Valter Lavitola sull’attentato a Ranucci: “Un atto di amicizia? Saremmo stati due idioti”

Parla Valter Lavitola, indagato come mandate dell'attentato dello scorso ottobre a Sigfrido Ranucci. "Un attentato come atto di amicizia per per promuoverlo come possibile candidato futuro del campo largo? Faccio presente che l'attentato è stato fatto a ottobre e il sondaggio è stato fatto a giugno, quindi sarei stato proprio un imbecille oppure ho sbagliato il calendario", è la risposta di Lavitola sul tema. "E peggio ancora se l'avessimo organizzato io e lui assieme: saremmo stati due deficienti, non solo uno", sottolinea poco dopo.
Secondo quanto emerso nelle ultime ore dalle indagini degli inquirenti, l'imprenditore Valter Lavitola, imprenditore amico di Ranucci e indagato per l'attentato realizzato davanti al cancello della villetta del conduttore di Report a Pomezia lo scorso ottobre, si sarebbe preparato a partire verso l'Africa, dopo aver già acquistato un biglietto aereo. In Camerun attualmente si troverebbe il suo factotum, indagato per essere il collegamento fra lo stesso Lavitola e i quattro presunti autori materiali dell'attentato, già arrestati.
Le parole di Lavitola: "Attentato per amicizia? Saremmo stati due imbecilli"
Da dove nasce, allora, l'ipotesi dei sondaggi e cosa c'entra Ranucci? "Nell'ambito di quelli che sono gli ambienti dell'internazionali democratici, socialisti, dove io ho militato tutta la vita e ho ancora diversi contatti, sono riuscito a vedere un sondaggio per potenziali e attuali leader della sinistra di tutta Europa. Tra questi c'era pure il nome di Sigfrido – spiega Lavitola intervistato da di Martino Villani nel corso dell'edizione delle ore 20 del Tg1 – Un giorno l'ho invitato a pranzo e glielo ho raccontato. Lui mi ha mandato a quel paese pensando quasi che scherzassi. Io ho insistito un po', anche per messaggio. La Procura sicuramente li avrà già letti tutti. Fine delle trasmissioni. Però gli ho detto che era un cafone. Che ti costa ammettere se è così, hai paura?, l'ho sfidato. E lui mi ha corretto quattro domande".
Lavitola è poi stato chiamato a rispondere, infine, sul factotum di lavitola che, come dichiarato più spesso dall'imprenditore, per lui è come un figlio. Alla domanda su dove si trovi adesso, se è davvero in Camerun come dichiarato dall'avvocato del suo pool difensivo a Fanpage.it, ha risposto: "Mi ha detot che sarebbe rientrato. A questo punto non so se sperare che torni davvero o meno. Ma sul caso fornirò tutti gli elementi necessari alla Procura".
Un biglietto aereo per volare in Africa: la perquisizione a casa del factotum
È di poche ore fa la notizia che riguarda la perquisizione all'interno della villa del factotum di Lavitola, in un comune del Napoletano. Nell'abitazione, però, c'era soltanto la compagna dell'uomo: lui, come già anticipato, secondo l'avvocato Arturo Cola, che insieme al collega Sergio Cola difende Lavitola, si troverebbe in Camerun. "Per Lavitola è come un figlio: attualmente si trova in Camerun, non per sfuggire alle indagini ma per curare degli interessi che Lavitola ha lì relativamente ai carbon credit".
A carico di Lavitola, indagato a piede libero, le ipotesi di reato sono quelle di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso in concorso.
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