Attentato Sigfrido Ranucci

Arrestato Lavitola ritenuto mandante dell’attentato, a Ranucci diceva: “Ogni attacco serve a farti crescere”

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Gomes, Ranucci e Lavitola alla presentazione del libro di Ranucci.
Trasferito in carcere Valter Lavitola ritenuto dagli inquirenti il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci con cui, secondo la gip, avrebbe voluto accrescere la popolarità e un possibile consenso elettorale del giornalista.

"Ogni attacco che ti fanno serve a farti crescere ulteriormente. Cerca di cogliere, altrimenti rischi la salute". Questo diceva Valter Lavitola al conduttore di Report quando quest'ultimo gli manifestava la stanchezza a seguito dei tanti attacchi rivolti verso il suo lavoro di giornalista e il suo programma. "Vogliono farti fuori dalla Rai? Faresti bingo! E fra due anni premier", aggiungeva riferendosi alle elezioni 2027.

Anche queste parole hanno contribuito a convincere la gip che ha disposto il trasferimento di Lavitola in carcere sul movente dell'attentato a Sigfrido Ranucci. Valter Lavitola lo avrebbe organizzato con il fine di "fare del bene" all'amico, che giudicava essere uno dei pochi papabili leader nel nostro Paese. Secondo la gip, Lavitola avrebbe organizzato l'attentato per aumentare la popolarità di Ranucci che, entro il prossimo anno, in tempo per le elezioni politiche, si sarebbe convertita in consensi elettorali.

Arrestato anche il factotum Clesio Gomez Tavares, ritenuto l'intermediario fra Lavitola e il gruppo che ha eseguito l'attentato: irreperibile, da mesi si trova in Camerun e ha già fatto sapere che non è intenzionato a rientrare in Italia. A entrambi viene contestato il reato di strage in concorso, con l’aggravante delle modalità mafiose.

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Sigfrido Ranucci e Gomes Clesio Tavares.

Arrestato Valter Lavitola: è stato trasferito in carcere

A poco più di un mese da quando è stata resa nota l'iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola considerato dagli inquirenti il mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci, avvenuto lo scorso ottobre davanti alla villetta di Pomezia, è avvenuto l'arresto. Lavitola è stato trasferito in carcere poiché, stando a quanto riportato dalla gip, sarebbe emerso "un concreto e attuale rischio di interferenza con le fonti di prova e di inquinamento delle stesse", come appreso dai documenti da Fanpage.it.

I contatti di Lavitola, infatti, non si fermano soltanto all'Africa: dalle carte emergono contatti con una donna a cui si appellava chiamandola "meu amor" e con cui parlava fluentemente in portoghese e viaggia nel mondo, fra cui in Argentina.

Lavitola era stato fermato lo scorso 6 luglio, mentre era in procinto di partire per l'Africa. Stava mettendo nel bagagliaio le valigie quando sono arrivati i militari della Guardia di Finanza a fermarlo per svolgere un sopralluogo nella sua abitazione. "Mi devono arrestare per forza, non capisco perché non l'abbiano ancora fatto", si chiedeva a più riprese.

Oltre a Lavitola, il documento di ordinanza di applicazione di misura cautelare personale riguarda anche il suo factotum, Clesio Tavares Gomez il quale, però, è riuscito a partire prima di risultare fra gli indagati e ad arrivare in Camerun dove si trova tuttora. Sarebbe stato proprio quest'ultimo a mettere in contatto Lavitola con gli esecutori materiali dell'attentato, già arrestati a inizio luglio.

La gip: "Con l'attentato Lavitola voleva accelerare i progressi politici di Ranucci"

Come scrive la gip di Roma, infatti, l'attentato "è stato commissionato da Lavitola esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i suoi progetti in ambito politico". È quanto si legge nelle carte dell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto di Valter Lavitola come mandante dell'attentato dinamitardo avvenuto ai danni della villetta e delle auto di Ranucci.

Lavitola con l'attentato avrebbe voluto "favorire l'ascesa politica del giornalista Ranucci ed evidentemente assicurarsi per sé un ruolo di primo piano nel nuovo scenario politico ipotizzato". A suo avviso l'attentato sarebbe dovuto apparire come "un atto intimidatorio o ritorsivo, comunque un avvertimento rivolto al giornalista Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste, ma mai per porre in effettivo pericolo l'incolumità del giornalista".

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L'attentato a casa di Ranucci.

Il movente dell'attentato: "Favorire l'ascesa di Ranucci come leader politico"

Secondo Lavitola, evidentemente, come riportato dalla gip, l'attentato sarebbe servito per aumentare i consensi da parte dell'opinione pubblica verso Ranucci. "Il ragionamento è chiaro: per la futura candidatura tutto ciò che fa apparire il Ranucci vittima di un sistema che contrasta inchieste giornalistiche scomode, lo rende paladino della libera stampa e suscita nell'opinione pubblica un profondo sentimento di condivisione e solidarietà, facilmente traducibile in consenso elettorale", si legge nelle carte.

La possibilità che situazioni del genere possa costituire un "formidabile strumento di accrescimento del consenso elettorale" rappresentano un pensiero di Lavitola anche mesi prima dell'attentato. Se non anni. Già nel 2024, infatti, dopo una tappa del tour promozionale per il libro di Ranucci (foto in apertura di articolo, ndr) commentava la grande partecipazione paragonando il periodo di presentazioni a "un test di campagna elettorale come si fanno negli Stati Uniti".

Per la gip Lavitola ha ideato l'attentato, ma non voleva fargli del male

Fra le carte del caso, inoltre, per la gip è certo che "l'azione delittuosa era stata ideata da Lavitola" che ha approfittato del fatto di conoscere l'amico per organizzare il colpo. Lavitola e Ranucci, infatti, sono amici e si conoscono da tanti anni. Allo stesso modo, Ranucci conosceva anche il suo factotum Gomes. "Un giorno me lo presti", diceva a Lavitola scherzando nel 2022. Due anni dopo sarebbero stati immortalati in una foto durante il suo tour del libro, come mostra l'immagine in apertura di articolo.

Lavitola era molto affezionato a Ranucci, tanto che nelle carte del caso viene sottolineato come lo scopo di Lavitola "non fosse quello di mettere in pericolo la incolumità del giornalista" ma di "indurre la vittima a ritenere che si trattasse di un atto intimidatorio di stampo mafioso per poter suscitare indignazione nell'opinione pubblica e accrescere la popolarità del giornalista", si legge ancora.

"Un attentato come atto di amicizia per per promuoverlo come possibile candidato futuro del campo largo? Saremmo stati due idioti", sono state le parole di Lavitola nelle scorse settimane a chiunque ipotizzava una possibilità di questo genere. Dall'altra parte, però, Ranucci viene presentato dalla gip come una vittima manipolata da Lavitola. Ranucci, come ribadito a più riprese da lui stesso, non era a conoscenza dei fatti.

"Mentre per l'autorità giudiziaria è evidente come Ranucci sia la vittima – ha fatto sapere oggi l'avvocato di Ranucci, Roberto De Vita non appena appresa la notizia dell'arresto di Lavitolva – Per alcuni giornalisti ed esponenti politici lo stesso attentato viene trasformato nel pretesto per regolare i conti con Report e con i suoi giornalisti in una strategia parossistica volta a delegittimare il giornalismo di inchiesta".

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