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Attentato Sigfrido Ranucci

Attentato Ranucci, al vaglio materiale sequestrato a Lavitola: 3 telefoni, 7 manoscritti e 2 pen drive

I carabinieri stanno lavorando all’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati a Valter Lavitola, ritenuto il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci.
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Tre telefoni cellulari, due pen drive e sette manoscritti. È questo il materiale sequestrato a Valter Lavitola, indagato nell'inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati che lo ritiene il presunto mandante dell'attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre scorso davanti all'abitazione del giornalista a Pomezia. Lavitola, comparso ieri davanti al pubblico ministero, si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso dichiarazioni spontanee, respingendo le accuse e sostenendo di non avere la minima idea di quale possa essere il movente dell'attentato. Gli investigatori confidano che dall'analisi dei dispositivi elettronici e degli appunti sequestrati possano emergere elementi utili a far luce sull'inchiesta. Al momento, da quanto si apprende, non è prevista una nuova audizione di Sigfrido Ranucci come testimone.

L'avvocato di Ranucci: "Sigfrido due volte vittima"

"Ranucci è stato vittima di un grave attentato, che ha colpito lui, la sua famiglia, la trasmissione Report e i suoi giornalisti. E qualora si accertasse l'effettivo coinvolgimento di Valter Lavitola, Ranucci sarebbe una seconda volta vittima. Tale è la gravità di quanto sta emergendo in relazione ai fatti già noti e agli scenari ipotizzati e ipotizzabili che è doveroso per tutti attendere gli sviluppi, che ci si augura prossimi, degli importanti approfondimenti che la Procura di Roma e il Nucleo Investigativo dei Carabinieri stanno svolgendo", ha dichiarato l'avvocato Roberto De Vita, legale del conduttore di Report. "Alcune ricostruzioni giornalistiche e dichiarazioni politiche improvvide, oltre a superare l'assurdo e a rappresentare un ulteriore aggravamento di un quadro che merita in questo momento doverosa attesa, rischiano di essere solo strumentali ad una delegittimazione umana e professionale di Sigfrido Ranucci, di un'intera trasmissione e dei suoi giornalisti, che negli anni hanno rappresentato e sono tuttora, e fino a prova contraria, presidio di libera informazione e democrazia".

Perché Lavitola è sospettato

Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe proprio Valter Lavitola il mandante dell'attentato. I quattro arrestati la scorsa settimana, ritenuti gli esecutori materiali, avrebbero infatti avuto contatti con Clesio Tavares, collaboratore e uomo di fiducia dell'imprenditore. Sarebbe stato proprio Tavares, secondo gli inquirenti, a commissionare l'attentato al gruppo campano. Non solo: circa un mese prima dell'esplosione avrebbe effettuato insieme a Lavitola un sopralluogo nei pressi dell'abitazione di Ranucci per verificarne la fattibilità. Subito dopo l'attentato, inoltre, Lavitola si sarebbe premurato di far partire Tavares per il Camerun, dove si troverebbe ancora oggi.

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