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Gianmarco Pozzi morto a Ponza, riaperte le indagini. Il sollievo del padre: “Non me l’aspettavo”

“Se dai nuovi accertamenti dovesse emergere la volontà di disabilitare il telefono, potremmo trovarci davanti a una frode processuale”, l’avvocato Gallo a Fanpage.it sull’archiviazione e le nuove indagini sul caso Pozzi.
Gianmarco Pozzi.
Gianmarco Pozzi.

Oggi, a poco meno di una settimana dall'udienza in cui si è discussa l'archiviazione sulla morte di Gianmarco Pozzi, è arrivata la notizia: il caso non sarà archiviato. Al contrario, la giudice per le indagini preliminari Alessandra Casinelli del Tribunale di Cassino ha deciso di imporre nuovi accertamenti al pubblico ministero per riaprire le indagini e cercare di ricostruire cosa abbia causato i problemi in merito al telefonino.

"Siamo molto contenti: è stato un atto di coraggio del giudice che noi ringraziamo. Proprio ieri pensavamo che ci avesse dato una una risposta negativa sull'archiviazione dell'omicidio. Oggi invece è arrivata il rigetto dell'archiviazione e la richiesta di nuovi accertamenti sul telefonino, l'elemento dal quale si può ritrovare e scoprire la verità – spiega a Fanpage.it l'avvocato Fabrizio Gallo che assiste la famiglia di Gianmarco Pozzi, morto a 28 anni sull'isola di Ponza il 5 agosto 2026 mentre lavorava come buttafuori durante la stagione estiva.

"Da parte nostra siamo disponibili ad aiutare la procura nello svolgere queste indagini perché oltretutto forniremo quali sono le indicazioni e dettagli che riguardano il telefonino di Gianmarco – continua a spiegare l'avvocato Gallo – Ognuno deve assumersi le proprie responsabilità in questa vicenda, che sembra quasi avvicinarsi a un caso di Garlasco, con errori, orrori investigativi. Bisogna capire quanto siano volontari e quanto siano colposi, eseguiti per sciatteria. È questo che fa la differenza".

Soltanto qualche giorno prima dell'udienza di archiviazione il legale aveva parlato di alcune anomalie sul telefonino del ragazzo. "Una telefonata verso l'amico è partita dal dispositivo prima di Gianmarco un minuto e mezzo dopo il decesso. Ma se lui era già morto, chi ha effettuato la chiamata?", si chiedeva, aggiungendo il malcontento per gli esami mancati all'interno del dispositivo stesso, disabilitato dal consulente del pubblico ministero.

Il papà: "Non ce lo aspettavamo, è uno spiraglio di luce"

"Siamo rimasti col fiato sospeso. Quando abbiamo saputo la decisione del giudice, siamo scoppiati a piangere – sono state le parole a Fanpage.it di Paolo Pozzi, padre di Gimmy, non appena appreso del respingimento della richiesta di archiviazione – Temevamo potessero chiudere il caso. Invece c'è questo spiraglio rimasto aperto che potrebbe condurci all'assassinio di Gianmarco".

Paolo Pozzi, l'avvocato Fabrizio Gallo e la deputata Stefani Ascari.
Paolo Pozzi, l'avvocato Fabrizio Gallo e la deputata Stefani Ascari.

Il telefono disabilitato: "Anomalia che non sarebbe dovuta succedere"

Un telefonino disabilitato che non permette in alcun modo di conoscere ciò che nasconde: questo è quanto accaduto al dispositivo di Gianmarco Pozzi. A lavorare al telefono era stato chiamato un noto consulente. Nella sua relazione aveva dichiarato di aver svolto la sostituzione dello schermo del telefonino, rotto dopo la caduta "da un'altezza presunta di circa tre metri", e di averlo reso nuovamente funzionante. Il dispositivo, però, "risultava protetto da un codice numero a sei cifre non noto ai familiari dell'utilizzatore" e, così, il consulente avrebbe deciso di "tentare una serie di codici di sblocco selezionati in base al fatto di essere statisticamente molto utilizzati e/o perché, interpretati come data, potevano riferirsi ad eventi rilevanti della vita dell'utilizzatore come la propria data da nascita, le date in cui ha vinto due importanti titoli sportivi eccetera". A quel punto, però, il telefono è stato disabilito dopo l'ultimo tentativo permesso.

