Ranucci: “Spessore del gruppo criminale inquietante: dopo il mio attentato hanno continuato a mettere bombe”

"Lo spessore di questo gruppo criminale, anche se si tratta di manovalanza, è abbastanza inquietante: dalle intercettazioni è emerso che volevano fare la storia con questo attentato, con l'idea di mettere talmente tanto esplosivo da far cadere addirittura un palazzo". Lo ha dichiarato il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, commentando gli arresti della banda accusata di aver piazzato dell'esplosivo davanti la sua abitazione di Pomezia lo scorso 16 ottobre. "Hanno continuato a mettere bombe anche dopo quella messa sotto la mia abitazione, addirittura uno si vantava di aver gambizzato una persona".
"Ringrazio di cuore il Nucleo di Carabinieri di via In Selci e di Frascati, coordinati da un magistrato tenace come Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini almeno per quello che riguardava la parte degli esecutori prima di spostarsi alla procura di Velletri, e di questo gli sono grato. Ringrazio anche le forze di polizia, che in questi anni, e questi mesi soprattutto, con forti tensioni sono riusciti a garantire la mia tutela. Spero che questo sia un primo passo per arrivare a tutti i livelli dietro questo attentato, e capire chi ha cercato di limitare la libertà di stampa. Ma come ha detto anche Milena Gabanelli, la passione non la fermi con le bombe".
Dopo gli arresti, si cercando i mandanti
Antonio Passariello, Saverio Mutone, Pellegrino D'Avino e Marika De Filippis: questi sono i nomi dei quattro arrestati per l'attentato al giornalista. Sono loro ad aver effettuato i sopralluoghi, reperito l'esplosivo – gelatina da cava ad alto potenziale – ed eseguito materialmente l'attentato, piazzando le bombe davanti all'abitazione di Ranucci. Non si sarebbe però trattato di una loro iniziativa: D'Avino teneva infatti i contatti con i mandanti, persone ancora senza un nome che hanno agito con estrema cautela per evitare di essere identificate. Nessuno degli arrestati li ha mai incontrati direttamente, parlando e vedendo sempre e solo i loro intermediari, in modo da proteggere chi voleva davvero intimidire Ranucci e impedirne l'identificazione. Subito dopo l'attentato si vantavano in giro di ciò che avevano fatto: addirittura invitavano loro conoscenti a cercare notizie della bomba su Google per dire che erano stati loro. La spacconeria però, è finita quando hanno capito che i carabinieri stavano arrivando direttamente a loro.
L'email del boss che ha venduto gli ex amici: "Regalo di Pasqua"
Dalle carte dell'ordinanza emerge inoltre un dettaglio non secondario: a fornire informazioni agli inquirenti, attraverso una mail anonima il cui autore sarebbe stato individuato poco dopo, è stato un uomo vicino allo stesso ambiente criminale frequentato da Passariello. Nella mail, inviata con l'oggetto "Regalo di Pasqua", raccontava che nella zona di Avella c'era una persona che si vantava dell'attentato a Ranucci e che, in seguito, si è rivelata essere proprio uno degli arrestati. L'uomo apparteneva allo stesso contesto legato allo spaccio di droga e, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, non avrebbe affatto gradito quanto fatto dal gruppo. Un attentato del genere, infatti, avrebbe inevitabilmente attirato l'attenzione delle forze dell'ordine e rischiato di compromettere gli affari legati al traffico di droga, portando troppi riflettori su Avella e sulle attività del gruppo.