Soltanto in seguito, nel mese di settembre, sarà convocato anche Ranucci in quanto persona informata sui fatti. Da chiarire, invece, perché l'avvocato abbia riportato quella frase o se si sia soltanto trattato di una svista, magari riportando ciò che si sono detti i due in un loro colloquio, prima di parlare al gip. A questo punto sarebbe opportuno, se questa fosse realmente l'impressione di Lavitola, comprendere in quel occasione abbia iniziato ad accorgersi che il giornalista di Report potesse aver intuito qualcosa, se prima o dopo l'attentato.

Messaggi, intercettazioni e chiamate: cosa si sono detti Lavitola e Ranucci

Non è escluso che, chiamato a rispondere come persona informata sui fatti una seconda volta, dopo essere già intervenuto in Procura subito dopo l'attentato come da prassi in questi casi, Ranucci sia chiamato a fare chiarezza anche sui messaggi e le chiamate intercorse fra lui e Lavitola. Fra queste anche quella avvenuta nella notte del 5 luglio scorso, dopo la perquisizione: i due hanno parlato utilizzando un'app che impedisce a terze persone di ascoltare la telefonata. Una parte delle due ore di chiamata, però, è stata registrata come intercettazione ambientale: Lavitola, infatti, avrebbe utilizzato il vivavoce in automobile dando modo di apprendere quanto si sono detti i due, almeno fino a quando non è sceso dalla macchina.

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