"Prima ancora di discutere sull'archiviazione, noi avevamo fatto una denuncia contro il consulente telefonico: disabilitando il telefono, lo ha distrutto", spiega l'avvocato Gallo appresa la decisione della giudice sul caso dopo il respingimento della richiesta di archiviazione.

Cosa non torna sugli accertamenti nel telefonino di Gianmarco Pozzi

Secondo quanto precisa, ci sarebbero diverse cose che non tornano.  "Una volta trovato lo schermo rotto è stato necessario mandare il telefono in assistenza. Il consulente nella sua relazione ha spiegato che  il telefono si è distrutto davanti e dietro, essendo caduto con Gianmarco. Ma non è così: questa versione entra in contrasto con il verbale di sequestro redatto dai carabinieri che hanno ritrovato il telefono: dicono che si trovava tranquillamente sano, a 9 metri circa di distanza circa dall'intercapedine, nel campo antistante. In che modo si è distrutto allora?", si chiede l'avvocato Gallo.

"Da chiarire anche come sia stato possibile disabilitare il telefonino. Dopo il consulente che ha redatto questa relazione, ne è stato nominato uno nuovo che ha dichiarato che quella svolta dal predecessore è un'operazione che non si fa: non si può disabilitare un telefono perché la disabilitazione è un processo irreversibile – ricorda l'avvocato Gallo – Se il telefonino stesso aveva mandato delle comunicazioni prima sulla possibilità che al tentativo successivo sarebbe stato disabilitato, noi lo dobbiamo sapere".

Gli accertamenti disposti dalla giudice del Tribunale di Cassino

È proprio sul telefonino che sono stati disposti gli accertamenti da svolgersi nei prossimi novanta giorni. Fra le attività da svolgere sul caso c'è , per prima cosa,"verificare quali fossero le condizioni del telefono cellulare al momento della consegna al consulente, con particolare riferimento all’integrità del display", anche ascoltando gli operanti di polizia giudiziaria intervenuti nell’immediatezza del fatto e dei Carabinieri della Stazione di Ponza che hanno ritrovato il telefonino.

Da chiarire, inoltre, tramite documentazione e spiegazioni da parte di persone informate sui fatti, "eventuali interventi effettuati sul telefono (in particolare, tentativi di chiamata o di accesso mediante codici numerici)" prima della consegna dello stesso al consulente e, infine, accertare "eventualmente mediante un’integrazione di consulenza tecnica", se il sistema telefono cellulare, dopo aver tentato di inserire il codice di sblocco, "dia avviso all’utilizzatore in ordine all’imminente esaurimento del numero massimo di tentativi consentiti prima che intervenga la disabilitazione del dispositivo".

Cosa si rischia con le nuove indagini

"L'accertamento principale, oltre alla falsità dell'atto, riguarda l'eventuale volontà del consulente di arrivare a bloccare il telefono, che ha sempre sostenuto di essere arrivato a bloccare il telefono incautamente. Qualora il telefono avesse previsto un avviso prima del termine dei tentativi, però, questa tesi sarebbe più difficile da sostenere – spiega l'avvocato – Se questa possibilità dovesse avverarsi, si tratterebbe di una frode processuale. Il consulente avrebbe deciso volontariamente di nascondere delle prove? Io credo piuttosto che gli sia stato ordinato di farlo. A questo punto, qualora dicesse la verità, avremmo scoperto di chi si tratta".

Come ribadito dall'avvocato Gallo, da parte della difesa resta la massima disponibilità ad aiutare la procura nello svolgere queste indagini: forniremo quali sono le indicazioni e dettagli che riguardano il telefonino di Gianmarco e chiederemo anche di ascoltare l'ex comandante della compagnia di Latina – spiega l'avvocato – è stato proprio lui a riferirci di aver chiesto di avere il telefonino per poterlo aprire senza alcun problema, ma di aver risposto dalla Procura soltanto risposte negative".

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