Attentato a Sigfrido Ranucci, indagato l’imprenditore Valter Lavitola: è il presunto mandante

Valter Lavitola è indagato come presunto mandante dell'attentato a Sigfrido Ranucci avvenuto il 16 ottobre del 2025 davanti al cancello della sua abitazione a Pomezia, in provincia di Roma. Insieme a lui è indagata un'altra persona, della quale al momento non è stata resa nota l'identità. Le ipotesi di reato contestate sono in concorso la detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dal metodo mafioso. Reati in concorso con le quattro persone già arrestate perché presunte autrici materiali dell'azione dinamitarda.
L'imprenditore ed ex giornalista-editore è stato perquisito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati su mandato dei pubblici ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia. Per la Procura l'attentato a Ranucci è un’azione coordinata, strutturata e con modalità di tipo mafioso. Il movente da quanto si apprende è ancora in corso d'indagine, ma presumibilmente da ricondurre all'attività giornalistica del conduttore di Report. Al momento Lavitola non ha misure cautelari.
Perquisito Valter Lavitola, acquisiti telefonino e pc
I carabinieri hanno perquisito Lavitola e hanno acquisito il telefonino e il pc. I dispositivi elettronici in suo possesso verranno passati al vaglio alla ricerca di informazioni, che aiutino gli inquirenti a ricostruire le responsabilità a carico dell'indagato.
Arrestate quattro persone presunte autrici materiali dell'attentato
Martedì scorso i carabinieri hanno arrestato quattro persone su indicazione della giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma Iole Moricca. Il procuratore Francesco Lo Voi e i pubblici ministeri Carlo Villani ed Edoardo De Santi ritengono che siano i presunti autori dell'attentato. I nomi sono Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippi, tutti originari dell'Avellinese e del Nolano. I tre uomini sono finiti in carcere, mentre la donna è ai domiciliari.
C'è anche un quinto indagato che, essendo minorenne all’epoca dei fatti, non ha ricevuto alcuna misura cautelare. Sono accusati di aver pianificato, preparato e messo in atto l’esplosione dell’ordigno contenente "gelatina da cava", un esplosivo industriale fuori commercio, posizionato davanti all’abitazione del conduttore televisivo. Ranucci ha commentato così la notizia degli arresti: "Lo spessore di questo gruppo criminale è inquietante: volevano fare la storia con questo attentato". Nell’attentato è stata fatta esplodere l'auto del conduttore, parcheggiata sotto il palazzo di Campo Ascolano.